Economia - Questa mattina lo sciopero della Uilm e l'iniziativa della procedura di autotutela promossa dalla Filcams Cgil hanno segnato un punto a favore degli operai. Annunciati nuovi stop fino a martedì, nel mentre PD, M5S, Sinistra Italiana, PRC e PSI di Cassino si compattano a difesa del territorio: domani tutti in piazza
La determinazione dei lavoratori ha segnato un punto a favore nella difficile partita che si sta giocando attorno all’indotto Stellantis. Questa mattina, dopo una decisa protesta degli operai della Atlas Ifm, che si erano visti bloccare le retribuzioni, l’azienda ha annunciato lo sblocco dei pagamenti per le mensilità di febbraio.
La svolta è arrivata a seguito della dura presa di posizione sindacale, in particolare con l’avvio della procedura di autotutela ex art. 1460 del codice civile promossa dalla Filcams Cgil. Il sindacato ha sottolineato come l'impostazione aziendale che aveva portato al congelamento dei salari fosse del tutto infondata, ribadendo che, anche in tempi di crisi, i principi di correttezza e buona fede contrattuale devono rimanere prioritari.
Anche la Uilm Frosinone ha confermato che i bonifici sono già in fase di ricezione, interpretando questo risultato come una prova tangibile che il silenzio favorisce solo chi intende ridurre i diritti. Nonostante il successo immediato, la tensione resta palpabile poiché la discussione si sposta ora sul delicato fronte del rinnovo dell'appalto, un passaggio cruciale per garantire continuità lavorativa e sicurezza per i mesi a venire. La vicenda Atlas rappresenta però solo un tassello di un mosaico molto più critico e preoccupante che coinvolge l'intero Basso Lazio.
Mentre gli operai dell'indotto lottano per il salario, il Comitato Esecutivo Stellantis ha comunicato nuovi fermi produttivi per i reparti di montaggio, lastratura e verniciatura nelle giornate di lunedì 23 e martedì 24 marzo, con una ripresa prevista solo per il mercoledì successivo. È l'ennesimo segnale di un rallentamento che somiglia sempre più a un collasso strutturale. I dati del 2026 sono impietosi: dopo un 2025 che ha visto oltre cento giorni di fermo, i lavoratori hanno collezionato appena dieci giornate di attività dall'inizio dell'anno, sopravvivendo con ammortizzatori sociali ormai agli sgoccioli.
In questo scenario di emergenza sociale, cresce l’attesa per la grande manifestazione di domani, 20 marzo. Un fronte politico compatto, che vede uniti PD, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista e PSI di Cassino, ha espresso totale solidarietà ai lavoratori, denunciando l'assenza di un piano industriale certo per il sito di Cassino. La scelta di puntare esclusivamente sul settore del lusso non garantisce i volumi necessari a sostenere l'occupazione, lasciando migliaia di famiglie in un limbo di incertezza.
La giornata di domani non sarà quindi una semplice passerella, ma un vero "urlo di dignità" di un intero territorio che si sente abbandonato dal Governo centrale. Le forze progressiste chiederanno la firma di un impegno politico scritto, un manifesto per difendere il tessuto produttivo ed evitare la morte economica della provincia. La mobilitazione di domani rappresenterà il culmine di una protesta che unisce operai, istituzioni locali e cittadini, tutti consapevoli che se crolla il cuore pulsante dell'automotive, crollerà l'intera comunità del sud del Lazio.
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