Frosinone tra le province più tassate d’Italia: quasi il 53% del reddito finisce al fisco

Cronaca - La CNA lancia l’allarme: “Gli imprenditori ciociari lavorano fino all’11 luglio solo per pagare le tasse”. Esclusione dalla ZES unica aggrava lo svantaggio competitivo del territorio, ma arriva un segnale di speranza dall’impegno della ministra Casellati e dal sostegno del senatore Fazzone per estendere i benefici anche al Basso Lazio

Frosinone tra le province più tassate d’Italia: quasi il 53% del reddito finisce al fisco
di Redazione - Pubblicato: 07-10-2025 12:44 - Tempo di lettura 2 minuti

Il peso del fisco sulle spalle degli imprenditori della provincia di Frosinone si conferma tra i più gravosi d’Italia. L’ultima edizione dell’Osservatorio CNA “Comune che vai, fisco che trovi”, presentata a Roma, restituisce una fotografia preoccupante: la Ciociaria emerge ancora una volta per un carico tributario eccessivo, che frena la competitività del tessuto produttivo locale.

A livello nazionale si registra un leggero calo della tassazione sulle imprese personali, passata dal 52,8% al 52,3% nel 2024, ma i divari territoriali restano profondi. Bolzano guida la classifica dei 114 capoluoghi di provincia con una tassazione al 48,3%, mentre Agrigento chiude la graduatoria con un pesantissimo 57,4%. Frosinone si colloca al 75° posto, con una pressione fiscale che sfiora il 53%, confermandosi dunque tra le province più penalizzate d’Italia.

Secondo i dati dell’Osservatorio, un’impresa tipo della provincia – un laboratorio artigiano di 350 mq e un negozio di 175 mq, con ricavi per 431 mila euro e un reddito di 50 mila – vede il 52,7% del proprio reddito assorbito da imposte e contributi. In pratica, l’imprenditore ciociaro lavora 193 giorni l’anno solo per “pagare le tasse”, mentre appena 173 giorni restano per il reddito disponibile.

Il direttore della CNA Frosinone, Davide Rossi, evidenzia la criticità del dato: “Il vero indicatore della gravità della situazione è la data del Tax Free Day, cioè il giorno in cui l’imprenditore smette di lavorare per lo Stato. A Frosinone arriva solo l’11 luglio, due giorni dopo la media nazionale, fissata al 9 luglio. Prima di quella data – sottolinea Rossi – gli imprenditori non si possono dire liberi dal socio-Stato”.

Una situazione resa ancora più difficile dall’esclusione della provincia di Frosinone – e di Latina – dai benefici della Zona Economica Speciale (ZES). Un’assenza che rappresenta un evidente svantaggio competitivo rispetto ai territori confinanti, come la Campania, che godono delle agevolazioni fiscali e amministrative previste dal regime speciale.

“Il nostro tessuto produttivo paga lo scotto di una disparità che amplifica il peso già altissimo della pressione fiscale”, osservano dalla CNA.

Tuttavia, dal fronte istituzionale arriva un segnale di speranza. La ministra per le Riforme, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha telefonato al sindaco di Cassino, Enzo Salera, confermando il proprio impegno per l’inclusione del Basso Lazio nella ZES. La ministra ha ricordato il legame personale con la città – dove ha studiato e ricevuto la cittadinanza onoraria – affermando di sentirsi “in dovere di fare qualcosa per questo territorio”.

Casellati ha ribadito la piena intesa con il senatore Claudio Fazzone, coordinatore regionale di Forza Italia, che sta portando avanti un emendamento parlamentare per estendere i benefici della ZES anche alle province di Frosinone e Latina.

Dal canto suo, il sindaco Enzo Salera ha espresso disponibilità e piena collaborazione, annunciando la convocazione di una Consulta dei Sindaci per unire le forze istituzionali e sostenere con una sola voce la richiesta al Governo. L’incontro dovrebbe tenersi già nei prossimi giorni.

Un fronte comune, dunque, per dare respiro a un territorio che – come denuncia la CNA – continua a lavorare troppo per il fisco e troppo poco per sé stesso.





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