Economia - Mentre Logitech, Trasnova e Teknoservice rischiano il naufragio definitivo, rischia di slittare ancora il rientro degli operai a Piedimonte: si va verso un mese di stop. E in direzione nazionale Il PD con Grossi attacca il Governo Meloni: "Gestione assente di fronte a un'emorragia occupazionale senza precedenti"
Il silenzio che avvolge lo stabilimento Stellantis di Cassino sta diventando un rumore assordante: la crisi dell’indotto ha ormai superato i livelli di guardia, trasformandosi in un’emorragia occupazionale che non accenna a fermarsi e che vede nei prossimi giorni vedrà consumarsi un nuovo, drammatico passaggio.
Tra domani e il 17 aprile sono infatti previsti gli incontri decisivi per i lavoratori di Logitech, Trasnova e Teknoservice, tre realtà storiche dei servizi legate a doppio filo alla fabbrica di Piedimonte San Germano. Tuttavia, l’aria che si respira è gelida: appare ormai scontato che la proroga per queste aziende non arriverà, mettendo a rischio immediato altri ottanta posti di lavoro che andrebbero a sommarsi a un bilancio già tragico.
Questa nuova ondata di esuberi rappresenta solo l’ultimo tassello di un mosaico di dismissione che tra il 2024 e il 2025 ha già visto colpire duramente altre realtà. Si pensi ai quindici addetti della Htl, ai trentadue della De Vizia o ai trenta lavoratori complessivi tra Gam Service e Gam Consulting, tutte storie di professionalità svanite nel nulla a causa della contrazione dei volumi produttivi. Ma si pensi, soprattutto, che al 30 aprile 2024, lo stabilimento contava 2.763 operai; oggi, con le uscite incentivate e senza più assunzioni, sono 2.130. Sono quindi 633 i posti persi nella fabbrica di viale Umberto Agnelli in 24 mesi: se a questi si aggiungono quelli di Htl, della De Vizia della Gam Service e Gam Consulting, ai tagli che ci sono stati alla Tiberina, alla M.A. e in altre realtà dell'indotto, fino ad arrivare a Trasnova, Logitech e Teknoservice sono quasi mille i posti di lavoro andati persi in soli due anni
La giornata di ieri, lunedì 13 aprile, doveva segnare il rientro in fabbrica per le tute blu di Stellantis, ma i cancelli sono rimasti ancora una volta chiusi. Il ritorno al lavoro è stato formalmente spostato al 20 aprile, eppure le indiscrezioni che filtrano da fonti ben informate descrivono uno scenario ancora più cupo. Si parla infatti di un imminente annuncio di ulteriore cassa integrazione che farebbe slittare la ripresa a lunedì 27 aprile. Se tale previsione venisse confermata, significherebbe che gli operai rimarrebbero lontani dalle linee di montaggio per un mese esatto dall’ultimo turno effettuato, confermando un ritmo produttivo che è ormai ridotto al lumicino, con appena sedici giorni lavorati dall'inizio dell'anno.
Per questo motivo, della questione Stellantis si è occupata ieri anche la direzione nazionale del Pd presiduta dalla segretaria Elly Schlein. Ad accendere i riflettori è stato Danilo Grossi, che ha spiegato: "Dopo la grande manifestazione organizzata dai sindacati e dalle amministrazioni comunali a Cassino ci aspettiamo una presa di posizione concreta da parte del governo. Un governo finora completamente assente e senza autorevolezza. Dovrebbe risolvere questa crisi, come tante altre, il Ministro Alfonso Urso. Lo stesso Ministro Urso che al Vinitaly ha dichiarato che non si sono chiusi gli accordi in modo favorevole a Islamabad tra USA e Iran, a causa della mancanza del vino. E lo ha detto seriamente. Ecco, purtroppo siamo in mano a rappresentanti istituzionali di questa autorevolezza".
Per questo motivo il Partito Democratico, già presente con forza alla manifestazione di Cassino, è ingaggiato ad ogni livello (nazionale, europeo e regionale) con atti parlamentari e prese di posizioni chiare per fare in modo che il governo prenda dei provvedimenti decisi nei confronti di Stellantis. E nella Direzione di ieri l’ho voluto ribadire".
Spiega ancora l'esponente della direzione nazionale dem: "Ormai siamo andati oltre, molto oltre. Sono oramai troppi mesi che migliaia di lavoratori e lavoratrici vivono con questa spada di damocle sulla testa. Migliaia di famiglie cominciano ad indebitarsi per pagare le necessità più impellenti per i propri figli. Senza pensare alle centinaia di attività sul territorio che perdono man mano introiti e guadagni e che sono costrette a chiudere.
Il dibattito nazionale dei prossimi mesi non può essere solo su questioni autoreferenziali all’interno dei Partiti e della coalizione di centrosinistra (primarie si, primarie no) ma sui problemi veri che coinvolgono milioni di persone, come l’innalzamento clamoroso dei prezzi dei beni primari, della benzina e naturalmente della chiusura di sistemi produttivi importanti come è quello di Stellantis" ha concluso Grossi.