"No alle bombe al posto delle auto": il PRC alza le barricate contro l'ipotesi militare a Cassino

Economia - La Federazione provinciale risponde al sindaco di Piedimonte Gioacchino Ferdinandi sulla possibile riconversione dei capannoni in disuso dello stabilimento Stellantis: "Scenario fuori dalla realtà ed eticamente inaccettabile. La crisi non si risolve col riarmo, ma con la transizione ecologica"

"No alle bombe al posto delle auto": il PRC alza le barricate contro l'ipotesi militare a Cassino
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 26-11-2025 20:19 - Tempo di lettura 2 minuti

"Le auto non si vendono più? Allora facciamo le bombe". È con questa provocazione amara che il Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Frosinone interviene a gamba tesa nel dibattito sul futuro dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano.

La presa di posizione arriva in risposta diretta alle dichiarazioni del sindaco Gioacchino Ferdinandi, che nei giorni scorsi aveva confermato come l'ipotesi di destinare parte del sito alla produzione di veicoli militari (nell'ambito della joint venture Leonardo-Rheinmetall) stia trovando "conferme concrete" per salvare l'occupazione. (LEGGI QUI: Dalle auto ai mezzi per l'Esercito: ecco la svolta per salvare Stellantis e l'occupazione).

Un "minimo storico" che preoccupa Il punto di partenza è oggettivo: la produzione a Cassino Plant ha toccato il minimo storico nei primi nove mesi del 2025. Una crisi profonda, figlia di mancati investimenti e di una gestione che, secondo il PRC, ha impoverito i lavoratori con un massiccio uso della cassa integrazione. Tuttavia, per la sinistra radicale, la cura proposta – ovvero il passaggio all'industria bellica – è peggiore del male.

Rifondazione Comunista respinge senza appello l'idea che il Cassinate possa diventare un hub per la difesa, collegando questa vicenda ai rumors (già emersi ad aprile) su una possibile produzione di esplosivi nell'ex sito Winchester di Anagni. «Siamo preoccupati per l'insistenza di voci che periodicamente si ripresentano prospettando riconversioni militari sui siti industriali della nostra provincia – si legge nella nota della Segreteria provinciale –. Scenari del genere sono fuori dalla realtà e vanno respinti senza se e senza ma da tutti i cittadini».

La critica del PRC si muove su due binari: quello etico e quello economico. Sul piano etico, il partito invita a un «rifiuto di massa» contro la logica del riarmo indiscriminato spinto dalle élite politiche ed economiche in un «mondo fuori controllo». Sul piano industriale, invece, contestano la visione secondo cui l'unica alternativa alla morte dell'automotive sia la guerra. «La risposta alla lenta agonia di Stellantis non è la riconversione in armi – incalza il PRC – ma una seria politica industriale fatta di investimenti per la riconversione ecologica».

La nota si chiude con un messaggio diretto alla proprietà e alle istituzioni locali che vedono di buon occhio l'arrivo dei blindati di Leonardo: «Piani del genere hanno una totale mancanza di etica e nessuna ricaduta positiva a lungo termine. Se per Elkann produrre auto non è più una priorità – conclude la Segreteria – questo non è un buon motivo per iniziare a costruire bombe».





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