Medicina a Cassino, non basta dire «anche»: la proposta ora passi dalle parole ai fatti

Opinioni - Il Comune può riunire i soggetti interessati, ma la scelta di progettare il corso spetta all’Università. Fardelli ha rilanciato la proposta. Ora serve uno studio su docenti, strutture cliniche, risorse e tempi

Medicina a Cassino, non basta dire «anche»: la proposta ora passi dalle parole ai fatti
di Dario Nicosia - Pubblicato: 24-09-2026 18:29 - Tempo di lettura 4 minuti

Nella proposta rilanciata da Luca Fardelli c’è un avverbio apparentemente innocuo sul quale varrebbe la pena soffermarsi: «anche». Un corso pubblico di Medicina «anche a Cassino», dopo l’apertura a Frosinone del corso della Link Campus University.

Ma perché «anche»? A Frosinone nascerà un corso privato; Cassino ospita già un’università pubblica. Non stiamo parlando di due iniziative identiche, né necessariamente concorrenti. La domanda potrebbe allora essere posta in maniera più semplice e più ambiziosa: esistono le condizioni per istituire un corso pubblico di Medicina a Cassino?

Fardelli ha ragione quando chiede uno studio di fattibilità e riconosce che non bastano un annuncio, qualche aula e la vicinanza di un ospedale. Servono docenti, laboratori, strutture cliniche, accordi per la formazione degli studenti, risorse e accreditamento. Tutto vero. Ma perché quelle verifiche comincino, occorre una scelta istituzionale: decidere che la proposta merita di essere esaminata sul serio. E occorre capire chi debba fare cosa.

Il Comune di Cassino potrebbe prendere l’iniziativa politica e chiamare a discutere i soggetti interessati. Non può istituire un corso universitario, ma può evitare che la proposta resti affidata a una dichiarazione e poi scompaia. Potrebbe coinvolgere anche i sindaci del Cassinate e dei territori che guardano a Cassino per lo studio, il lavoro e i servizi. Se chiediamo un corso pubblico di Medicina per il Lazio meridionale, dobbiamo essere capaci di mostrare che l’interesse supera i confini di un solo Comune.

La prima decisione sostanziale spetta però all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. È l’Ateneo che dovrebbe dire se intende progettare il corso e se può sostenerlo: quali docenti occorrerebbero, quali spazi e laboratori, con quali costi e in quali tempi. Non basta aprire il primo anno. Bisogna garantire agli studenti l’intero percorso.

Poi c’è la formazione clinica. La ASL e le strutture sanitarie dovrebbero verificare quali attività potrebbero ospitare, con quali professionisti e attraverso quali accordi con l’Università. La presenza di un ospedale è importante, ma non risponde da sola a queste domande. Occorre anche capire quali risorse servirebbero perché la formazione degli studenti non venga caricata su servizi già impegnati nella cura dei pazienti.

A questo punto la Regione Lazio non sarebbe un semplice invitato al tavolo. Dovrebbe valutare come il nuovo corso si collocherebbe nell’offerta formativa e quale rapporto avrebbe con l’assistenza sanitaria. Per Medicina è richiesto il suo parere positivo. È dunque alla Regione che va posta una domanda politica precisa: è disposta a esaminare la proposta di Cassino e a indicare le condizioni alle quali potrebbe sostenerla?

Solo dopo un progetto costruito dall’Ateneo, con le necessarie verifiche e intese, si arriverebbe alla procedura di valutazione e accreditamento presso il Ministero dell’Università e l’ANVUR. Raccontare questa filiera serve a distinguere una possibilità concreta da un desiderio: nessuno dei soggetti coinvolti può sostituirsi agli altri.

E i parlamentari? Non potrebbero decidere al posto dell’Università o della Regione. Potrebbero però aiutare il territorio a ottenere attenzione e risposte, seguire il percorso nelle sedi nazionali e riferire pubblicamente ciò che hanno fatto. Per Cassino la domanda riguarda Nicola Ottaviani, eletto alla Camera nel collegio che comprende il Cassinate e diversi comuni pontini, e Claudio Fazzone, eletto al Senato nel collegio di cui Cassino fa parte.

Ottaviani è stato sindaco di Frosinone, città che non apparteneva al collegio uninominale in cui è stato eletto deputato. La sua storia politica si è formata dunque altrove rispetto a una parte importante del territorio che oggi rappresenta. Non è una colpa, ma rende ancora più utile una domanda diretta: considera il possibile corso pubblico di Medicina a Cassino una questione della quale occuparsi? La stessa domanda va rivolta a Fazzone. La Costituzione stabilisce che ogni parlamentare rappresenta la Nazione; a maggior ragione, nessuno dei due può considerare estranea una proposta che nasce in un territorio del proprio collegio.

Ma non basterebbero due parlamentari. Servirebbero i sindaci del Cassinate e degli altri comuni interessati. Sindaci che, viva Dio, per una volta potrebbero scendere dai loro personalissimi scranni comunali, mettere da parte qualche contesa di paese e chiedersi che cosa possa ancora tenere in vita un territorio che perde industria, occupazione e giovani.

Il polo automobilistico e il suo indotto attraversano una crisi che non può più essere trattata come una parentesi. L’Università è una delle istituzioni pubbliche che possono contribuire a creare conoscenza, lavoro qualificato e opportunità per i giovani. Chiedere se possa essere rafforzata attraverso un corso di Medicina significa cercare una prospettiva concreta per il Lazio meridionale.

Naturalmente potrebbe emergere che Medicina a Cassino non sia sostenibile. Potrebbero mancare i requisiti clinici, i docenti, le risorse o una rete ospedaliera adeguata. Ma anche una risposta negativa, se fondata su dati, sarebbe più seria dell’ennesima proposta lasciata evaporare dopo un comunicato stampa.

Il primo atto potrebbe essere un incontro promosso dal Comune di Cassino con l’Università, la ASL, la Regione, i sindaci del territorio e i parlamentari eletti nei collegi. Non per annunciare che Medicina si farà, ma per chiedere all’Ateneo se intenda avviare, insieme agli altri soggetti competenti, uno studio preliminare: che cosa esiste, che cosa manca, quanto costerebbe e in quali tempi si potrebbe procedere?

A quel punto sapremmo se stiamo discutendo di un progetto oppure coltivando un desiderio.

Fardelli ha riaperto una questione. Adesso occorre capire chi sia disposto ad assumersene la propria parte di responsabilità. Perché, se davvero esistono le condizioni per portare Medicina nell’università pubblica del Lazio meridionale, non abbiamo bisogno di chiedere un corso «anche» a Cassino. Abbiamo bisogno che le istituzioni comincino a lavorare seriamente per farlo a Cassino.





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