Cronaca - A 23 giorni dal rogo le richieste di aiuti e alloggi temporanei non hanno avuto risposta. I residenti si sentono abbandonati: "Un silenzio assordante e zero euro stanziati per l'emergenza"
Ventitré giorni dopo il devastante incendio che ha ridotto in cenere un'ala del fabbricato al civico 49 di via Zamosch, nel quartiere di piazza Restagno a Cassio, a causa dello scoppio di un incendio nel negozio di ricambi per moto situato al piano terra dello stabile, le 17 famiglie sfollate si ritrovano a fare i conti con la burocrazia e un assordante silenzio da parte delle istituzioni.
A essere bloccato, in primis, è l'iter per il dissequestro dell'immobile. L'amministratore di condominio Marco Ciorra, dopo il primo sopralluogo fatto dai vigili del fuoco, ha presentato tempestivamente istanza al PM Mattei per permettere l'ingresso dei tecnici e avviare le verifiche sulla stabilità della struttura. L'obiettivo era chiaro: capire se il palazzo può essere salvato e, in caso affermativo, quali interventi siano necessari per restituire una casa a chi l'ha persa. Ma la macchina della burocrazia, anche in una situazione di emergenza, viaggia a passo di lumaca.
"Solo pochi giorni fa il PM ha iniziato a prendere in esame la relazione", lamentano i residenti, che vedono allontanarsi sempre di più la prospettiva di un rientro. Un ritardo inaccettabile che impedisce di fatto qualsiasi passo in avanti, lasciando l'edificio in una sorta di limbo giudiziario e le famiglie in balia degli eventi.
L'emergenza era stata riconosciuta subito dal sindaco Enzo Salera, che il giorno dopo lo scoppio dell'incendio, il 23 luglio, aveva dichiarato l'immobile inagibile con un'apposita ordinanza. Due giorni dopo, il 25 luglio, un incontro in Municipio tra il primo cittadino e le famiglie evacuate aveva riacceso una flebile speranza: alcuni degli inquilini, tramite l'amministratore, avevano presentato una richiesta scritta agli uffici comunali per ottenere aiuti e alloggi temporanei, dal momento che non tutti potevano contare su una seconda casa o sull'ospitalità di parenti.
Una richiesta di aiuto che, a quanto pare, si è persa nei meandri degli uffici. "Il sindaco ci ha detto di non aver ricevuto nulla, così come il responsabile del settore dei servizi sociali, eppura la Pec è stata inviata: questa scarsa attenzione nei nostri confronti non é sopportabile", denunciano alcuni residenti, che si sentono presi in giro e ignorati proprio nel momento del bisogno.
Gli inquilini percepiscono un senso di abbandono a parte delle istituzioni dal momento che il 28 luglio, una settimana dopo l'incendio, Salera aveva scritto ufficialmente al Prefetto di Frosinone e al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, per chiedere fondi e misure di sostegno straordinario. Nelle sue lettere, identiche nel contenuto e nella richiesta di aiuto, il Sindaco Salera ha chiesto esplicitamente lo stanziamento di un contributo economico evidenziando che "un aiuto da parte delle istituzioni potrebbe fare la differenza nel sostenere le persone così duramente colpite e per permettere un rapido ritorno alla normalità".
Una richiesta che, a venti giorni di distanza, non ha ancora ricevuto una risposta concreta. Zero euro stanziati, zero aiuti effettivi. Il senso di impotenza si fa sempre più forte. "Capiamo che siamo ad agosto, che gli uffici sono in ferie, ma questo senso di abbandono nei nostri confronti non è tollerabile. Non ci si comporta così davanti a un'emergenza", spiegano alcuni inquilini, con la voce rotta dalla rabbia e dalla frustrazione.
Le famiglie, da un lato, sono bloccate dall'attesa del dissequestro che non arriva, impedendo qualsiasi valutazione tecnica. Dall'altro, sono lasciate sole a gestire un'emergenza economica che si fa ogni giorno più pesante. "Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni", è il grido unanime che si alza da via Zamosch. Un grido che, finora, è rimasto inascoltato.
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