Economia - Da ieri sono partite le ferie estive ed è stato comunicato che non si rientrerà il 18 agosto, ma il 1° settembre. Da inizio anno alla fine del mese prossimo si contano 74 fermate produttive, ovvero più del 50% dei giorni lavorativi. L'sos della Uilm: "A fronte di questa situazione, riteniamo non più rinviabile un confronto su un tavolo nazionale specifico su Cassino"
Lo stabilimento Stellantis di Cassino è di nuovo sotto i riflettori, ma non per nuovi successi o modelli all'avanguardia. Al contrario, l'azienda ha annunciato l'ennesimo stop produttivo, prolungando di fatto le ferie estive per i reparti di montaggio, lastratura e verniciatura fino al 1° settembre. Le ferie, partite ieri, erano già state precedute da alcuni giorni di stop forzato. Il reintro in fabbrica il 18 agosto non ci sarà, proprio dal 18 e fino alla fine del mese prossimo si farà nuovamente ricorso agli ammortizzatori sociali
Questo significa che, al netto di ferie e di giorni festvi, sui 144 giorni lavorativi in programma dal 1°gennaio di quest'anno fino al 31 agosto, gli operai avranno varcato i cancelli solamente 70 volte a fronte di 74 giorni di stop forzato: mai così male. Per questo motivo la Uilm lancia un grido di allarme e chiede un tavolo di confronto nazionale specifico per salvare un sito strategico e l'economia di un intero territorio.
I numeri sono chiari e allarmanti: da inizio anno, su 144 giorni lavorativi, lo stabilimento ha subito ben 74 giorni di fermo produttivo. Questo significa che per oltre la metà dei giorni disponibili, i cancelli sono rimasti chiusi, lasciando migliaia di lavoratori in un limbo di cassa integrazione e incertezza. Il segretario provinciale della Uilm, Gennaro D'Avino, non usa mezzi termini per descrivere la situazione: "È una decisione che si inserisce in un contesto ormai noto: assenza di volumi, incertezze sul futuro e un vuoto di strategia che ha ricadute sempre più pesanti su lavoratori e famiglie".
La Uilm denuncia da tempo una gestione che non fa che produrre cassa integrazione e sfiducia. "Ancora una volta, a pagare sono le lavoratrici e i lavoratori, messi davanti al fatto compiuto, senza alcuna prospettiva certa. Il dato allarmante del 50% di giorni di fermo produttivo non fotografa solo il declino di un sito strategico, ma il lento soffocamento di una intera comunità", ribadisce D'Avino.
Lo stabilimento di Cassino non è solo un sito produttivo, ma il cuore pulsante di una comunità industriale fatta di competenze, sacrifici e storia. Fermare le linee significa bloccare l'economia del territorio, mettere a rischio l'indotto e costringere i giovani a cercare fortuna altrove. Le domande che il sindacato rivolge a Stellantis rimangono drammaticamente senza risposta: Quale futuro per Cassino? Quali investimenti strutturali sono previsti? Quando arriveranno i nuovi modelli?
Per questo motivo, la Uilm ritiene non più rinviabile un tavolo di confronto a livello nazionale. La richiesta è di un piano industriale serio e a lungo termine che possa dare certezze e speranza a migliaia di famiglie. La pazienza dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali è ormai esaurita. È giunto il momento che l'azienda si assuma le proprie responsabilità e risponda in modo concreto e non più rinviabile al grido di aiuto di un territorio intero.
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