Stellantis Cassino, dopo il danno la beffa: salta il piano e Dongfeng sceglie la Francia

Economia - Altro duro colpo per Piedimonte San Germano: i cinesi produrranno a Rennes. Le buone notizie arrivano però dalla regione Lazio, la Pisana sblocca i fondi per l'automotive e aggiunge risorse per contrastare il vuoto produttivo: soddisfazione di Rocca, Righini, Angelilli e Maura. E Sara Battisti, prima firmataria dell'ordine del giorno approvato ieri, mette in guardia: "Questo è solo il primo passo"

Stellantis Cassino, dopo il danno la beffa: salta il piano e Dongfeng sceglie la Francia
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 20-05-2026 19:23 - Tempo di lettura 3 minuti

Il 21 maggio doveva essere il giorno della verità per lo stabilimento Stellantis di Cassino. Il cerchietto rosso sul calendario indicava la data in cui il Ceo Antonio Filosa avrebbe dovuto svelare il piano industriale per sollevare le sorti del polo automobilistico all'ombra di Montecassino. E invece, domani, il silenzio sarà assordante: nessun annuncio, nessuna certezza, e un futuro che resta drammaticamente avvolto nel buio.

A rendere lo scenario ancora più cupo è la pesantissima doccia fredda che arriva dall'asse Parigi-Pechino, sgonfiando quella che sembrava la speranza più concreta di rilancio per Piedimonte San Germano. Mentre sindacati e lavoratori attendevano con il fiato sospeso, convinti che la sfibrante attesa fosse legata alle trattative in corso con i partner asiatici, è arrivato un altro duro colpo: Dongfeng sembrerebbe aver scelto la Francia. La casa automobilistica cinese, che sembrava in pole position proprio per Cassino, ha chiuso un accordo strategico con Stellantis per produrre i veicoli elettrici premium del marchio Voyah nello stabilimento di Rennes.

Si tratta di una joint venture controllata al 51% dal gruppo franco-italiano, una mossa studiata a tavolino per permettere ai cinesi di aggirare i dazi europei. Il risultato per il territorio frusinate? Cassino resta a bocca asciutta, privata dell'investimento straniero che avrebbe potuto invertire la rotta.

Una beffa che si scontra con una realtà produttiva desolante. Proprio domani, dopo un lunghissimo stop, gli operai tornano in fabbrica, ma solo per un rientro effimero: si lavorerà domani e dopodomani, poi, verosimilmente, solo pochissimi giorni la settimana prossima. Una paralisi che ha spinto Alessio D'Amato (Azione) a un affondo durissimo in Consiglio regionale: "Lo stabilimento è morto".

Di fronte al rischio di un collasso industriale, la politica laziale ha provato a reagire unendo le forze oltre gli steccati ideologici. Il primo segnale concreto è puramente economico: grazie a un lavoro di concertazione tra maggioranza e opposizione, sono stati sbloccati i fondi della legge regionale 46/2002, rimasti congelati per due anni. Il piano di stanziamenti per l'area di crisi di Piedimonte San Germano si articola così: 5,6 milioni di euro totali già stanziati sulle annualità 2025 e 2026 (2,8 milioni per ciascun anno) e 2 milioni di euro aggiuntivi per il 2026, inseriti attraverso un emendamento dell'ultimo minuto alla legge sui debiti fuori bilancio.

L'assessore al Bilancio Giancarlo Righini ha definito la manovra "una scelta concreta e strategica per incentivare investimenti e tutelare il lavoro", una linea condivisa con la vicepresidente Roberta Angelilli. Grande soddisfazione è stata espressa anche dal consigliere di maggioranza Daniele Maura, che parla di un segnale tangibile di attenzione al territorio. 

L'opposizione approva lo stanziamento ma tiene la guardia altissima. Sara Battisti (PD), prima firmataria di un ordine del giorno approvato all'unanimità, rivendica il risultato: "Dopo anni di richieste sono stati stanziati questi fondi, ma è solo il primo passo per aggiornare le leggi regionali a sostegno di imprese e lavoratori". Sulla stessa scia Claudio Marotta (Sinistra Civica Ecologista), pronto ad alzare la voce contro ogni ipotesi di ridimensionamento, mentre Danilo Grossi (PD) ha lodato il lavoro di regia che è riuscito a fare sponda con il sindaco di Cassino Enzo Salera e i sindacati, con la Cgil Lazio che ha intanto bocciato senza appello la linea del governo nazionale.

Ora la palla passa ai tavoli romani. Il governatore Francesco Rocca ha annunciato di avere già un incontro fissato con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “Siamo preoccupati e angosciati, stiamo lavorando senza proclami. Siamo pronti ad ogni soluzione, anche alla riconversione industriale, se serve a salvare i posti di lavoro”.





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