Politica - La presidente dell'associazione Futura di Cassino lancia l'affondo su degrado, verde pubblico e manutenzione ordinaria: "Si pensi alle cose semplici prima delle grandi opere"
"C’è una domanda che dovremmo porci tutti, amministratori e cittadini: perché Cassino appare sempre più come una città che ha smesso di prendersi cura di sé? E la risposta la troviamo facilmente. Basta percorrere le strade della città, attraversarne gli ingressi, arrivare nelle periferie o solo passeggiare nel centro per rendersi conto di uno stato di abbandono che, purtroppo, è ormai sotto gli occhi di tutti.
C’è una parola che oggi manca più di tutte nell’azione amministrativa della nostra città: cura. La cura dei luoghi, del patrimonio pubblico, del verde, delle strade, dell’immagine di Cassino. La cura di ciò che già c’è e che appartiene a tutti".
A parlare è Maria Vittoria Andreotti, presidente dell'associazione 'Futura' di Cassino, che spiega: "Da troppo tempo assistiamo, invece, a un progressivo abbandono della città. Non servono proclami né inaugurazioni per rendersene conto: basta uscire di casa. Il verde pubblico cresce senza manutenzione, le strade si deteriorano e l’incuria diventa la normalità.
Il primo impatto con Cassino è tremendo. La rotatoria che dovrebbe accogliere chi arriva in città è completamente secca, incolta, trascurata. Le aree verdi lungo l’accesso al centro sono nelle stesse condizioni e il manto stradale racconta la medesima storia di abbandono.
E non si scarichino responsabilità sostenendo che quelle aree appartengono ad altri enti. Un’Amministrazione comunale non può limitarsi a dire “non è competenza nostra”. Ha il dovere istituzionale e morale di pretendere che gli ingressi della città siano, perlomeno, dignitosi, di sollecitare, pretendere, collaborare, fare pressione su chiunque abbia responsabilità. Perché quella è l’immagine di Cassino, non dell’Anas, della Provincia o di qualsiasi altro ente.
Poi ci domandiamo perché migliaia di turisti salgano all’Abbazia di Montecassino e ripartano senza fermarsi nel centro cittadino. Forse la risposta è proprio davanti ai nostri occhi. Una città trascurata non invita a essere vissuta.
Ma il problema non riguarda solo le periferie o gli accessi. Anche il centro cittadino appare sempre più dimenticato. Strade, marciapiedi, aiuole, immondizia ovunque. È difficile comprendere la logica di investire milioni di euro in nuovi progetti, immaginare piazze monumentali o interventi faraonici, sempre con risorse pubbliche e senza un reale coinvolgimento della cittadinanza, quando poi manca perfino la manutenzione ordinaria.
La buona amministrazione non si misura dalla quantità di cemento che riesce a inaugurare, specie se si favorisce il cemento in danno del verde. Si misura dalla capacità di garantire ogni giorno una città pulita, ordinata, curata e accogliente. Prima si mantiene ciò che esiste. Poi, eventualmente, si costruisce altro.
Perché il rischio è quello che abbiamo già visto troppe volte: opere inaugurate con grande enfasi e poi lasciate lentamente al proprio destino. Il nuovo Corso pedonale è lercio! Anche la storica fontanella di Sant’Antonio, fedele compagna di generazioni di cittadini, oggi è asciutta. È un’immagine che colpisce perché racconta, meglio di tante parole, lo stato d’animo di una città che sembra aver perso attenzione verso se stessa.
ĺIo credo che amministrare significhi innanzitutto prendersi cura. Delle piccole cose prima ancora che delle grandi opere. Perché sono proprio le piccole cose a determinare la qualità della vita dei cittadini e a costruire l’identità di una comunità.
Cassino non ha bisogno di altre passerelle, ha bisogno di essere amata. Ha bisogno di essere curata. Ha bisogno di un’Amministrazione che torni a occuparsi della città reale, quella che i cittadini vivono ogni giorno, e non soltanto di quella che compare nei rendering dei progetti futuri.
Cassino merita molto di più. Merita attenzione quotidiana, manutenzione costante, rispetto per il patrimonio comune e una visione amministrativa che parta dalle cose semplici ma essenziali. Perché una città bella non è quella che inaugura continuamente nuove opere, ma quella che sa custodire con orgoglio ciò che già possiede. Solo allora potremo tornare a essere una città di cui andare fieri".
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