Reno De Medici, produzione ferma e rabbia operaia: "Non si può morire di lavoro nel 2026"

Cronaca - Adesione totale allo sciopero nello stabilimento di Villa Santa Lucia dopo il gravissimo incidente in cartiera. Sindacati all'attacco sulle carenze strutturali, mentre si attende con il fiato sospeso un segnale dal San Camillo di Roma per l'operaio ferito

Reno De Medici, produzione ferma e rabbia operaia: "Non si può morire di lavoro nel 2026"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 03-04-2026 16:22 - Tempo di lettura 2 minuti

Una fabbrica silenziosa, i cancelli presidiati e un’adesione che ha sfiorato il cento per cento. È questo il bilancio della giornata di sciopero generale che oggi, venerdì 3 aprile, ha coinvolto l’intera forza lavoro della cartiera Reno De Medici. Non è stata una protesta come le altre, ma una reazione viscerale e unitaria al gravissimo infortunio che ha colpito un operaio durante il turno di ieri, trasformando lo stabilimento nel teatro di un’ennesima tragedia sul lavoro che la comunità locale non è più disposta a tollerare.

Tutte le sigle sindacali, dalle Segreterie Territoriali di SLC CGIL e FISTEL CISL fino a UILCOM e UGL Chimici Carta e Stampa, hanno camminato fianco a fianco per dare voce alla "profonda rabbia e allo sgomento" che attraversano i reparti. La nota congiunta diffusa dai sindacati non usa giri di parole e punta il dito contro una gestione della sicurezza ritenuta insufficiente: «Quanto accaduto non è un evento imprevedibile, ma il tragico epilogo di una situazione già denunciata con forza», si legge nel comunicato, dove viene ribadito con fermezza che «la sicurezza non è un costo, è un diritto non negoziabile». Secondo le rappresentanze dei lavoratori, le criticità strutturali erano già state portate all'attenzione dell'azienda, ma gli avvertimenti sarebbero rimasti inascoltati.

Mentre sul territorio si consumava la protesta, gli sguardi sono rimasti costantemente rivolti verso Roma. Le notizie che giungono dall’ospedale San Camillo restano infatti frammentarie e cariche di preoccupazione. L’operaio è ancora ricoverato in terapia intensiva con una prognosi che resta strettamente riservata.

I medici stanno facendo il possibile per trattare le importanti lesioni riportate agli arti inferiori, ma le sue condizioni generali permangono critiche. Colleghi e amici attendono con ansia un segnale di miglioramento dalla Capitale, sperando in un bollettino medico che possa finalmente allontanare il peggio.

La mobilitazione di oggi rappresenta però solo l'inizio di una battaglia più ampia. I sindacati hanno chiarito che non ci sarà una ripresa serena delle attività senza un piano straordinario di investimenti e manutenzioni. La richiesta è unanime: servono azioni drastiche perché «è inaccettabile che nel 2026 si rischi ancora la vita per adempiere al proprio dovere».

La giornata di sciopero si chiude dunque con un monito severo verso la proprietà e le istituzioni: la salute di chi opera all'interno del sito produttivo deve tornare a essere la priorità assoluta, prima che si debba piangere un altro infortunio annunciato.





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