Attualità - Dalle gaffe geografiche alla “purezza” genetica, dalla remigrazione al Mediterraneo trasformato in confine: mentre la politica rispolvera identità e vecchi fantasmi, l’Italia reale sale sul podio e racconta un Paese fatto da sempre di incontri e mescolanze. E forse, più che di remigrazione, servirebbe una massiccia “rescolarizzazione”
In estate, complici le ferie, le giornate più lunghe e l'amico che torna in paese dopo un anno, ci si ritrova spesso a tavola e aumentano, quindi, le occasioni per sperimentare in cucina. Sovente ci si improvvisa chef: si apre il frigo e si mette giù una cenetta con quello che si ha. Le vere capacità culinarie si vedono proprio quando si è in grado di preparare leccornie con gli avanzi, come quelle pere cotte che vanno tanto per la maggiore negli ultimi anni, soprattutto se al gusto di tagli alle accise o riforma della legge Fornero.
Bisogna essere bravi improvvisatori. Se in casa vi mancano ingredienti fondamentali, come ad esempio la conoscenza dei confini del ridicolo, niente paura: ridefinite direttamente quelli geografici. In un attimo otterrete un piatto succulento: l’Italia che confina con la Spagna. Un'insalatona ricca che sfamerà chiunque, dagli inetti agli analfabeti di ritorno. Unica raccomandazione: consumatela in fretta, tra un ricorso alla Consulta sul conflitto di attribuzione per le chat di Delmastro e l'adesione al piano di riarmo da 14,9 miliardi di euro di debito pubblico.
Accendete la TV e sentite la notizia dell'ennesimo femminicidio? Niente panico, ci pensa il famigerato Peregrino Astrunzi: sostituite il femminicidio con la "passione" e otterrete il "patriarcato mediterraneo". No, non si prepara con capperi e origano; ci vogliono ingredienti più loschi, roba da magia nera e da antropologia da tastiera, ideale per rassicurare i maschietti nostalgici che il problema non sono loro, ma la genetica.
Del resto, come ebbe a spiegare tempo fa il Guardasigilli motivando la violenza di genere; se tutto è scritto nel "subconscio e nel codice genetico" del maschio, perché mai dovremmo prenderci la briga di fare prevenzione culturale? È la biologia, bellezze!
Quindi, dicevamo, procedete rimestando in un pentolone sangue e radici. Il sangue, sia chiaro, deve essere di pura stirpe italica, quella che vanterebbe una fantomatica superiorità biologica. Ovviamente sorvoleremo sul fatto che gli studi di genetisti del calibro di Luigi Luca Cavalli-Sforza, e le ricerche coordinate da Giovanni Destro Bisol, abbiano effettivamente dimostrato che gli italiani possiedono una varietà genetica fino a 30 volte superiore rispetto al resto d’Europa. In pratica non siamo "puri": siamo il più colossale, caotico e meraviglioso cocktail di migrazioni e mescolanze della storia. Per intenderci, la distanza genetica tra un milanese e un palermitano è pari a quella tra un francese e un tedesco. Ma ehi, perché annoiarsi con la scienza quando si possono bere balle sovraniste sotto l'ombrellone?
Le radici, poi, devono essere greche («E 'ste radici? Tiè, senti 'ste radici. Queste so' greche!»), romane e cristiane. Poi decidete voi se pregare Zeus, Gesù o Giano Bifronte. Quest'ultimo ha due volti: uno guarda al passato e, in questa ricetta, pure l'altro fissa rigorosamente il passato, possibilmente quel Ventennio mai digerito e, soprattutto, mai evacuato. Una pozione da stregoni, insomma. Infatti, il generale vi sta stregando, offrendo un rassicurante nido di banalità a un popolo che preferisce farsi guidare da un paracarro in divisa piuttosto che sforzarsi di pensare e informarsi. Del resto, come resistere a proclami del tipo: “Siamo la feccia e ne siamo orgogliosi, porteremo la feccia in Parlamento!”? Quindi il tutto va innaffiato da calici di vilipendio, perché signori, se non è vilipendio questo, ditemi voi cos’è!
In questo agosto rovente, però, non mettetevi ai fornelli davanti al televisore acceso; altrimenti rischiate di incappare nei servizi sulle favolose vittorie azzurre agli Europei di atletica. Vittorie che sono la fotografia esatta di quell'Italia vera, reale, fatta di meravigliosi intrecci genetici. Vedi Mohamed Soudassi, vedi Fausto Desalu, vedi Nadia Battocletti, e vedi anche quello straordinario, seppur rammaricato, 10”08 di Jacobs in semifinale.
Questa è l'Italia che sa di futuro, di merito, di autentico orgoglio e di uno spirito patriottico sano. E mentre mediocri cialtroni continuano a parlare di remigrazione, blocchi navali e clandestini — decidendo chi abbia o meno il diritto di salvarsi e vedendo, in chi si lascia alle spalle qualcosa che è peggio della paura di annegare, solo punti percentuali per i sondaggi — la migliore Italia si prende la sua rivincita.
È l'Italia del domani che, esattamente come ha sempre fatto in passato, continua a mescolare codici genetici e si migliora. Perché è proprio questa mescolanza il vero carburante del genio e della straordinaria capacità italiana.
Questa Italia sale sui podi più alti d'Europa e del mondo guardando, lei sì, dritta al futuro. Un futuro azzurro come la bandiera europea e azzurro come il mare Mediterraneo, che da millenni non è un muro, ma uno scambio vitale di culture. Solo che oggi qualcuno vi sta convincendo che sia del tutto normale vederlo trasformato in un cimitero di sommersi.
Ma la Storia non dimentica, e la memoria ci restituisce spietata l'eco di Primo Levi: i sommersi e i salvati. Solo che stavolta i sommersi muoiono nel silenzio della nostra indifferenza indotta, mentre i salvati, sul podio, sventolano la bandiera di un futuro che la cecità dei decreti non può fermare.
Forse allora, per salvare questo Paese, per farlo riemergere da un torpore fatto di proclami dal lessico disumano, la vera soluzione non è la "remigrazione", ma una massiccia, urgente rescolarizzazione, a partire proprio dai banchi del Parlamento.
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