Politica - Alessandro Marino, docente di italiano e storia, referente giovani del gruppo territoriale di Cassino del Movimento 5 Stelle e membro dell’assemblea provinciale FLC Cgil Frosinone Latina, interviene sul presunto "indottrinamento" della scuola
Le dichiarazioni del vicepresidente dei deputati di Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini, e non solo lui, che plaude all’iniziativa di Azione Studentesca contro il presunto “indottrinamento” nelle scuole italiane, sollevano un allarme serio e profondo sul modo in cui una parte della politica guarda oggi all’istruzione pubblica.
Ancora una volta la scuola viene descritta come un luogo da sorvegliare, i docenti come soggetti sospetti, il pensiero critico come una deviazione ideologica. Un racconto pericoloso, privo di dati e di episodi documentati, che alimenta un clima di delegittimazione e intimidazione verso chi ogni giorno lavora nelle aule delle scuole pubbliche.
A intervenire è Alessandro Marino, docente di italiano e storia, referente giovani del gruppo territoriale di Cassino del Movimento 5 Stelle e membro dell’assemblea provinciale FLC Cgil Frosinone Latina.
«Quando si parla di indottrinamento a scuola, si compie un’operazione gravissima: si mette sotto accusa la libertà stessa dell’insegnamento. La scuola non è un luogo di militanza, ma non può neppure essere ridotta a un’aula sterile dove si ripetono nozioni senza spirito critico. Insegnare significa educare al dubbio, al confronto, alla complessità».
Secondo Marino, dietro l’accusa di parzialità rivolta ai docenti si nasconde una paura più profonda: «La storia non è mai neutra, è metodo e interpretazione. La letteratura non è innocua, è visione del mondo. L’educazione civica non è silenzio, è partecipazione. Pretendere una scuola “oggettiva” significa in realtà pretendere una scuola obbediente».
A destare particolare preoccupazione è il ruolo attribuito ad Azione Studentesca come soggetto legittimato a vigilare sull’operato degli insegnanti: «Qui si tocca un punto gravissimo. Azione Studentesca è un’organizzazione che si richiama apertamente al fascismo. Un’organizzazione che si definisce ideologicamente erede di quella cultura non può ergersi a garante della libertà educativa. Se parliamo di indottrinamento, allora dobbiamo dirlo con chiarezza: un’organizzazione dichiaratamente fascista è, per definizione, indottrinata».
Il docente sottolinea inoltre il paradosso politico contenuto nelle parole di Ruspandini: «Si parla di fine del controllo politico sui giovani mentre si rivendica la presenza capillare di un’organizzazione di partito nelle scuole. Chi controlla chi? Chi decide cosa è equilibrato e cosa no? Questo non è pluralismo: è sorveglianza».
Il rischio, conclude Marino, è quello di riportare la scuola indietro di decenni: «La scuola pubblica non ha bisogno di sentinelle ideologiche, di liste, di segnalazioni o di “inchieste” di parte. Ha bisogno di fiducia, risorse, stabilità e rispetto. Delegittimare i docenti significa colpire uno degli ultimi presìdi democratici del Paese».
«Non è indottrinamento insegnare a pensare. È libertà. Chi teme il pensiero critico non difende la scuola: tenta di piegarla. E una democrazia che prova a piegare la propria scuola sta già smettendo di essere tale»