Qualità della Vita 2025, la Ciociaria sprofonda all’85° posto: è maglia nera nel Lazio

Politica - La nuova classifica certifica il crollo: tengono export e casa, ma ambiente e lavoro sono al collasso. Il sindaco di Cassino: "Per alzare i salari serve la ZES, non possiamo più aspettare". E sull'ambiente incalza Di Stefano: "A causa dell'inerzia dell'amministrazione provinciale sui rifiuti, oggi rischiamo seriamente di tornare al passato, con lo spettro della riapertura della discarica di Roccasecca"

Qualità della Vita 2025, la Ciociaria sprofonda all’85° posto: è maglia nera nel Lazio
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 02-12-2025 16:23 - Tempo di lettura 4 minuti

C’è un numero che pesa come un macigno sulla nuova classifica della Qualità della Vita 2025: ottantacinque. È la posizione in cui scivola la provincia di Frosinone, perdendo tre gradini rispetto all'anno precedente e confermandosi, purtroppo, l'ultima ruota del carro nel Lazio. Il verdetto è amaro, ma i numeri per spiegarlo sono chiarissimi: all’interno si nasconde una realtà schizofrenica, fatta di eccellenze industriali che convivono però con disagi sociali profondi.

Scorrendo le pagine del dossier, la prima sensazione è quella di trovarsi di fronte a un gigantesco paradosso economico. La Ciociaria, sulla carta, è una locomotiva: il trend di crescita del PIL pro capite proietta la provincia di Frosinone addirittura al quinto posto in Italia, e la quota di export è talmente alta da piazzarsi dodicesima a livello nazionale. I motori delle fabbriche, soprattutto quelle del farmaceutico girano e producono ricchezza. Eppure, questa ricchezza sembra però evaporare senza dare benefici al territorio. Basta guardare la voce "Ricchezza e consumi", dove la provincia precipita all'ultimo posto assoluto della classifica, il centosettesimo. Il reddito medio disponibile per abitante è tra i più bassi d'Italia, fermo al centoduesimo posto, e i depositi bancari languono. È la fotografia di un territorio che lavora per il mondo ma non riesce ad arricchire i suoi cittadini, ancora schiacciati dall'inflazione e da una capacità di spesa ridotta all'osso.

L'unica vera oasi di serenità in questo quadro economico a tinte fosche è rappresentata dal mercato immobiliare. Frosinone si conferma un luogo dove il diritto alla casa è ancora una realtà concreta e non un miraggio: la Ciociaria è sedicesima  in Italia per accessibilità, con poco più di sedici annualità di stipendio necessarie per acquistare un appartamento, un lusso che nelle grandi metropoli è ormai impensabile.

Ma se la casa c'è, il lavoro scricchiola. Il settore "Affari e lavoro" registra un crollo verticale, perdendo ben quarantatre posizioni. Nonostante i successi dell'export, il tessuto occupazionale è fragile: il ricorso alla Cassa Integrazione è massiccio, tanto da relegare la provincia al novantaquattresimo posto, segno che le fabbriche vivono fasi alterne di stop-and-go. A questo si aggiunge un ecosistema ostile per chi vuole fare impresa, con pochissime startup innovative e un alto tasso di fallimenti, e un divario di genere che vede la qualità della vita delle donne ferma al settantottesimo posto.

Spostando lo sguardo fuori dalle fabbriche e dentro le città della provincia, la situazione ambientale appare critica, quasi soffocante. La voce "Ambiente e servizi" vede la Ciociaria al centesimo posto, e il motivo è sotto gli occhi di tutti: il tasso di motorizzazione fa precipitare Frosinone al penultimo posto  in Italia, con ottantatré auto ogni cento abitanti. Un esercito di veicoli che intasa le strade e contribuisce a rendere l'aria insalubre, relegando la provincia  in fondo alla classifica per la qualità dell'ecosistema urbano.

È un ambiente che presenta un conto salatissimo anche in termini di salute. Il dato demografico più doloroso riguarda la mortalità per tumore, dove la provincia si piazza al novantaseiesimo posto. Un numero che fa il paio con la fuga costante dei residenti: il saldo migratorio è negativo e i giovani, pur essendo molto istruiti – Frosinone si piazza al dodicesimo posto per numero di diplomati – scelgono di fare le valigie. I  talenti che si formano nei paesi e nelle città della provincia poi vanno ad arricchire altri territori, lasciando nel Basso Lazio una popolazione che invecchia e che deve fare i conti con servizi sanitari e sociali non sempre all'altezza.

Venendo infine al capitolo sicurezza, emerge un dato che merita una riflessione: la paura. Frosinone è, dati alla mano, una delle province più sicure d'Italia. L'indice di criminalità è bassissimo, al tredicesimo posto, con pochissime rapine e scippi rispetto alla media nazionale. Ma i cittadini non ci credono. La percezione di insicurezza è alle stelle, al novantesimo posto, a dimostrazione di come il disagio sociale e il degrado urbano possano generare paure anche dove i reati non ci sono.

Il 2025 ci consegna dunque una Frosinone sospesa. Una provincia ricca sulla carta, ma povera nella realtà,  dove si produce molto ma si vive con fatica, tra smog, traffico e buste paga che non crescono. La sfida per il prossimo anno non sarà produrre più PIL, ma trasformare quei numeri in benessere reale per chi ha deciso di restare.

LE REAZIONI DA CASSINO

"La classifica del Sole 24 Ore certifica nero su bianco quello che denunciamo da tempo: il nostro territorio vive un paradosso insostenibile che va risolto ora, senza più rinvii". A parlare è il sindaco di Cassino, Enzo Salera, che spiega: "Il dato sul reddito medio, che ci vede sprofondare in fondo alla classifica nazionale, dimostra ancora di più come per questo territorio sia vitale avere la piena operatività della Zes che è oggi l'unica leva concreta che abbiamo per invertire la rotta: la Zes significherebbe attrarre finalmente maggiori investimenti industriali, e quindi generare non solo più occupazione, ma occupazione di qualità, capace di garantire salari migliori e ridare potere d'acquisto alle nostre famiglie".

Ma a preoccupare non è solo l'economia. C'è il tema ambientale, drammaticamente confermato dal 100° posto in classifica, che non può essere sottovalutato. "È inaccettabile - dice il sindaco di Cassino - che da quattro anni giaccia chiuso in un cassetto lo studio commissionato all'Università di Torino: un documento fondamentale per capire e agire, lasciato a prendere polvere.

Questa paralisi ha conseguenze reali: a causa dell'inerzia dell'amministrazione provinciale sui rifiuti, oggi rischiamo seriamente di tornare al passato, con lo spettro della riapertura della discarica di Roccasecca. Serve un cambio di passo immediato: lavoro e salute - conclude Salera - non possono aspettare i tempi della burocrazia o della cattiva politica".





Articoli Correlati


cookie