Politica - Dopo la sentenza che boccia il ricorso del Comune, la consigliera Noury esige trasparenza sulle spese legali e chiede verifiche sui dirigenti per potenziale danno alle casse comunali
"Quale interesse pubblico giustificava l'utilizzo di risorse dei cittadini per sostenere una battaglia giudiziaria conclusasi con una doppia soccombenza dell'Ente?" È questo il fulcro dell'intervento portato in Consiglio Comunale da Nora Noury, consigliera comunale di minoranza, attraverso un'interrogazione a risposta scritta e orale rivolta al Sindaco e alla Giunta.
Al centro della contestazione vi è l'ostinazione processuale del Comune di Cassino nella difesa del Permesso di Costruire n. 3805, rilasciato in data 4 aprile 2024 dall'Area Tecnica SUE in favore di una società privata. Il provvedimento, che autorizzava un intervento qualificato come "demolizione e ricostruzione", è stato impugnato dai cittadini confinanti ed annullato in primo grado dal TAR Lazio (Sezione staccata di Latina) con la sentenza n. 396 del 24 aprile 2025.
I giudici amministrativi avevano già rilevato come l'intervento non consistesse in una mera ristrutturazione, bensì in una vera e propria "nuova costruzione", evidenziando la macroscopica illegittimità del cumulo tra gli incrementi volumetrici premiali previsti per la rigenerazione urbana e gli indici di zona del P.R.G..
Nonostante la palese illegittimità segnalata in primo grado e la condanna al pagamento delle spese di lite per € 1.500, l'Amministrazione comunale ha scelto di non agire in autotutela, preferendo conferire un nuovo incarico legale per proporre appello autonomo (Ricorso n. 5208/2025) al Consiglio di Stato. In questo modo, l'Ente ha continuato a sostenere la legittimità del proprio operato, affiancando di fatto le ragioni del convenuto privato. Un accanimento che si è concluso con la pubblicazione della sentenza n. 1883/2026, con cui il Consiglio di Stato ha rigettato integralmente l'appello del Comune, confermando in toto l'illegittima sommatoria degli aumenti volumetrici.
Attraverso la sua interrogazione, la consigliera Noury esige ora chiarezza su tre punti fondamentali: l'ammontare esatto e dettagliato dell'esborso economico totale sostenuto dal Comune di Cassino per le difese legali nei due gradi di giudizio, comprensivo di onorari, contributi unificati e somme liquidate per la condanna al TAR.
Quali presunte ragioni di "interesse pubblico" abbiano spinto la Giunta a ostinarsi in questa difesa, in un contenzioso edilizio dove l'Ente pubblico non aveva alcun obbligo istituzionale di costituirsi. I provvedimenti o le segnalazioni per il recupero del danno erariale che si intendono adottare nei confronti dei dirigenti e dei funzionari che hanno istruito e rilasciato un permesso di costruire viziato da violazioni così gravi ed evidenti.
"In un contenzioso edilizio in cui si contrappongono il profitto speculativo del costruttore e il diritto al rispetto delle distanze dei vicini, questa ostinazione processuale appare volta unicamente a difendere un investimento privato, comportando un ingiustificato esborso di denaro dei contribuenti", ha dichiarato Noury a margine dell'intervento.
"Dopo la sentenza definitiva del Consiglio di Stato, resta aperta una questione fondamentale: quali iniziative intende adottare ora l'Amministrazione per dare seguito a una pronuncia che ha confermato l'illegittimità del titolo edilizio rilasciato? I cittadini hanno il diritto di sapere come vengono impiegate le risorse pubbliche. Continuerò a vigilare affinché vi siano trasparenza, chiarezza e tutela dell'interesse pubblico."
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