Dopo il francese di Stellantis, lo stabilimento di Cassino si prepara a parlare cinese

Economia - Non più solo rumors, il ministro Urso conferma i contatti con il colosso asiatico Dongfeng Motor: "Siamo aperti a investitori stranieri". Mirko Marsella della Fim-Cisl mette in guardia: "Una cosa sarebbe la collaborazione, altra cosa l'acquisizione". Gli fa eco Andrea Di Traglia della Fiom-Cgil: "Il Governo faccia chiarezza"

Dopo il francese di Stellantis, lo stabilimento di Cassino si prepara a parlare cinese
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 18-04-2026 09:16 - Tempo di lettura 3 minuti

Dopo aver imparato a parlare francese - a seguito della fusione, nel 2021, tra Fca e Psa che ha dato vita all’attuale gruppo Stellantis - adesso il “glorioso” stabilimento Fiat fondato a Cassino nel 1972, potrebbe iniziare a parlare cinese. Il condizionale è d’obbligo, ma allo stesso tempo non si tratta affatto di ipotesi fantasiose, tutt’altro.

Anche perché, a parlarne, è il ministro dello Sviluppo Economico Adolfo Urso che intervenendo ieri a margine di un evento sulla Motor Valley a Bologna non ha affatto escluso la possibilità che proprio lo stabilimento all’ombra dell’abbazia possa diventare il fulcro di un’operazione con uno dei quattro grandi  colossi automobilistici statali cinesi, ovvero la Dongfeng Motor.

“Siamo aperti a investitori stranieri che intendessero scommettere sul nostro Paese” ha detto il ministro rispondendo a una domanda su eventuali colloqui di Stellantis con i cinesi di Dongfeng Motor per occupare o acquisire uno stabilimento italiano, nell'ipotesi quello di Cassino. Questa ipotesi, che fino a poche settimane era poco più che un rumors di corridoio, assume oggi una concretezza istituzionale che scuote il territorio anche se l'idea di un'acquisizione o di una collaborazione con i cinesi non appare un'invasione di campo, ma bensì  l'ultima ancora di salvataggio per un sito che rischia l'eclissi definitiva. 

Mirko Marsella, segretario provinciale della Fim Cisl, ha confermato come queste voci circolassero già da tempo negli ambienti sindacali e ha spiegato: “È chiaro  che un discorso è una collaborazione, e quindi lo stabilimento naturalmente resta Stellantis, un altro discorso sarebbe l'acquisizione. Produrre eventuali modelli anche al di fuori di Alfa e Maserati non sarebbe un problema: l'importante è riportare lo stabilimento a produzioni importanti e a quello che merita”. 

Gli fa eco il collega della Fiom-Cgil, Andrea Di Traglia, che però è più netto: “È bene che il ministro Urso chiarisca e chieda a Stellantis se lo stabilimento di Cassino ha un futuro  così com’è configurato, con nuovi modelli e non solo con l’ibridizzazione degli attuali, oppure se ci sono davvero altri investitori interessati. Ed è bene che si faccia chiarezza in merito prima del 21 maggio, quando il Ceo Filosa annuncerà il nuovo piano industriale”.

La preoccupazione principale, infatti, risiede nelle buste paga dei lavoratori, ormai pesantemente decurtate dal ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, una situazione che non colpisce solo i dipendenti diretti ma che sta letteralmente mandando in frantumi l'indotto locale. Ieri si è tenuto un incontro al Mimit per discutere il futuro dei lavoratori delle società Logitech e Tecnoservice, le cui commesse per conto di Trasnova nei confronti di Stellantis cesseranno a fine mese. 

Le grandi manovre intorno a Cassino si muovono quindi su un doppio binario: da un lato la geopolitica dell'auto con il possibile sbarco della Cina e dall'altro la gestione quotidiana di una crisi che sta desertificando l'economia del basso Lazio. Se da un lato fonti sindacali escludono un interessamento della DR Automobile, che ha recentemente acquisito i locali dell'ex Saxa Gres ad Anagni, per il sito di Piedimonte San Germano, la pista asiatica appare per nulla utopica.

Questo possibile cambio di rotta trova un appiglio anche nelle recenti posizioni del commissario del Consorzio Industriale del Lazio, Raffaele Trequattrini, il quale durante un incontro in Regione aveva espresso un fermo diniego alla parcellizzazione del sito e alla vendita del sito per attività estranee alla produzione industriale. Poiché l'ipotesi cinese riguarda strettamente la fabbricazione di autoveicoli, l'operazione non incontrerebbe l'ostacolo dei vincoli di destinazione d'uso e potrebbe anzi rappresentare quel rilancio produttivo necessario per ridare dignità a un territorio che non può più vivere di sole speranze.





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