L'APPROFONDIMENTO - Torna l'appuntamento con la rubrica di Angelo Franchitto
Parlare di vaccini non è semplice, soprattutto in questo momento dove siamo coinvolti nel cercare di conoscere questo coronavirus. Intanto, in questi giorni si portano avanti le prime vaccinazioni per gli over 80. Allo stesso tempo l’attenzione dei cittadini è rivolta alle varianti del Coronavirus. La questione è se i vaccini saranno ugualmente efficaci e per quanto tempo. Mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono comuni e vengono osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia. Si tratta di una caratteristica dei virus, in particolare quelli a RNA come i coronavirus, per cui essi evolvono costantemente attraverso le mutazioni del loro genoma. Una cosa è certa, la maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo sulla malattia, né sul vaccino, il quale resta efficace.
Ma qualcuna di queste mutazioni può causare alcune variazioni del virus per cui, le nuove versioni hanno un vantaggio rispetto alle altre, e una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con forme più severe di malattia, queste nuove forme del virus possono risultare capaci di aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo ed essere così immuni al vaccino. In questi casi le variazioni diventano motivo di preoccupazione da parte di medici ed esperti, e devono essere monitorate con attenzione. Oggi conosciamo ben tre nuove varianti del Covid-19. Sono conosciute abitualmente come: variante inglese, brasiliana e sudafricana. Il nome viene dato loro dal luogo in cui sono state individuate per la prima volta. In realtà le varianti del Covid-19 sono molte di più. Il fatto è che non tutte le variazioni del virus sono rilevanti, perché spessissimo non interferiscono con il lavoro del vaccino, il quale resta efficace.
Dobbiamo preoccuparci di queste varianti? Il processo di vaccinazione subirà dei rallentamenti per adeguare il vaccino alle varianti?
Quello che sappiamo con certezza è che, quando lo scorso inverno il coronavirus ha fatto irruzione nel mondo, gli scienziati sapevano che era pericoloso. Ma la speranza di questi studiosi era quella di trovarsi avanti a un virus che fosse stabile. Generalmente osserviamo che i coronavirus non mutano facilmente. Per esempio, i virus che causano l’influenza, l’epatite o l’AIDS, hanno la tendenza a restare stabili. Ciò significa che non si modificano, o si modificano poco. Questo perché, in parte, possiedono un sistema molecolare di “correzione bozze” che impedisce loro errori genetici e grandi mutazioni. Un sistema che rende il lavoro di chi realizza i vaccini piú semplice. Ma il SARS-CoV-2 è anomalo in questo ed è sprovvisto di tale sistema di sicurezza.
La mancanza di questo sistema rende il Covid-19 altamente instabile e soggetto a numerose variazioni genetiche. I ricercatori hanno studiato che, da quando è passato dagli animali all’uomo, SARS-CoV-2 ha riportato numerose piccole mutazioni casuali. A livello di vaccini non siamo sicuri che le mutazioni osservate richiedano importanti modifiche al vaccino. D’altra parte, i ricercatori parlano di mutazioni possono essere errori in una sola lettera del codice genetico virale, ma parlano anche di delezioni o inserzioni di tratti più lunghi. Dunque, anche l’Istituto superiore di sanità conferma la possibilità che le varianti del Covid-19 possono, ad un certo punto, compromettere l’efficacia degli anticorpi monoclonali e, in alcuni casi, anche dei vaccini che si stanno facendo dallo scorso 27 dicembre in Europa. Ma, al momento, nessuno studio in corso ha dimostrato una minore efficacia dei vaccini.
Quindi sembra che il vaccino protegga e immunizzi i soggetti in maniera piena ed in modo efficace sulla variante inglese. Un discorso a parte va fatto sulla variante sudafricana e su quella brasiliana. Al momento non abbiamo certezze, ma queste varianti potrebbero portare a una diminuzione nell’efficacia. Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione, anche in questo caso, l’Istituto superiore di sanità, avverte che non ci sono ancora evidenze definitive, ma che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia a causa delle variazioni del virus.
Intanto, notizia recente, l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) raccomanda ai produttori di vaccini di relazionare in merito alla capacità di efficacia del vaccino rispetto alle varianti. Sicuramente una risposta efficace sarebbe realizzare una mappatura della situazione pandemica attuale. Certo non si tratta di qualcosa di semplice da fare. Ad agni modo, gli esperti continuano a studiare le varianti, ma al momento il vaccino resta l’arma migliore a nostra disposizione per vincere la pandemia. Sicuramente parliamo ancora di un virus giovane, che conosciamo pochissimo, ma che stiamo studiando da poco tempo. Resta il fatto che le varianti sono un tema importante che va studiato e tenuto sotto controllo.
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