L'asse Calenda-Forza Italia per il Lazio: la mossa liberale per conquistare la Regione

Opinioni - L'analisi sulla necessità di un profilo di primo piano per il centrodestra: oltre i confini di Roma, serve l'esperienza dell'ex Ministro per superare le divisioni interne e recuperare il consenso perduto sui territori. E già un anno fa, su queste colonne, avevamo previsto il quadro che oggi si va delineando

L'asse Calenda-Forza Italia per il Lazio: la mossa liberale per conquistare la Regione
di autore Lello Valente - Pubblicato: 27-01-2026 13:30 - Tempo di lettura 2 minuti

Ha ragione Calenda quando dice che il nostro Paese ha bisogno di un partito liberarle, di un maggior radicamento europeo, con un ruolo forte a difesa del diritto internazionale, e su questa linea Forza Italia è in prima linea da sempre, è nel proprio DNA. Ma riforme liberali vere sino ad oggi le ha fatte solo un post comunista come Bersani, dagli altri, riforme in senso liberale non pervenute.

Il patto tra Calenda e Forza Italia, se si concretizzerà, farà bene a Calenda, farà bene a FI e farà bene al Paese perché Calenda non è uno spocchioso che parla per il solo gusto di dire qualcosa, quasi sempre dice cose più che ragionevoli, sostiene tesi condivisibili e di buon senso.

L’ho scritto esattamente un anno fa che il centrodestra farebbe bene a puntare su Calenda per la prossima presidenza della Regione Lazio (LEGGI QUI: Il dopo Rocca? Calenda sarebbe un ottimo presidente di Regione). Oggi sono ancora più convinto che se il centrodestra vuole recuperare ed avere una possibilità di vincere dovrà puntare su Calenda che dovrà recuperare il consenso che questa Giunta regionale ha perso sia in termini di voti sia in empatia, sia in efficacia e presenza sui territori.

Tranne rare eccezioni sembra una Giunta regionale di Roma, chiusa nel ristretto ambito del raccordo anulare dimenticando che esistono territori che vanno dal confine con la Toscana fino alla Campania, un territorio vasto molto spesso dimenticato ed abbandonato da una presidenza che non è riuscita a generare quell’empatia necessaria per rivincere le elezioni.

Come spesso accade i contrasti interni al centrodestra negli ultimi anni, hanno visto prevalere profili di persone più defilate, della seconda o terza linea e non di politici di primo piano come lo era Storace. Calenda potrebbe sovvertire questa china che ha visto il centrodestra perdere anche quando era dato come il grande favorito, ricordiamo l’esperienza del povero Parisi candidato a sette giorni dalla scadenza e ricordiamo quei presidenti civici che non hanno mai aggiunto alcun valore alla competizione, anzi, tutt’altro.

Calenda è un politico di primo piano, è stato un buon ministro della Repubblica, dovrebbe poter mettere d’accordo e spegnere anche i conflitti interni e consentire al centrodestra di rivincere  le elezioni anche in considerazione che il centrosinistra dovrebbe schierare un ex democristiano, un moderato, cattolico e riformista, quini non è più tempo di rivendicazioni partitiche nel Centrodestra ma di scegliere chi ha più possibilità di aggiungere allo zoccolo duro del centrodestra un proprio elettorato di immagine, e Calenda a Roma ha dimostrato di avere questo elettorato.

Ma non è solo una somma aritmetica né un calcolo utilitaristico, l’elettorato di Calenda è lo stesso non solo di Forza Italia ma di gran parte del centrodestra e potrà rappresentare la grande maggioranza di chi oggi vota per il centrodestra.

Spero che questo “patto” tra Forza Italia e Calenda possa concretizzarsi al più presto e che possa calare anche nelle periferie.





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