Il PD di fronte al fallimento della destra: l'urgenza di un rinnovamento

Opinioni - In un'analisi critica della situazione politica ed economica, Ermisio Mazzocchi sottolinea le difficoltà del Paese e l'incapacità della destra di affrontarle. L'appello è al PD e alle forze progressiste affinché si rinnovino, creino alleanze strategiche con il ceto medio e si riavvicinino ai cittadini per costruire un'alternativa di governo credibile e forte

Il PD di fronte al fallimento della destra: l'urgenza di un rinnovamento
di Redazione - Pubblicato: 30-08-2025 09:23 - Tempo di lettura 4 minuti

di Ermisio Mazzocchi*

Il popolo italiano, già in uno stato di grave sofferenza, dovrà fronteggiare nei prossimi mesi la più pesante e complessa crisi economica e sociale degli ultimi tempi. A essere colpiti, nell’era della globalizzazione e delle veloci trasformazioni tecnologiche, non sono solo i più deboli, i poveri, i precari, ma anche coloro che si trovano in condizioni più agiate, ossia quel ceto medio produttivo che rischia di perdere il suo standard di vita e la sua posizione sociale.

Nel 2025/26 gli organici scolastici si riduranno di 3.800 posti; nel primo trimestre dell’anno si sono avuti 300mila lavoratori in cassa integrazione, in maggioranza concentrati nel comparto industria e ognuno di essi ha perso in media 2.967 euro; i salari sono calati dell’8%; la produttività industriale, già diminuita del 2,5% nel 2023 è tuttora stagnagnante; i lavoratori in nero sono circa 3 milioni che rappresentano il 12,5% del totale degli occupati regolari.

Solo pochi accenni per evidenziare un panorama inquietante, una situazione che ci pone di fronte a delle incognite, a questioni difficili e complesse che la Destra non è stata e non è in grado di affrontare. Essa ha fallito nel suo tentativo di governare questa nazione per le sue politiche populiste e antidemocratiche e per l’incompetenza, l’inadeguatezza e l’incapacità della sua compagine governativa.

Tocca ora alla Sinistra prendere delle iniziative per risolvere nel più breve tempo possibile i tanti problemi che attanagliano l’Italia. In questa missione di risanamento è al Pd che spetta il ruolo di protagonista. Prima di tutto il partito dovrà dare più visibilità e vigore alle sue iniziative e proporsi come una forza in grado di far fronte alle necessità del Paese.

Nel contempo consolidare la sua presenza con una maggiore consistenza di iscritti, in modo da recuperare quella moltitudine di partecipanti alle primarie che hanno eletto la Schlein, ma che si sottrae all’iscrizione per una diffidenza nei confronti dei gruppi dirigenti.

Dobbiamo ammettere con rammarico che quel rinnovamento radicale del partito promesso dalla segretaria nazionale non è avvenuto. Sta di fatto che il Partito Democratico in molte realtà locali è chiuso, tutto preso a definire equilibri di potere interni, e a predisporre lotte per il tesseramento, così che in alcuni casi si arriva al commissariamento delle Federazioni come a Caserta, Frosinone, Pisa.  

Esso viene sentito estraneo, talvolta indifferente di fronte ai tanti problemi delle persone, lontano da quelle che sono le loro reali esigenze, tra le quali, prioritarie, il reddito, il salario, i diritti e le tutele costituzionali.

Sul territorio non c’è il partito di Elly Schlein. La sua rinascita, tuttavia, è possibile se ci siano prospettive e soluzioni, programmi che rispondano alle richieste dei cittadini, se si disponga di mezzi adeguati a realizzarli, di una cultura aperta a una analisi storica che tenga conto delle grandi trasformazioni degli ultimi decenni in ambito sociale, economico e tecnologico, se tutte le forze democratiche facciano fronte comune e siano unite per combattere la Destra e dare un nuovo governo al Paese.

Nel loro insieme i partiti della sinistra, se si esclude il PD, che raggiunge circa il 21%, si attestano su una percentuale del 3/4 per cento. Appare evidente che la sinistra, contando soltanto su tali alleanze, potrà arrivare tutt’al più al 30/32% dei consensi elettorali.

Se si considera che nelle ultime elezioni non si è avuto neppure questo risultato (l’alleanza PD, Verdi e Sinistra, +Europa, Impegno civico ha ottenuto il 26%, mentre la coalizione dei partiti di centrodestra ha raggiunto circa il 44%), non si può ignorare che il lavoro da farsi è assai difficile. Che occorra operare un’azione di coinvolgimento più efficace affinché si crei un’ampia aggregazione delle forze dell’area democratica e si definisca una politica che riscuota fiducia e consensi e attragga parte di quel circa 40% di astensioni.

A questo punto si presenta un problema centrale per la sinistra. Non è pensabile una vittoria elettorale se la forza più rappresentativa della sinistra, il PD, non istituirà un efficace rapporto di fiducia e di credibilità con i ceti medi produttivi comprendendone i bisogni reali, se non si costruiranno alleanze con i diversi segmenti che compongono la società e se non si individueranno i punti di convergenza comuni.

Il Partito Democratico dovrebbe rivolgersi ai 9.628.133 operai del setore privato, a 1.880.000 dipendenti nella sanità, a  1.600.000  addetti al settore dell’istruzione, ai 3.000.000 che operano nel commercio,  a tutti  quelli che fanno parte di quel ceto medio, qui non del tutto rappresentato, su cui grava dal 2024 una pressione fiscale del 47,1%, e che è interessato ad avere delle risposte, una rassicurazione per le preoccupazioni causate dalla instabilità, dall’incertezza, dal pericolo di perdere il lavoro e di peggiorare le proprie condizioni di vita in seguito al declassamento sociale.

Tutti costoro il PD dovrebbe coinvolgere offrendo delle proposte per costruire insieme un progetto idoneo a rispondere alle loro esigenze e contemporaneamente per portare a sintesi gli interessi di tutto il popolo. Sarà in grado il PD, il suo attuale gruppo dirigente, di produrre questa alleanza strategica?  Potrà con questa   sconfiggere la Destra? Sarà capace di stabilire convergenze per presentare un affidabile fronte progressista che apra una fase del tutto nuova per il rinnovamento dell’intera nazione?

Al momento non sembrerebbe, tanto più che non c’è stata sino a oggi una decisa azione finalizzata a realizzare percorsi con ben precisi obiettivi. Il suo intervento, infatti, lungi dal tradursi nella formulazione di un organico e unitario programma, si è limitato a tentativi di accordi e di intese partitiche.

Certamente possono aiutare quegli accordi che si realizzano per le elezioni comunali e regionali, ma essi non sono sufficienti. È necessario, invece, produrre delle solide alleanze senza le quali non può esserci un’alternativa al governo della Destra. Il PD, e con esso tutta la sinistra, dimostra una certa prigrizia intellettuale quando si devono affrontare questioni centrali. Quando si pone l’obbligo di qualificare la sua politica rivolta a quelle categorie sociali con cui è fondamentale stringere le alleanze.

Esso deve comprendere che bisogna assolutamente spezzare quel legame che alcune parti del ceto medio hanno con la Destra, attrarle e coinvolgerle. È essenziale costruire relazioni umane, ascoltare le persone e farsi carico dei loro problemi, organizzare battaglie perché siano tutelati nei loro diritti, garantire la propria presenza sui luoghi di lavoro allorché sia doveroso sostenere i lavoratori nelle loro rivendicazioni.

Dare rappresentanza e voce al mondo dei lavori è indispensabile per sconfiggere le sirene del populismo e per attuare una politica di governo. Ciò sarà possibile solo nel caso in cui si stabilirà una perfetta intesa con le parti più vive della società, se il PD sarà capace di sensibilizzarle e suscitare fiducia, se sarà in grado di creare un vasto movimento popolare.

Venire meno a questi impegni significherebbe per la sinistra e per lo stesso PD essere condannati a una sconfitta letale. Per non incorrere in tale pericolo bisogna agire con tempestività.   Spetta al Partito Democratico assumere la responsabilità di tale compito.

*L'autore ci ha concesso il suo scritto, pubblicato sulla rivista UnoeTre.it





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