Cassino, incendio di via Zamosch: "Difficile il rientro a casa prima di novembre"

Cronaca - A un mese dal rogo che ha distrutto un negozio di ricambi, le 17 famiglie dello stabile sono ancora sfollate. L'amministratore del condominio fissa le prossime tappe: "I tecnici entreranno per le verifiche a inizio settembre. Se non ci sono danni strutturali, alcuni condomini potranno rientrare tra circa 60 giorni. Altrimenti, l'attesa si allungherà di almeno un anno"

Cassino, incendio di via Zamosch: "Difficile il rientro a casa prima di novembre"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 22-08-2025 12:09 - Tempo di lettura 2 minuti

Un mese esatto è trascorso da quando, lo scorso 22 luglio, un terribile incendio scoppiato all’interno di un negozio di ricambi per motocicli e ha causato l’immediata evacuazione dell’intero condominio in via Zamosch a Cassino, all’interno del popoloso quartiere San Giovanni-Restagno. Da un mese 17 famiglie sono sfollate, senza più una casa, senza più certezze, costrette a trovare riparo dai parenti - nella maggior parte dei casi - o in alberghi e bed & breakfast come stanno facendo altri condomini che non hanno la possibilità di essere ospitate in altre case.

Cosa succederà adesso? Quando queste famiglie potranno tornare all’interno delle loro abitazioni. E soprattutto: quel condominio è ancora agibile oppure necessita di importanti lavori per tornare ad ospitare nuclei familiari? A un mese di distanza dall’accaduto è ancora difficile poter rispondere a queste domande, ma la deadline per un possibile rientro è stata fissata. 

Ad illustrarla è l’amministratore di condominio, Marco Ciorra, che ancora ieri pomeriggio ha incontrato il sindaco Enzo Salera: ad oggi resta in vigore l’ordinanza di inagibilità emanata dal primo cittadino il 23 luglio, all’indomani dello scoppio dell’incendio. Pochi giorni dopo, lunedì 28 luglio per la precisione, il sindaco ha inviato anche una missiva al prefetto di Frosinone e al presidente della Regione Lazio chiedendo anche aiuto economici per le famiglie ma ad oggi gli sfollati stanno affrontando l’emergenza unicamente con le loro forze.

“Non sono giunti fondi regionali o aiuti di altro genere, le famiglie stanno affrontando le spese senza sostegni, abbiamo voluto rispedire indietro i soldi della raccolta fondi spontanea lanciata sui social da alcuni cittadini per evitare ci fossero incomprensioni” dice l’amministratore di condominio, che poi fa il punto sulla situazione illustrando le tappe future.

“In questo mese - dice Ciorra - siamo riusciti a far dissequestrare l’immobile del piano terra, quello andato a fuoco, e si sta procedendo alle bonifiche, altrimenti i tecnici non possono entrare: contiamo che nei prossimi dieci giorni, ovvero per i primi giorni di settembre possano entrare i tecnici per le verifiche strutturali in tutto lo stabile. Per il rientro dei condomini, tutto dipenderà da quelle analisi”.

L’amministratore di condominio è più che mai esplicito: “Qualora i risultati dovessero essere confortanti, quindi senza rilevanti danni strutturali, i tecnici potrebbero rilasciare un nuovo certificato di agibilità e abitabilità e si potrà quindi procedere alla sanificazione di tutti gli appartamenti e una parte del condominio potrebbe rientrare. Se invece i tecnici dovessero rilevare danni più importanti, si dovrà procedere con i lavori necessari e quindi i tempi si allungheranno, ma questo si potrà sapere solo all’esito delle verifiche”.

Cosa significa questo per gli sfollati? Che certamente ancora per i prossimi due mesi non rientreranno in casa, intanto. “Di certo - spiega Ciorra - anche nel caso in cui non ci fossero danni importanti, il rientro di una parte del condominio difficilmente è prevedibile prima di fine ottobre o inizio di novembre in quanto bisognerà fare la bonifica e la sanificazione di tutti gli appartamenti, al netto di quelli del primo piano: per le abitazioni immediatamente sopra il locale i danni sono molto ingenti, quindi il rientro non ci sarà prima di un anno. Se poi i tecnici dovessero invece indicare la necessità di fare dei lavori, il rientro per tutti ci sarà minimo tra un anno”.

Chiaramente i tempi non saranno uguali per tutti, l’ala del palazzo più lontana dal negozio andato a fuoco e i piani superiori potrebbero rientrare quasi certamente prima rispetto alle abitazioni situate al primo e al secondo piano, ma è evidente che se a settembre i tecnici non daranno l’ok all'agibilità dello stabile, l’emergenza sarà difficile da gestire e gli aiuti economici richiesti dal sindaco alla regione Lazio saranno più che mai necessari perché c’è il rischio concreto che tutti restino fuori casa fino al 2026 inoltrato.





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