Cronaca - Una giovane di Cassino racconta il suo calvario e chiede al Presidente Rocca, al Sindaco Salera e al Consigliere Di Mambro più supporto per chi affronta i disturbi alimentari, denunciando le carenze del sistema sanitario locale
Lettera aperta di Eva: al presidente della Regione Lazio Rocca, al sindaco di Cassino e al consigliere comunale di Cassino Carmine Di Mambro. Riceviamo e, di seguito, pubblichiamo
Il mio capolavoro di quest’anno è la lotta contro i disturbi alimentari con cui convivo ormai da quando avevo 14 anni. A quell’età ho iniziato a non accettare più il mio corpo, a provare un odio inimmaginabile verso di esso, a vergognarmene. Fu allora che iniziai la mia prima dieta. Inutile dire che, con il passare degli anni, la situazione è solo peggiorata.
Da bambina non mi importava di come fossi, anzi, ero la classica bambina a cui piaceva mangiare più degli altri, ma in terza media qualcosa cambiò. Negli anni successivi sviluppai un odio profondo verso il cibo. Il momento peggiore arrivò a settembre 2024, quando iniziai a stare sempre peggio ogni volta che mangiavo. Alla fine, non riuscivo quasi più a ingerire nulla. Crisi fortissime, pianti, un dolore immenso. Continuavo a peggiorare, finché a febbraio 2025 fu deciso il mio primo ricovero.
Inutile dire che è stata una delle esperienze più dure della mia vita: rendermi conto che, se non avessi mangiato, non sarei mai tornata a casa, fu un colpo fortissimo. Ma proprio quella consapevolezza mi spinse a iniziare davvero il mio percorso di guarigione. Non volevo più perdere la mia vita in quel modo.
Durante il ricovero ho conosciuto molte persone come me. All’inizio mi sentivo fuori posto, come se fossi capitata lì per caso. Poi è venuta a trovarmi una delle mie amiche più care, Emma: una delle sorprese più belle. Mi è rimasta accanto in un momento così difficile, e non dimentico neppure gli amici della mia città che mi hanno sostenuta in quel periodo.
Durante il ricovero ho conosciuto anche Giulia, che oggi è una delle mie amiche più care, con lei ho condiviso emozioni che non dimenticherò mai. Siamo ancora in contatto, e il legame che ci unisce è fortissimo. Anche se è stato un percorso difficile, sono felice di averlo intrapreso e di aver conosciuto persone che porterò per sempre nel cuore. Ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa.
Ora è luglio 2025. Sono ancora in contatto con molte ragazze del Piancavallo. Tra alti e bassi, con tantissime difficoltà, sto provando a uscirne, e spero di riuscirci del tutto.ì Perché, nonostante tutto, nonostante io non riesca ancora ad amarmi davvero,
nonostante il dolore che provo, ho capito una cosa: la vita vale molto di più. Ora, parlo da cittadina e figlia, e mi rivolgo direttamente agli amministratori sopraindicati. Il consigliere Di Mambro, in particolare, è attivo nella battaglia per un ospedale, quello di Cassino, che sia tale e dia prospettive ai tanti malati di oncologici.
Mi aspetto da lui, dal presidente e dal sindaco della mia città che si facciano parte attiva e partecipata anche per i disturbi della sfera psicologica legati ai disturbi alimentari. Ho la fortuna di avere genitori che lavorano, una rete familiare e amicale solida, altrimenti come avremmo fatto a far fronte a spese tanto onerose? Abbiamo dovuto prendere in affitto una casa, in una citta, Verbania) a noi sconosciuta e poi ci sono le tante visite private, visto che il pubblico è stato scientemente depotenziato a favore della "sanità" privata.
Mi chiedo cosa ne pensi il presidente della Regione Lazio del fatto che, non solo a Cassino ma in tutta la nostra provincia, non ci sia nessun tipo di presidio medico idoneo al trattamento dei disturbi alimentati. Per meglio dire presso la ASL di Frosinone c'è un equipe che ringrazio per la disponibilità dimostrataci, ma che non riesce a soddisfare i bisogni di chi,come me, ha costante bisogno di una terapia multidiscilpinare pressoché quotidiana.
Le uniche risposte che ci hanno potuto fornire sono state: ricoveri a Roma o in alternativa 3 giorni a settimana in day hospital, sempre a Roma e sempre in una clinica privata! Vi rendete conto di cosa voglia dire in termini di spese e di dispendio fisico per una persona già fortemente provata? Con mia madre e mio padre, come dicevo, ci siamo dovuti trasferire per 2 mesi in Piemonte dove l' auxologico di Piancavallo mi ha letteralmente salvato la vita, ma poi rientrati abbiamo trovato un pubblico che nulla può offrire.
Ora i miei genitori si fanno carico di spese mediche giornaliere senza che governo centrale, regionale o chicchessia ci diano un supporto degno di questo nome. Nonostante l'auspicio che queste figure si facciano parte attiva, sono consapevole che queste mie parole non risolveranno nulla, ma vi chiedo lo stesso di pensare qualche minuto a quegli esseri umani che siete chiamati a tutelare col mandato elettorale.
Saluti, Eva