Referendum, l'appello di Romeo Fionda alla cittadinanza

Politica - Il segretario del Partito Democratico di Cassino, riflettendo sull'imminente tornata referendaria, ha sottolineato il valore e l'importanza del voto dell'otto e nove giugno. L'esponente Dem ha poi rilevato come: "L'astensione non è mai neutra. È un silenzio che svuota la democrazia del suo significato partecipativo"

Referendum, l'appello di Romeo Fionda alla cittadinanza
di autore Luca Pallini - Pubblicato: 06-06-2025 14:23 - Tempo di lettura 3 minuti

La tornata referendaria è ormai alle porte. E il dibattito politico si fa sempre più caldo, in questi afosi primi giorni di giugno. Sul tema è intervenuto Romeo Fionda, già segretario del Partito Democratico di Cassino, ricordando l'importanza della posta in gioco.

"L’otto e il nove giugno siamo tutti chiamati a dare voce alle nostre idee su temi importanti come il contrasto al lavoro precario, che espone a maggiori rischi anche per la sicurezza e la salute, e sulla cittadinanza".

"Cos’è un referendum se non un invito a prendere parte al potere legislativo - riflette Fionda - un invito a scegliere le leggi che ci piacciono, quelle che riteniamo maggiormente rispondenti al bene comune. Può essere considerato il più grande strumento di partecipazione attiva alla vita del Paese. Da questa considerazione prendono il via i dubbi in merito all’astensionismo e all’astensionismo partecipato “vado alle urne, ma non ritiro le schede” cioè vado alle urne e porto caffè e acqua fresca a chi permette lo svolgimento delle operazioni elettorali, ma di fatto la mia presenza alle urne non esiste. L'astensione non è mai neutra. È un silenzio che svuota la democrazia del suo significato partecipativo".

"Solo la mancanza profonda di senso delle istituzioni da parte della classe dirigente del Paese - prosegue l'esponente Dem - può giustificare atteggiamenti al limite dell’illecito. Può sembrare un’affermazione forte, ma in realtà nel nostro ordinamento è ancora vigente l’articolo 98 del testo unico sulle leggi elettorali (esteso dall’articolo 51 della legge 352 del 1970 anche ai referendum) che punisce i pubblici ufficiali che nell’esercizio delle proprie funzioni inducono gli elettori all’astensione. Non solo, l’articolo 54 della Costituzione impone a tutti i cittadini che ricoprono pubbliche funzioni il dovere di svolgerle con disciplina e onore".

"Può la presidente del Consiglio - rincara la dose - affiancata dalla seconda carica dello Stato e dall’intero governo e dalla maggioranza dei parlamentari eletti, invitare a non esercitare quel che la nostra Costituzione indica come «dovere civico»? Con molta probabilità l’invito al non voto favorirà l’astensionismo dalla politica, non solo nel caso del referendum, creando di fatto una democrazia a basso tasso di legittimazione popolare".

"Già ora - ricorda - circa metà degli aventi diritto scelgono di non votare, incoraggiare questa tendenza è irresponsabile. Soprattutto si pone in un quadro già di per sé allarmante perché caratterizzato da un eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza che di fatto esautora il Parlamento".

"A ciò - continua Fionda - si aggiunge la riforma del premierato che mira non solo a concentrare i poteri di governo al vertice dell’esecutivo, ma anche a subordinare il Parlamento mediante la previsione di una maggioranza presidenziale artificialmente imposta. Se si aggiungono i continui attacchi alla magistratura che minano il principio di separazione dei poteri, possiamo essere legittimati a sentirci sull’orlo del baratro, pronti a cadere in una forma di Stato completamente diversa da quella liberamente scelta" ha concluso.

L.P.





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