Economia - L’allarme della Uilm sull’instabilità produttiva: "L’indotto è in ginocchio, serve chiarezza sul futuro industriale per evitare tensioni sociali"
L’incertezza produttiva in casa Stellantis continua a scuotere il territorio di Cassino, confermando le previsioni più cupe dei sindacati. La recente comunicazione del Comitato Esecutivo sull’andamento dei prossimi giorni descrive un quadro di estrema frammentazione operativa, con un ritorno alla piena attività di tutti i reparti — Lastratura, Verniciatura e Montaggio — fissato soltanto per martedì 27 gennaio. Questo ritmo a singhiozzo, fatto di ripartenze parziali e stop improvvisi, sta alimentando un clima di forte tensione sociale e preoccupazione economica.
Gennaro D’Avino, segretario provinciale della Uilm, ha espresso un duro giudizio su questa gestione, sottolineando come l’allarme lanciato dal sindacato sia rimasto purtroppo inascoltato. Secondo il segretario, l’instabilità attuale non colpisce solo i dipendenti diretti del Gruppo, ma rischia di dare il colpo di grazia all'intero comparto dell'indotto.
Le aziende della filiera, che vivono esclusivamente dei volumi generati dallo stabilimento, si trovano in una posizione di estrema vulnerabilità, prive di ammortizzatori sociali duraturi e incapaci di reggere nel lungo periodo una programmazione così discontinua.
Il calendario dei lavori per le prossime due settimane riflette chiaramente questa precarietà. Dopo il riavvio della Lastratura previsto per giovedì 15 gennaio e una breve attività venerdì 16, la produzione subirà un nuovo stop totale lunedì 19. La ripresa procederà per gradi: martedì 20 ripartirà la Verniciatura, seguita da due giorni di operatività parziale prima della pausa per il Santo Patrono il 23 gennaio.
Dopo l'ennesimo fermo previsto per lunedì 26, si arriverà finalmente alla riapertura di tutti i reparti, incluso il Montaggio, nella giornata del 27 gennaio.
Davanti a questo scenario, la Uilm ribadisce con forza che non è più accettabile procedere per soluzioni tampone o comunicazioni frammentarie. Il sindacato chiede un confronto immediato e trasparente con l'azienda per fare chiarezza sulle reali prospettive industriali del sito. L'obiettivo è ottenere garanzie concrete per il futuro occupazionale del territorio, evitando che l'insicurezza e la precarietà diventino una condizione cronica per migliaia di famiglie che dipendono dal destino dello stabilimento.
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