Opinioni - L'ultimo attacco del governo: un piano "cinico" che condanna il 60% del territorio nazionale a un declino programmato, sacrificando libertà e rappresentanza democratica. L'analisi di Ermisio Mazzocchi e l'appello al Pd e alle forze progressiste: "Devono mobilitarsi per salvare i piccoli comuni e il welfare sociale"
di Ermisio Mazzocchi*
La Destra sta mostrando la sua pericolosità per il nostro sistema democratico e la sua incapacità di far fronte a una crisi economica che richiede competenze e capacità gestionali di cui è assolutamente priva. Essa inoltre, per salvaguardare gli interessi di pochi, sta procedento sul piano di interventi che risultano inadeguati e dannosi alla comunità.
Nella certezza di essere contestato, il governo Meloni si muove con astuzia, operando con azioni subdole e ingannevoli, silenziose, che mirano a colpire la Costituzione e a sgretolare il welfare sociale. Ultimo caso in ordine di tempo è il nuovo Piano per le aree interne, che ha già provocato numerose proteste e iniziative di denuncia di un tentativo volto a mortificare tali realtà.
Il Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai) della Presidenza del Consiglio Dipartimento della Coesione Territoriale – prevede che un “numero non trascurabile” di comunità interne con «una struttura demografica compromessa non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percoroso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita».
Questo vuol dire che le aree interne, che coprono circa il 60% del territorio nazionale, con i loro piccoli comuni rischiano sempre di più l’impoverimento e l’emarginazione. Significa che una provincia come quella di Frosinone con 15 comuni al di sotto dei 1.000 abitanti, tra cui Acquafondata, il più piccolo comune, con 258 abitanti, altri 65 comuni al di sotto dei 10.000 abitanti compresi tra i 8.302 e i 1.027 abitanti e infine 11 comuni al di sopra dei 15.000 abitanti, si trova esposta al rischio di uno spopolamento dei piccoli centri.
Un governo, che sancisce in un Piano ufficiale che migliaia di comuni sono condannati all’estinzione, introduce in modo cinico criteri discriminatori ed esclusivi adottando metodi di fin di vita assistita.
Una scelta che porterebbe a uno smantellamento del welfare locale, a un depauperamento della capacità progettuale e amministrativa, nonché a un restringimento e all’impossibilità di poter eleggere i propri rapprensentanti nelle istituzioni e a scoraggiare le potenzialità ambientali, paesaggistiche, storiche di queste località che potrebbero favorire, come è dimostrato in numerosi casi, una ripresa per la loro esistenza.
Disposizioni e provvedimenti, leggi e decreti, che inducono a ritenere che si fa sempre più pressante la necessità di combattere la Destra e i suoi molteplici tentativi di ridurre le libertà e di modificare la struttura rappresentativa dello Stato repubblicano. Questa Destra va combattuta. Bisogna demolire ogni suo tentativo finalizzato ad attuare una politica che ha delle marcate impronte nazionalistiche, populiste e antidemocratiche. Bisogna bloccarla, prima che essa produca ulteriori danni.
Tutte le forze progressiste, e tra queste primo il PD, devono fermare questa deriva antidemocratica, promuovere un ampio movimento popolare, alzare il livello della loro qualità politica presentando un progetto qualificato, indispensabile alla rinascita del Paese.
*L'autore ci ha concesso il suo scritto, pubblicato sulla rivista UnoeTre.it
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