Valle di Comino - Per Lunedì è prevista la fine dei lavori, ma da Anas non arriva nessuna comunicazione sul ritorno alla normalità: secondo indiscrezioni la riapertura slitta al 1° marzo tra l'ira di residenti e pendolari, prigionieri di strade alternative da incubo
Doveva essere il giorno della verità, ma si trasfornerà invece, con molta probabilità, nell’ennesimo schiaffo a un intero territorio. Se qualcuno sperava che il 12 gennaio potesse rappresentare la fine dell’incubo per la viabilità tra Sora e Cassino, dovrà ricredersi e armarsi di ulteriore, infinita pazienza.
Secondo indiscrezioni trapelate da ambienti ben informati, la data del 12 gennaio è già carta straccia. Il "timbro" ufficiale dell'Anas ancora non c'è — il sito dell'ente resta paradossalmente muto, neppure i sindaci del comprensorio hanno note ufficiali — ma il destino sembra segnato: la riapertura slitta al 1° marzo.
La notizia, seppur non ancora formalizzata, sta già scatenando un’ondata di indignazione tra i residenti della Valle di Comino e i pendolari che ogni giorno percorrono quella tratta. La sensazione è quella di essere cittadini di serie B, abbandonati in un limbo burocratico dove le responsabilità rimbalzano tra enti e istituzioni senza mai trovare un colpevole o, meglio, una soluzione.
Per capire la portata del disastro, basta guardare il diario di bordo di questo cantiere "maledetto" sulla SS749:
18 Marzo 2025: iniziano i lavori. Chiusura totale e cronoprogramma di 14 mesi.
Aprile 2025: il primo annuncio trionfale. Anas assicura: "Finiremo in quattro mesi".
Agosto 2025: si promette il miracolo con turni h24. Data fissata: 18 settembre.
Settembre-Ottobre 2025: primi intoppi. Emergono "problemi geomorfologici inattesi". La riapertura scivola a novembre, poi a gennaio.
Oggi: l'ennesimo rinvio, seppur non ancora ufficializzato. Dal 12 gennaio la riaperura dovrebbe slittare al 1° marzo 2026.
Mentre si parla di lavori all'avanguardia per oltre 14 milioni di euro — con promesse di LED, videosorveglianza e sistemi antincendio hi-tech — la realtà fuori dal tunnel è fatta di fango e pericoli.
La viabilità alternativa è un percorso a ostacoli tra Belmonte Castello e le frazioni limitrofe: buche profonde come crateri, assenza di illuminazione, segnaletica inesistente e tratti soggetti a frane.
Incrociare un autobus o un mezzo pesante in queste condizioni significa rischiare la vita a ogni curva, il tutto nel silenzio assordante di chi dovrebbe garantire la sicurezza stradale. E di Anas, che oggi, ultimo giorno utile per terminare i lavori prima della riaperura di lunedì, non fornisce chiarimenti.
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