Gps nascosto nella bambola della figlia per pedinare l'ex: "Ho paura, non si fermerà"

Cronaca - La storia di una 43enne del Cassinate dopo 26 anni di soprusi e violenze. La scoperta del dispositivo nel giocattolo, poi le minacce nonostante il divieto di avvicinamento. Domenica l'ex marito è stato arrestato ed è ai domiciliari ma la donna lancia un appello alle istituzioni: "Bisogna fare di più per salvare le vittime di violenza, servono leggi più severe"

Gps nascosto nella bambola della figlia per pedinare l'ex: "Ho paura, non si fermerà"
di autore LeggoCassino.it - Pubblicato: 21-08-2026 16:35 - Tempo di lettura 3 minuti

Per mesi avrebbe continuato a controllare i suoi movimenti nonostante la separazione e le misure adottate per tenerlo lontano. Per farlo, secondo quanto ricostruito, avrebbe nascosto un piccolo dispositivo Gps in un posto insospettabile: la bambola regalata alla figlia di nove anni. A scoprire tutto è stata proprio la madre mentre stava togliendo le batterie dal giocattolo.

È la storia di una donna di 43 anni del Cassinate, alle spalle 26 anni di soprusi e violenze e una separazione arrivata dopo uno degli episodi più drammatici. Una vicenda che nelle ultime settimane ha fatto scattare il Codice Rosso e che domenica scorsa ha avuto un nuovo capitolo: l'ex marito l'avrebbe inseguita e minacciata di morte nonostante il divieto di avvicinamento. L'uomo è stato arrestato e ora si trova ai domiciliari con il braccialetto elettronico.

Tutto è venuto alla luce quasi per caso, attraverso una bambola e la richiesta della figlia più piccola già lo scorso mese di marzo (LEGGI QUI: Nasconde GPS nella bambola della figlia per spiare la ex: scatta il divieto di avvicinamento).

"Mia figlia - racconta la donna - non sopportava più di sentire piangere la bambola che gli aveva regalato il padre e così mi ha chiesto di togliere le batterie". Quando la donna ha aperto il vano per rimuovere le pile, però, ha notato qualcosa che non avrebbe dovuto trovarsi lì: un minuscolo dispositivo nero nascosto all'interno della cavità della bambola.

Lo ha quindi consegnato ai carabinieri. Secondo quanto ricostruito, si trattava di un sistema Gps attraverso il quale era possibile localizzare gli spostamenti. Una scoperta ancora più inquietante alla luce del rapporto tra i due ex coniugi: la donna si era infatti separata dopo anni di maltrattamenti e l'uomo poteva vedere la figlia soltanto nell'ambito di incontri protetti.

Dopo la scoperta del dispositivo e la denuncia, per l'uomo, un operaio di un'officina meccanica originario di Castrocielo, è scattato il cosiddetto Codice Rosso. L'autorità giudiziaria ha adottato le misure previste e alla donna è stato assegnato anche un dispositivo anti-stalking collegato con la caserma dei carabinieri, in grado di segnalare l'eventuale avvicinamento dell'ex marito, destinatario del relativo divieto.

Poi arriva domenica scorsa. "Stava uscendo dal lavoro e me lo sono ritrovato davanti - racconta la donna - Mi ha raggiunto in auto, affiancandola e minacciandola di morte, nonostante il divieto di avvicinamento". L'allarme, dopo un iniziale ritardo, è entrato in funzione. L'uomo è fuggito in auto e si è dileguato nella propria abitazione.

I militari lo hanno successivamente rintracciato in casa. Il meccanico è stato arrestato e attualmente si trova agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Una misura che, però, non basta a tranquillizzare la donna. "Io non mi sento affatto al sicuro" racconta, pensando soprattutto a quello che potrà accadere quando termineranno gli arresti domiciliari dell'ex marito. "Non sarà certo il braccialetto elettronico a fermarlo".

Dietro gli ultimi episodi c'è una storia molto più lunga. La donna racconta di aver vissuto per 26 anni tra soprusi, angherie e paura, sopportando a lungo anche per cercare di proteggere i quattro figli. La situazione sarebbe precipitata definitivamente nel settembre dello scorso anno. "Dopo aver tentato di strangolarmi mi ha puntato un coltello alla gola davanti alla mia bambina. È stata proprio mia figlia, inginocchiata davanti a lui, a implorarlo di non uccidermi, a salvarmi", racconta la donna.

È quello il momento che segna il punto di non ritorno. Decide di dire basta, prende con sé la figlia più piccola e lascia la casa. Gli altri figli, ormai maggiorenni, si erano invece allontanati dal nucleo familiare non appena ne avevano avuto la possibilità.

A distanza di mesi, proprio la figlia più piccola torna ad avere un ruolo centrale nella vicenda. Prima inginocchiata davanti al padre, nel disperato tentativo di impedirgli di fare del male alla madre. Poi, quasi per una coincidenza, protagonista della scoperta del dispositivo nascosto nella bambola ricevuta in regalo. Una semplice richiesta, quella di togliere le batterie perché non voleva più sentire il giocattolo piangere, ha permesso alla madre di trovare il Gps e di scoprire di poter essere localizzata nei suoi spostamenti.

Ma la paura non è finita. "Ho sempre il terrore di vedermelo sbucare davanti da un momento all'altro", racconta. E dalla sua storia arriva anche un appello alle istituzioni affinché vengano rafforzati gli strumenti di tutela per chi denuncia violenze e maltrattamenti. "Bisogna veramente fare di più per salvare le donne vittime di violenza. Chiedo leggi più severe. Dopo aver sopportato per 26 anni angherie e soprusi di ogni genere, il mio ex marito meritava soltanto il carcere. Le donne devono essere ascoltate e non devono abbassare la guardia, questi mostri vanno sbattuti dentro e buttata la chiave"





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