Economia - Questa mattina il convegno all'Unicas con il segretario nazionale della Fiom, Michele De Palma, che ha tuonato: "Stanno vendendo gli stabilimenti a pezzi, cos'altro devono fare per farcelo capire che a loro dell'Italia non gliene frega niente?". Il sito pedemontano rischia di scendere sotto i 2.000 dipendenti. La stoccata del leader sindacale ai sindaci, provincia e regione: "Iniziamo a marciare, gli assenti hanno sempre torto"
Un urlo d’accusa e un drammatico appello nazionale. Questo è stato l'intervento del Segretario Generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, che dall'Aula Magna dell'Università di Cassino ha lanciato un accorato appello ai vertici di Stellantis e al Governo, denunciando una vera e propria emergenza industriale che affligge il cuore produttivo della Ciociaria.
La situazione dello stabilimento di Piedimonte San Germano non è più sostenibile. De Palma ha sbattuto in faccia alla platea e alle istituzioni il dato agghiacciante: l'impianto è a un passo dallo scendere sotto la soglia critica dei 2.000 dipendenti! Un numero che simboleggia non solo una crisi occupazionale, ma il progressivo smantellamento di un’intera filiera e il tradimento di un territorio che ha costruito la sua identità sull'industria automobilistica. Per la Fiom, questa emorragia non è frutto del caso, ma il risultato di una "grande fuga dall'Italia" mascherata da riorganizzazione.
Lo ha detto in maniera ancora più esplicita il segretario provinciale Andrea Di Traglia che ha messi in evidenza il paradosso: "Produciamo auto che non possiamo permetterci di acquistare". E poi ha sottolineato la beffa del Governo: "Siamo in una Provincia in fondo a tutte le classifiche per inquinamento e qualità dell'aria eppure il Governo ci taglia fuori dagli incentivi".
Una standing ovation ha salutato l'intervento di una lavoratrice dello stabilimento Stellantis di Cassino che ha spiegato come, quest'anno, i giorni lavorati saranno meno di quelli con i cancelli chiusi. E ha tuonato "Puzziamo di cassa integrazione!".
De Zolt e Guidi hanno acceso i riflettori sulla vertenza Trasnova e Teknoservice e anche il sindaco Enzo Salera ha spiegato come sia importante fare squadra per salvaguardare l'indotto. Seppur con accenti diversi, anche il presidente di Unindustria Cassino Vittorio Celletti ha evidenziato alcune criticità del settore automotive.
"Il sindaco dice di marciare uniti, io dico iniziamo a marciare, intanto" ha poi deto Michele De Palma spiegando come gli assenti hanno sempre torto, in riferimento soprattutto alla vice presidente della regione Lazio, Angelilli. Il sindacato ha lamentatoa nche l'assenza dei tanti sindaci del cassinate
L'indignazione del leader nazionale della Fiom è culminata nel denunciare la strategia aziendale che, anziché investire, pare voler liquidare l'eredità industriale italiana. De Palma ha usato parole di fuoco per criticare la messa in vendita di siti storici, come avvenuto a Torino, sui portali immobiliari.
"Quando si arriva a vedere gli stabilimenti, i poli produttivi che hanno fatto la storia dell’auto italiana, finire in vendita sui portali immobiliari, viene da chiedersi: ‘Cos’altro devono fare per far capire che stanno smantellando il Paese?’" ha tuonato De Palma. Un interrogativo retorico, ma bruciante, che lega indissolubilmente la crisi di Cassino alla dismissione degli altri poli, svelando una visione aziendale miope che non è più tollerabile. La Fiom non accetta in alcun modo la logica di "dividere il paese e dividere i lavoratori" e pretende un piano industriale unitario che ponga fine all'agonia degli stabilimenti.
L'enfasi si è poi spostata sulla politica economica del Governo, con un giudizio lapidario sulla manovra finanziaria: una Legge di Bilancio “senza risorse” che, invece di fornire risposte, ha il solo risultato di "aumentare la precarietà". Non un euro per il rinnovo dei contratti, nessun taglio significativo alle tasse sul lavoro.
"Siamo di fronte a una Legge di Bilancio che è senza risorse, che aumenta la precarietà, che non mette le risorse necessarie per il rinnovo dei contratti, che non abbassa le tasse e che quindi in qualche modo non dà risposte," ha scandito De Palma.
La conclusione è un imperativo categorico: l'Italia non si salva da sola, ma solo se "il lavoro viene messo al centro di una prospettiva sociale e di sviluppo del paese". La Fiom non farà passi indietro e si batterà con ogni mezzo per lottare contro la precarietà, per alzare i salari e per garantire i rinnovi dei contratti.
Il futuro, ha concluso De Palma, si costruisce solo se si torna a investire con coraggio, a partire dal Mezzogiorno e riconoscendo l'Università, qui a Cassino, come un fondamentale "motore di sviluppo del paese". La battaglia è appena cominciata.
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