Attualità - La delegazione guidata da Sarah Grieco fotografa una realtà drammatica: oltre la metà dei detenuti assume psicofarmaci senza uno psichiatra dedicato, celle sovraffollate e locali fatiscenti. Dalla conferenza stampa l'appello per un piano estivo straordinario, telefonate quotidiane e misure alternative
Nei giorni scorsi una delegazione dell'Alleanza per l’articolo 27 della costituzione ha visitato la Casa Circondariale di Cassino nell'ambito della mobilitazione nazionale che ha coinvolto decine di istituti penitenziari in tutta Italia.
La referente della delegazione è stata Sarah Grieco, docente di esecuzione penale dell’Università di Cassino. Alla visita hanno partecipato Enzo Salera, Sindaco della città di Cassino, Francesca Calvani, assessore alle politiche sociali, Gianluca Giannichedda, Presidente della Camera Penale di Cassino, Suor Ermanna Beccacece, coordinatrice Casa della Carità e don Emanuele Secondi, Cappellano del carcere, Angela De Felice, assistente sociale della Caritas di Cassino.
La visita è stata preceduta da una conferenza stampa alla quale ha preso parte anche il prof. Luigi Di Santo, Direttore del Corso di Laurea in Scienze giuridiche oltre ai componenti della camera penale.
La delegazione ha incontrato la direttrice, il personale di polizia penitenziaria, l’area educativa, gli operatori sanitari. I delegati hanno potuto visitare il primo piano della sezione I, il reparto “isolamento e nuovi giunti”, l’infermeria e la sezione dei “sex offenders”.
Dalla visita è emerso un quadro caratterizzato da un grave sovraffolamento carcerario: nel reparto dedicato all’isolamento e ai nuovi giunti le celle per una persona sono adibite per tre; nella sezione dei sex offenders le stanze sono quasi tutte con 7 posti letto, così come al terzo piano della prima sezione. Questo a causa anche della chiusura del secondo piano per una ristrutturazione in corso oltre alla chiusura dal 2019 della prima sezione per inagibilità. Non vi sono spazi sufficienti neppure per le attività trattamentali. La direttrice si è vista costretta all’utilizzo per attività anche della cappella.
Si tratta di una situazione che evidenzia, ancora una volta, le difficoltà strutturali che attraversano il sistema penitenziario italiano.
Ad eccezione del primo piano, reparto con regime chiuso di recente ristrutturazione, gli altri locali sono fatiscenti, con arredi vecchi e precarie condizioni igienico-sanitarie. Vi sono ventilatori in tutte le celle ma mancano ancora i frigoriferi. Servono lavatrici e altri servizi essenziali. In tal senso la delegazione si è fatta carico di reperire finanziamenti per fornire le lavatrici.
Particolare attenzione destano le criticità sanitarie. Non vi sono specialisti e le visite esterne richiedono tempi lunghi. Da un colloquio con il responsabile dell’area sanitaria è emerso che circa 90 persone sulle 160 detenute presenta problemi psichiatrici e devono assumere psicofarmaci. Nonostante ciò non vi è uno specialista dedicato ad eccezioni degli psicologi. Sono previsti due ingressi di psichiatri a settimana ma spesso non viene garantita tale frequenza e gli operatori cercano di far fronte al problema come possono.
Nel periodo estivo le attività scolastiche e lavorative si interrompono. La Caritas cerca di essere maggiormente presente per far fronte alla solitudine di questo periodo. Non vi è patronato e altri servizi per i detenuti.
Vi sono alcuni corsi di formazione quali quelli per la sicurezza alimentare e altri finanziati con progetti specifici ma andrebbero sicuramente incrementati e resi continuativi.
Aspetti positivi: - La direzione ha autorizzato un numero di telefonate superiore a quello previsto dal regolamento penitenziario; in alcuni casi particolari quasi quotidiano. - Si cerca di garantire le 8 ore fuori dalla cella anche nel reparto a regime chiuso del primo piano. Più in generale, da parte della dirigenza e del personale educativo e preposto alla sicurezza si respira un clima di massima collaborazione e concretezza per cercare di far fronte agli innumerevoli disagi, legati anche alla mancanza di finanziamenti sufficienti da parte dell’amministrazione penitenziaria; a volte non si riesce ad affrontare neppure il costo delle utenze.
L'articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere al reinserimento sociale della persona. Visitare gli istituti penitenziari significa verificare concretamente quanto questi principi trovino effettiva applicazione nella vita quotidiana delle persone detenute e di chi lavora negli istituti.
La visita alla Casa circondariale di Cassino si inserisce in una giornata nazionale che ha visto le associazioni dell'Alleanza entrare contemporaneamente in numerose carceri italiane per richiamare l'attenzione pubblica sulle condizioni di detenzione e sulla necessità di politiche orientate alla dignità della persona, alla riduzione del sovraffollamento e al reinserimento sociale.
Al termine della visita, la delegazione ritiene prioritario: - Richiedere la presenza di uno specialista in psichiatria; - Sollecitare il DAP a fornire di più risorse economiche il carcere di Cassino; - L’attivazione di corsi di formazione professionale; - Finanziamenti per ripristinare l’ala dichiarata inagibile nel 2019.
Tra le proposte emerse soprattutto durante la CONFERENZA STAMPA:
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