Ancora sigilli a Villa Santa Lucia: l'eredità 'tossica' dell'abbandono industriale

Cronaca - Dall'opificio sotterraneo di sigarette ai quintali di rifiuti trovati nell'ex Rotocentrosud: il Tribunale di Cassino e le Forze dell'Ordine scoprono come la crisi dell'automotive stia rendendo l'area industriale un 'anonimato totale' per i traffici illeciti. Tre gli imprenditori indagati per quanto ritrovato nell'ex tipografia di Ciarrapico finita sotto sequestro. Tutti i dettagli

Ancora sigilli a Villa Santa Lucia: l'eredità 'tossica' dell'abbandono industriale
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 29-10-2025 18:05 - Tempo di lettura 2 minuti

Due sequestri giudiziari in poche settimane, due vicende apparentemente distanti  tra di loro ma in realtà  legate da un unico filo conduttore: il silenzio dei capannoni vuoti. A Villa Santa Lucia, nel cuore della storica zona industriale del Cassinate – per decenni sinonimo della prosperità legata all'indotto Fiat-Fra prima, Stellantis oggi – la crisi e la deindustrializzazione hanno lasciato un vuoto che si è rivelato il terreno fertile perfetto per l'illegalità. 

Ecco quindi che nei giorni scorsi il Tribunale di Cassino ha messo i sigilli sull'area dove sorgeva lo stabilimento tipografico che fu di Giuseppe Ciarrapico, noto come Rotocentrosud. Quello che un tempo era il cuore pulsante dell'informazione del territorio, un luogo rumoroso dove decine di giornalisti e tecnici iniziavano la loro carriera, è oggi un desolato relitto.

Le rotative sono ferme da anni, i capannoni vuoti. L'intervento della Polizia Giudiziaria, su richiesta della Procura della Repubblica di Cassino è stato reso necessario dopo la scoperta di un vero e proprio deposito abusivo. I Carabinieri hanno trovato all'interno quintali di materiali abbandonati – tra cui rifiuti di risulta, autovetture d’epoca e scarti provenienti da altre imprese – gestiti, secondo gli inquirenti, senza le dovute autorizzazioni ambientali.

L'operazione ha portato a tre persone indagate per gestione e smaltimento illecito di rifiuti, un triste e degradante finale per quello che fino ad alcuni anni fa era un simbolo di modernità e cultura industriale dove venivano stampati giornali dell’editoria locale, ma non solo. La zona è stata oggetto di diversi controlli prima di arrivare alla richiesta di sequestro preventivo. L'indagine non è affatto chiusa: la catalogazione delle varie tipologie di rifiuti porterà probabilmente alla individuazione di altri individui coinvolti oltre ai tre imprenditori già raggiunti da un avviso di garanzia.

La vicenda Rotocentrosud è emblematica del declino industriale soprattutto perché il caso viene alla luce a poche settimane di distanza di ciò che è stato scoperto in via Aurelio Ceresa, una stradina anonima senza insegna e senza uscita che si trova proprio alle spalle della Rotocentrosud.  Qui, in un capannone grigio apparentemente innocuo, con l'insegna "Logistica Petruccione", la Guardia di Finanza di Ancona ha scoperto la più grande fabbrica clandestina di sigarette mai intercettata sul territorio nazionale. Un vero e proprio bunker sotterraneo, un "opificio del vizio" con una capacità produttiva stimata di 360.000 pacchetti al giorno e un volume d'affari illecito potenziale di 900 milioni di euro l'anno.

Entrambi gli stabilimenti, distanti poche decine di metri l’uno dall’altro, sono oggi riconoscibili per i sigilli di sequestro posti dall’autorità giudiziaria. Ciò che salta all'occhio, e che emerge come il filo conduttore tra le due vicende, è come la desertificazione economica abbia fornito il velo perfetto per l'illegalità.

La Rotocentrosud è collassata nel silenzio, ha spento le rotative da ormai un decennio circa e in quei capannoni sono stati trovati quintali di materiali abbandonati; la Logistica Petruccione ha prosperato proprio grazie a quel silenzio. I contrabbandieri non a caso hanno scelto Via Aurelio Ceresa, una stradina sconosciuta, alle spalle di altri capannoni dismessi e lontana dalla zona più attiva dell'area industriale.

Questa totale assenza di vita, in un contesto già spopolato dalla crisi, è stata la loro più grande protezione Il fallimento dell'indotto e la migrazione delle attività produttive hanno lasciato in eredità alla zona industriale grandi strutture non sorvegliate e un anonimato totale. Ciò a dimostrazione che la deindustrializzazione non è solo un problema economico e sociale, ma anche un rischio per la sicurezza del territorio.





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