Il grido d'allarme dei sindacati: "Trasnova, no ai licenziamenti". E in ABB è scontro tra le sigle

Economia - Per quel che riguarda l'indotto Stellantis, l'attenzione si sposta ora al prossimo incontro fissato per il 4 febbraio, data entro la quale si attendono risultati tangibili. Nella fabbrica di Frosinone, invece, Il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Andrea Di Traglia, ha espresso sconcerto per la firma di un accordo al ribasso avvenuta a pochi giorni dal rinnovo del contratto nazionale

Il grido d'allarme dei sindacati: "Trasnova, no ai licenziamenti". E in ABB è scontro tra le sigle
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 04-12-2025 20:09 - Tempo di lettura 3 minuti

Si è chiusa oggi una due giorniu cruciale per il comparto metalmeccanico e logistico del frusinate, attraversato da due vertenze che delineano un quadro complesso per il futuro occupazionale del territorio. Se da un lato si registra una momentanea boccata d'ossigeno per i lavoratori dell'indotto Stellantis, dall'altro si consuma una profonda frattura sindacale sulla gestione dei contratti a termine nello stabilimento ABB.

Per quanto riguarda la vertenza dell'indotto automotive, che coinvolge Trasnova e le società subappaltatrici Logitec e Tecnoservice, l'incontro tenutosi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha portato a una proroga contrattuale di quattro mesi con Stellantis. Le sigle sindacali FIM, FIOM, UILM, FISMIC, UGLM e AQCFR hanno accolto la notizia sottolineando come questo breve lasso di tempo debba essere sfruttato per costruire soluzioni concrete, e non per rimandare il problema. L'obiettivo dichiarato è quello di attivare ammortizzatori sociali e percorsi di ricollocazione, colmando un ritardo giudicato assurdo in un settore logistico in piena trasformazione dove, ad oggi, mancano reali processi di riconversione e riqualificazione della manodopera.

La posizione dei sindacati verso la committenza resta ferma: a Stellantis viene chiesto di assumere i lavoratori legati alle attività che vengono internalizzate, mentre alle aziende dell'indotto si impone lo stop a qualsiasi procedura di licenziamento. Le parti sociali hanno ribadito che sarebbe inaccettabile assistere a nuove assunzioni mentre gli attuali occupati rischiano il posto, chiedendo che le opportunità lavorative vengano offerte prioritariamente a chi è già nel perimetro occupazionale. L'attenzione si sposta ora al prossimo incontro fissato per il 4 febbraio, data entro la quale si attendono risultati tangibili.

Clima decisamente più teso e conflittuale si respira invece nello stabilimento ABB di Frosinone, dove l'unità sindacale si è infranta sul destino di circa 480 lavoratori con contratto a termine. Martedì scorso, le rappresentanze di FIM, UILM e UGLM hanno sottoscritto un nuovo accordo biennale in deroga, il terzo consecutivo dal 2020. Una scelta che ha provocato la dura reazione della FIOM-CGIL, che ha rifiutato di firmare l'intesa definendola assolutamente peggiorativa rispetto al Contratto Collettivo Nazionale e alle leggi vigenti. Secondo la ricostruzione della FIOM, la successione di questi accordi permette all'azienda di derogare alle norme per un periodo complessivo di nove anni, fino al 2028, trasformando una presunta situazione temporanea in una precarietà strutturale.

Il nodo del contendere riguarda le percentuali di stabilizzazione dei precari. La FIOM denuncia che, a fronte di un contratto nazionale che prevede il 20% di assunzioni stabili, l'accordo locale ridurrebbe tale quota al 12% nel primo anno e al 10% nel secondo. Il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Andrea Di Traglia, ha espresso sconcerto per la firma di un accordo al ribasso avvenuta a pochi giorni dal rinnovo del contratto nazionale, annunciando battaglia legale. Il sindacato ha infatti dichiarato la propria disponibilità a impugnare i contratti di tutti i lavoratori che non verranno confermati, sostenendo che l'utilizzo reiterato dei contratti a termine oltre i 24 mesi viola le normative e rende l'accordo contestabile in sede giudiziale.

In sintesi, il 4 dicembre restituisce la fotografia di un territorio a due velocità: unito nel cercare tempo e protezioni per i lavoratori dell'automotive, ma diviso sulle strategie per arginare la precarietà nel settore dell'elettronica industriale.





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