Stellantis a marcia indietro: solo 13 giorni di lavoro in due mesi

Economia - Questa mattina è arrivata l'ufficialità della notizia che circolava già da giorni: lunedì 24 febbraio non ci sarà il rientro in fabbrica, i cancelli riapriranno solamente il 10 marzo

Stellantis a marcia indietro: solo 13 giorni di lavoro in due mesi
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 20-02-2025 12:58 - Tempo di lettura 2 minuti

Non c'è pace per lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano. Mentre sindacati e operai speravano in una ripresa delle attività il prossimo 24 febbraio, questa mattina è arrivata l'ufficialità della notizia che circolava già da diversi giorni: il 24 febbraio non si rientrerà, Stellantis ha comunicato una fermata produttiva fino al 7 marzo per montaggio e collegati.

La lastratura e la verniciatura riprenderanno a regime ridotto dal 4 marzo, per poi tornare a pieno regime il 10 marzo. Una tegola ancora più pesante di quanto si temesse, con la produzione ferma per quasi tutto il mese di febbraio. 

Si tratta dell'ennesimo stop per la fabbrica di viale Umberto Agnelli, la più grande e importante del Lazio, con un indotto di migliaia di lavoratori. Dall'inizio del 2025, i cancelli sarebbero rimasti aperti solamente per 13 giorni, un dato allarmante che fa il paio con la difficile situazione del 2024.

A pesare sulla produzione, la mancanza di commesse e la conseguente difficoltà di smaltire le auto prodotte. Una situazione che rischia di riempire i piazzali esterni dello stabilimento anziché le concessionarie, con conseguenze negative sull'intera filiera.

E per il futuro le speranze sono al lumicino. Come spiegato su queste colonne nei giorni scorsi da Andrea Di Traglia, segretario della Fiom-Cgil di Frosinone e Latina, i nuovi modelli altro non sono che l'elettrificazione di Alfa Giulia e Stelvio, già prodotte a motorizzazione endotermica. Un'operazione che, di per sé, difficilmente porterà un aumento della produzione e, di conseguenza, dell'occupazione.

La situazione di Stellantis è sempre più preoccupante e rischia di avere pesanti ripercussioni sull'economia del territorio. Questa ulteriore fermata produttiva è un colpo durissimo per i lavoratori e per l'indotto, già messi a dura prova dalla crisi del settore automotive.





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