Cassino, estate rovente senza villa: il Ministero dell'Ambiente attiva l'ISPRA sul caso dei rifiuti

Cronaca - A venti giorni dai sigilli, ancora nulla di fatto sull'istanza di dissequestro del parco: gli uffici del Municipio prendono tempo per verificare la non pericolosità dell'unico polmone verde della città. Il sindaco Salera: "In questi giorni si stanno facendo tutte le relazioni necessarie"

Cassino, estate rovente senza villa: il Ministero dell'Ambiente attiva l'ISPRA sul caso dei rifiuti
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 30-06-2026 10:49 - Tempo di lettura 3 minuti

Un’ondata di caldo infernale sta stringendo d'assedio l’Italia da Nord a Sud e la città martire non fa eccezione, anzi: all’ombra dell’abbazia, anche a causa dell’alto tasso di umidità, si soffre ancora di più per le alte temperature che hanno sfiorato la soglia critica dei 40°C. Questa morsa del caldo rende l’assenza della villa comunale ancora più drammatica, essendo il “parco della pace” l'unico vero polmone verde della città. 

Con l'arrivo del grande caldo, soprattutto nelle ore serali, quel rappresentava infatti l'unica vera valvola di sfogo per uscire di casa, trovare un po' di refrigerio e godersi un angolo di ombra e natura. Ad oggi, la cittadinanza si ritrova del tutto privata del suo principale polmone verde fruibile, proprio nel momento dell'anno in cui ce ne sarebbe più disperato bisogno.

Lo scorso 17 settembre, quando c’è stata l’inaugurazione dopo i lavori finanziati con fondi del PNRR per circa 2 milioni di euro, tutti aspettavano l’arrivo dell’estate per godersi appieno la villa ma i sigilli scattati giovedì 11 giugno, hanno messo fine alle speranze. Come si è arrivati al sequestro, è storia ormai nota:  il capitolato d'appalto del progetto prevedeva espressamente che per la sistemazione a verde venisse fornito e posato del terreno coltivo di alta qualità; al contrario, le imprese esecutrici e le ditte fornitrici avrebbero sversato nel cantiere circa 6.886 metri cubi di materiale qualificato giuridicamente come rifiuto, proveniente dalla lavorazione meccanica di scarti da demolizione e costruzione.

Si tratta, nella sostanza dei fatti, di una truffa ai danni del Comune: il sindaco Enzo Salera, poche ore dopo l'accaduto, aveva annunciato che sarebbe stata presentata  istanza di dissequestro. A distanza di venti giorni, però, il Municipio non si è ancora mosso in tal senso. Il primo cittadino spiega  che in “questi giorni si stanno facendo le relazioni per definire la non pericolosità per i cittadini”.

Una data certa o presunta per la possibile riapertura e per la presentazione dell’istanza di dissequestro, ad oggi ancora non c’è ed è abbastanza facile immaginare che l’intera estate trascorrerà senza la possibilità per i cittadini di frequentare la villa comunale.

Intanto, proprio in queste ore la vicenda ha fatto registrare una svolta istituzionale di particolare rilievo: l’Associazione Nazionale della Sanità Militare Italiana, tramite la Sezione Provinciale di Frosinone, ha reso noto di aver ricevuto una nota ufficiale dal Ministero dell’Ambiente, datata 26 giugno 2026. Con questo documento il Ministero ha confermato di aver preso in esame la documentazione trasmessa dall’Associazione e ha annunciato l'avvio di una specifica istruttoria tecnica.

Il Ministero ha infatti ufficialmente richiesto all’ISPRA di valutare l’eventuale sussistenza di una minaccia di danno ambientale o di un danno ambientale vero e proprio con riferimento all’area oggetto di indagine. Sarà proprio la successiva relazione tecnica dell’ISPRA a consentire al Ministero di valutare l’eventuale adozione delle iniziative e dei provvedimenti previsti dalla normativa vigente in materia di tutela ambientale. Nella medesima nota, il dicastero richiama espressamente i fatti già riportati nel comunicato diffuso in precedenza dai Carabinieri Forestali e dai Nuclei Operativi Ecologici. 

L'obiettivo del Municipio è quello di accelerare l'iter burocratico per restituire il parco ai cassinati ma resta il fatto che, tra i tempi tecnici necessari all'ISPRA per esprimersi, le verifiche ministeriali e la stesura delle relazioni comunali, i residenti si trovano costretti a subire i quaranta gradi dell'estate urbana senza poter beneficiare del loro spazio verde più importante, con una matassa giudiziaria che appare ancora tutta da sbrogliare.





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