Opinioni - L'accesso agli atti a RFI solleva un tema più profondo: qual è la posizione dei primi cittadini del Cassinate e del Sud Pontino? In una democrazia, chiedere trasparenza e una bussola per il futuro non è una protesta, ma una legittima domanda
Leggendo sulla stampa la notizia dell'istanza di accesso agli atti presentata in merito alla nuova stazione dell'Alta Velocità, mi sono soffermato prima ancora che sul contenuto della richiesta su una parola: istanza. È una parola antica. Deriva dal latino instare e richiama l'idea di chi si avvicina a una questione per chiederne conto, di chi domanda che qualcosa venga chiarito, spiegato, reso comprensibile.
In una democrazia l'istanza non è una protesta, non è una condanna preventiva e nemmeno un ricorso. È, prima di tutto, una domanda. È il diritto del cittadino di chiedere quali ragioni abbiano portato a una determinata decisione pubblica.L'istanza presentata a RFI, alla Regione e al Ministero si muove esattamente in questa direzione. Chiede di conoscere documenti, criteri, valutazioni e analisi che hanno condotto all'individuazione dell'area Ferentino-Frosinone quale sede della futura stazione dell'Alta Velocità.
Una richiesta che considero legittima e che dovrebbe essere percepita come normale in una società che riconosce alla trasparenza amministrativa non il valore di una concessione, ma quello di un principio. Mentre leggevo quella notizia, tuttavia, mi è sorto un interrogativo. Se un cittadino può presentare un'istanza alle amministrazioni che hanno partecipato al procedimento, può rivolgerne una anche ai propri rappresentanti istituzionali? Può chiedere ai sindaci del territorio quale posizione abbiano assunto su una scelta destinata a incidere sugli equilibri economici, infrastrutturali e sociali dei prossimi decenni? A mio avviso sì.
Non per chiedere documenti che forse non possiedono, ma per chiedere una valutazione. Un orientamento. Una visione del territorio che amministrano. Perché se questa infrastruttura viene presentata come un'opera destinata a servire oltre un milione di abitanti e più di cento comuni, allora il dibattito non può limitarsi alla localizzazione geografica della stazione. La questione riguarda il futuro del territorio, i collegamenti ferroviari, la mobilità delle persone, la capacità di attrarre investimenti, il rapporto tra aree centrali e periferiche della provincia e, più in generale, il modello di sviluppo che si intende perseguire.
Per questa ragione vorrei rivolgere idealmente un'istanza ai primi cittadini del Cassinate, del Sud Pontino, della Valle di Comino e delle aree molisane e abruzzesi che, direttamente o indirettamente, saranno interessate dagli effetti di questa scelta. Non per sapere se siano favorevoli o contrari. Non per alimentare una disputa tra campanili. Ma per conoscere la loro lettura di ciò che sta accadendo.
Quali opportunità intravedono? Quali criticità ritengono possibili? Quali iniziative hanno assunto o intendono assumere? Quali interlocuzioni hanno avviato? Quale idea di sviluppo immaginano per le comunità che rappresentano?
Forse qualcuno riterrà che queste domande arrivino troppo presto. Personalmente ho l'impressione opposta.
Da mesi si discute di un'infrastruttura che viene presentata come strategica per oltre un milione di abitanti. Si susseguono dichiarazioni, proiezioni, numeri e presentazioni pubbliche. Eppure, al di fuori di poche iniziative e di qualche presa di posizione isolata, colpisce il silenzio che sembra accompagnare il dibattito nei territori che da questa scelta saranno inevitabilmente interessati.
Non si tratta di pretendere che ogni sindaco assuma una posizione favorevole o contraria. Si tratta di comprendere se esista una riflessione condivisa sul futuro che questa infrastruttura potrà determinare. Perché il silenzio può essere prudenza. Può essere attesa di conoscere meglio i dati. Può essere lavoro svolto lontano dai riflettori. Ma quando si prolunga nel tempo rischia di lasciare i cittadini senza una bussola e senza una visione capace di orientare il dibattito pubblico.
C'è però un'ultima ragione che rende questa domanda necessaria. Negli ultimi mesi il territorio ha assistito a dati che dovrebbero preoccupare chiunque abbia responsabilità pubbliche. Abbiamo discusso dei ventiquattro giorni di attività produttiva registrati nei primi cinque mesi dell'anno nello stabilimento Stellantis di Cassino. Ventiquattro. Un numero che da solo racconta quanto sia diventato fragile l'equilibrio economico sul quale per decenni si è retta una parte importante del nostro territorio.
Proprio per questo sorprende che il confronto pubblico sulla nuova stazione dell'Alta Velocità si concentri quasi esclusivamente sulla sua localizzazione. La domanda più importante non è dove sorgerà una stazione. La domanda è un'altra. Quali alternative stiamo costruendo per contrastare il progressivo depauperamento economico del territorio? Quale modello di sviluppo immaginiamo accanto a un sistema industriale che da tempo mostra segnali evidenti di difficoltà? Quale ruolo potrà svolgere questa infrastruttura all'interno di una strategia più ampia?
Perché una stazione, da sola, non crea sviluppo. Può favorirlo, accompagnarlo, accelerarlo. Ma soltanto se esiste una visione capace di trasformarla in opportunità. Per questo la domanda decisiva non dovrebbe essere quale città vinca e quale perda. La domanda dovrebbe essere un'altra.
Quale futuro immaginiamo per questo territorio e quale ruolo intendiamo svolgere nella sua costruzione. A questa domanda i cittadini hanno il diritto di chiedere una risposta. Non per sapere dove passerà una linea ferroviaria, ma per comprendere quale futuro si stia immaginando per il territorio che abitano.
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