Economia - Scattano gli spostamenti verso Torino, Piacenza e Aversa. La Cgil contesta l’operazione: «Licenziamenti di fatto». Sullo sfondo la richiesta di proroga della Cigs e la crisi sempre più pesante dell’indotto.
Si apre un altro fronte nella crisi che sta investendo lo stabilimento Stellantis di Cassino e tutto il sistema dell’indotto e dei servizi. Questa volta l’allarme riguarda Atlas, l’azienda che gestisce i servizi di pulizia industriale e civile all’interno del sito di Piedimonte San Germano, con nuovi posti di lavoro che potrebbero essere a rischio.
A sollevare il caso è la Filcams Cgil Frosinone Latina. Nei giorni scorsi si è svolto al Ministero del Lavoro l’incontro sulla richiesta avanzata da Atlas per la proroga della Cigs. Contemporaneamente, però, da domani diventeranno esecutivi alcuni trasferimenti verso Torino, Piacenza e Aversa, comunicati dall’azienda ai lavoratori già all’inizio di agosto e impugnati dalla Filcams.
Secondo quanto riferisce il sindacato, Atlas e Uilm sostengono che i trasferimenti derivino da un accordo sindacale sottoscritto lo scorso 20 gennaio. Un'intesa che, denuncia la Filcams, "non è mai stata condivisa né resa pubblica, neanche ai diretti interessati", nonostante le ripetute richieste avanzate dall’organizzazione sindacale e dagli stessi lavoratori coinvolti.
Non sarebbe chiaro neppure il numero complessivo dei dipendenti interessati. La Filcams riferisce di aver impugnato cinque trasferimenti, uno dei quali successivamente ritirato, mentre altre situazioni si sarebbero già concluse con le dimissioni dei lavoratori e la richiesta della Naspi.
Per la Filcams si tratterebbe, quindi, di "licenziamenti di fatto". Il sindacato richiama alcuni pronunciamenti della Cassazione sui trasferimenti plurimi oltre i 50 chilometri e sostiene che in questo modo si finirebbe per operare al di fuori delle norme previste per i licenziamenti collettivi. Una situazione che, secondo la Cgil, sarebbe inoltre in contrasto con gli impegni assunti da Atlas in sede governativa per ottenere gli ammortizzatori sociali, dove l’azienda si sarebbe impegnata a non procedere con licenziamenti coatti.
"Da una parte si chiedono aiuti allo Stato, dall’altra si opera in completo sfregio di qualsiasi regola", attacca la Filcams. Nel mezzo ci sono lavoratrici e lavoratori part-time, già penalizzati, sottolinea ancora il sindacato, dal precedente accordo sul taglio del parametro orario sottoscritto dalla sola Uilm.
La vicenda Atlas apre così un ulteriore fronte occupazionale attorno a Cassino Plant. La riduzione dell’attività produttiva continua infatti a scaricare i suoi effetti anche sulle aziende dell’indotto e dei servizi. "Nella crisi Stellantis Cassino tutti pagano, ma c’è chi paga un po’ di più", conclude la Filcams, contestando anche l’idea che i trasferimenti possano rappresentare una misura a tutela dei posti di lavoro.
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