Politica - Il presidente della Commissione di Garanzia del Pd locale difende il neo segretario e attacca Sebastianelli, Evangelista e Incagnoli: "Prima di sollevare il caso sulla stampa potevano confrontarsi con lui. Nessuno può pretendere che un giovane rinunci al proprio lavoro". E sul trasferimento annunciato dal dipendente comunale, dice: "È stato questo il suo unico errore"
Un briciolo di senso delle istituzioni e di correttezza personale avrebbe imposto un percorso ben diverso a Sebastianelli, Evangelista ed Incagnoli. Se i tre consiglieri comunali avessero davvero ravvisato un’opportunità politica nella posizione di un dipendente dello
Una lettera garbata, un incontro a quattr’occhi per far notare la questione e permettergli di argomentare le proprie ragioni o far loro sapere le proprie intenzioni. Invece no. Hanno preferito buttare tutto subito in piazza, cercando, come al solito, il clamore mediatico e sparando la polemica sulla stampa con un comunicato che, peraltro, trasuda un forte tasso di ipocrisia.
Certo, parlavano al neo segretario cittadino del Partito Democratico, ma dimenticavano che dall’altra parte c’era anche un giovane lavoratore e dipendente comunale.
In secondo luogo, risulta del tutto irrispettoso instillare dubbi sulla deontologia professionale, sulla serietà e sull’imparzialità di un giovane che si è sempre distinto sul lavoro per correttezza, rettitudine ed educazione, e che oggi ricopre con merito il ruolo di segretario del circolo cittadino del Pd. Metterlo in discussione senza alcun elemento concreto è un atto grave. Di fronte a questo attacco del tutto inatteso, Lorenzo Vita, 27 anni, ha reagito con la solita signorilità, arrivando, però, persino a ipotizzare una richiesta di spostamento ad altra sede.
A questo punto, è del tutto legittimo che ciascuno risponda e intervenga nella veste che ritiene più opportuna. Chi scrive interviene nella veste di presidente della commissione di garanzia del Pd locale per ribadire a chiare lettere che nessuno può pretendere che un giovane rinunci o svilisca il posto di lavoro (guadagnato superando la concorrenza di tantissimi candidati). Il diritto al lavoro e il merito non possono diventare un’arma di ricatto politico.
Quanto a Lorenzo Vita – ed è qui che bisogna ammetterlo – ha commesso il suo errore. Lui, persona seria, figura impeccabile, è caduto in pieno nel tranello. Il suo imperdonabile fallo? Aver preso sin troppo sul serio l’attacco dei “Tre dell’Ave Maria” (per stare all’espressione simpaticamente usata da taluni in senso figurato e popolare) e aver persino annunciato alla stampa la volontà di fare un passo indietro dal suo incarico al Comune pur di togliere loro ogni pretesto.
Caro Lorenzo, qui – ripeto - sta il tuo sbaglio! Hai fatto come l’infallibile Ispettore Rock del vecchio Carosello, quello che risolveva tutti i gialli polizieschi ma, calvo come una patata, alla fine ammetteva di aver fatto uno sbaglio nella vita: quello di non aver mai usato la brillantina Linetti. Hai reagito d’istinto alle loro provocazioni con signorilità ed educazione, dimenticando che certi attacchi non vanno presi sul serio, semmai con sottile sfottò.
Bisogna anche aggiungere che - volendola dire tutta - i tre consiglieri, sempre iperattivi e incapaci di fermarsi, danno l’impressione di soffrire di un classico meccanismo di “proiezione”. Attribuiscono ad altri ciò che farebbero loro stessi se occupassero quel posto, ossia utilizzare il proprio ruolo per deviare dai compiti istituzionali e calpestare ogni deontologia professionale.
Più di qualche volta ci siamo chiesti se, spazientito, non sbagli il sindaco in consiglio comunale a rispondere alle loro sortite con toni duri e scudisciate. Ma guardando quest’ultima commedia, Salera forse ha sempre avuto ragione: contro certi teatrini, la pazienza istituzionale serve a poco e l’unica risposta efficace è metterli garbatamente (ma fermamente) alla berlina.
Caro Lorenzo, stai tranquillo. Mettiti comodo: una soluzione si troverà sempre. Ma non farti l’illusione di poterli accontentare o di vederli sereni: la loro vocazione prevalente in questa fase della loro vita politica, è non stare (e non far stare) mai tranquilli.
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