OPINIONI - Ci scrive un operaio dello stabilimento Fca Cassino Plant: il 23 agosto si torna in fabbrica, ma le incognite sul futuro sono molto. Nessuna speranza nelle elezioni alle porte. Anzi, il rammarico per le candidature: "Anche Susanna Camusso si prepara a scendere in campo dopo avere fatto ben 2 ore di sciopero contro il Jobs Act lasciando invariato insieme alle maggiori sigle sindacali l’Art. 18, Jobs Act, legge Fornero"

di Giuseppe Giovanni Codino*
W l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer e l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
W l'Italia. l'Italia che lavora, l’Italia che non muore.
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
W l'Italia, l'Italia che resiste.
(De Gregori)
Si dovrebbe rientrare in Stellantis a Cassino dopo 19 giorni il 23 agosto dove lavoro da 33 anni, con l’incertezza e le preoccupazioni che hanno contraddistinto questi ultimi anni, non soltanto per gli operai diretti in continua diminuzione in tutti i stabilimenti del gruppo in Italia e all’estero.
Una continua emorragia che non trova fine, ma anche per tutto l’indotto: gli autisti dei trasporti esterni, i fornitori, le centinaia se non migliaia di persone invisibili che in piccole e medie imprese hanno dato a questa grande realtà del Cassinate il loro massimo impegno e disponibilità per fare fronte a ogni variazione di produzione e fare uscire dalle linee di questo stabilimento le ultime novità, come le Alfa Romeo Giulia e Stelvio, la Grecale della Maserati e che da un giorno all’altro si possono trovare senza lavoro per forniture e servizi esteri.
Incertezza dovute alle numerose fermate per mancanza di componenti, perplessità per gli annunci aziendali di recuperare giornate di fermo il sabato iniziando da maggio e poi tutti i sabati di giugno e luglio. Sabati ritrattati anche all’ultimo momento lasciando le migliaia di dipendenti nella impossibilità di programmare nei casi più fortunati una breve vacanza o un fine settimana da condividere tranquillamente con la famiglia e recuperare le energie di questa torrida estate con temperature che si trascinano da mesi intorno ai 40 gradi con scioperi a Pomigliano e Mirafiori, per il disagio dovuto oltre al caldo anche ai ritmi insostenibili impostati sulle linee di produzione.
Scioperi sindacali non unitari come se per alcune sigle non esistesse nessun problema. Non esiste soltanto in Stellantis il problema delle difficoltà a lavorare in condizioni al limite, è accaduto alla Dana Graziano di Rivoli, un’azienda dell’automotive con oltre mille dipendenti, dove Luca Capelli un operaio di 61 anni è morto in seguito ad un infarto e cadendo a terra ha battuto la testa. Il locale non era climatizzato, è successo il 22 luglio. Un altro morto di lavoro sul lavoro.

Per ovviare o almeno cercare di mitigare i disagi previsti anche da norme INPS e INAIL, sarebbe auspicabile in certe condizioni la decisione di fare usufruire ai dipendenti pause più lunghe o frequenti, basterebbero soltanto pochi minuti al giorno per arrivare a fine turno in migliori condizioni fisiche, avere acqua fresca a disposizione e un grado in meno di temperatura nei reparti. Non credo sia un’impresa impossibile per il quarto costruttore di auto nel mondo, con un utile nel primo semestre di quest’anno pari a 8 miliardi con una crescita del 34% rispetto allo stesso periodo del 2021 destinare pochi euro al benessere fisico e sociale di tutti i suoi dipendenti presenti in fabbrica a inizio turno.
Singoli operai che con le tasse che pagano contribuiscono in maniera proporzionale a quanto guadagnano, ai contributi che lo stato italiano ha concesso a Stellantis che soltanto nell’ultimo anno ammontano ai 400 milioni di euro (per il momento) destinati alla Gigafactory di Termoli e un MILIARDO all’anno per 8 anni, cifre mostruose mai erogate prima. Mentre gli Agnelli & C. spostano definitivamente la residenza fiscale delle ultime società in Olanda dopo avere concordato il pagamento di 949 milioni di euro con l’Agenzia delle Entrate per imposte non versate a fronte di ricavi in crescita. Rimane in Italia il semplice operaio che con il suo umile lavoro provvede a campare politici, sindacati e finanzieri che dopo avere ricevuto miliardi dividono i profitti soltanto con gli azionisti.
Si moltiplica il numero delle aziende ITALIANE di ogni dimensione e con margini di guadagno enormemente ridotti rispetto a Stellantis aiutare i propri collaboratori con bonus significativi, con la consapevolezza che tutte le persone che sono alle loro dipendenze attualmente riescono a malapena a sopravvivere. Non serve accumulare sempre più denaro arrivando a cifre mostruose che non si riuscirà mai a spendere, aumentare potere e privilegi se non si conquista il rispetto delle proprie maestranze.
Non credo che le cose cambieranno con le prossime elezioni politiche, specialmente ascoltando slogan con le stesse promesse di 30 anni fa ancora da realizzare: “Meno tasse per tutti, più servizi, più sanità, dentiere gratis agli anziani, minimo mille euro di pensione per tutti, cure veterinarie gratis, un milione di posti di lavoro, abolizione del canone Rai e dell’Irap, abolizione del finanziamento pubblico dei partiti questo fatto ma di concreto diventato rimborso elettorale”.
Fa riflettere che tra poco si potrà votare tra le file del PD non soltanto Anna Maria Furlan che quando ancora segretario generale della CISL all’ipotesi di ripristinare l’art. 18 definì tale ipotesi discussione del secolo scorso. Anche Susanna Camusso leader CGIL si prepara a scendere in campo dopo avere fatto ben 2 ore di sciopero contro il Jobs Act lasciando invariato insieme alle maggiori sigle sindacali l’Art. 18, Jobs Act, legge Fornero. Sembra che adesso passino all’incasso i massimi leader sindacali che hanno abolito il diritto di reintegro in caso di licenziamento illegittimo, approvato il demansionamento, aumentato la precarietà facendo orecchie da mercante sul salario minimo.
Dopotutto abbiamo i parlamentari ( e sindacalisti) più pagati al mondo, con buona pace di parte dell’elettorato italiano che ha memoria da pesce rosso. Anzi si sta spingendo da tempo in modo costante per accentuare le differenze tra le classi sociali, lasciando ai più deboli con il loro salario certo il compito di sanare i casini di chi ci governa. Calpestando senza ritegno la nostra Costituzione che nell’art.53 cita che: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Sono passati anni ma questo pensiero è sempre di più attuale:
I padroni non considerano il lavoratore un uomo, lo considerano una macchina, un automa. Ma il lavoratore non è un attrezzo qualsiasi, non si affitta, non si vende. Il lavoratore è un uomo, ha una sua personalità, un suo amor proprio, una sua idea, una sua opinione politica, una sua fede religiosa e vuole che questi suoi diritti vengano rispettati da tutti e in primo luogo dal padrone.
Giuseppe Di Vittorio
W L’Italia della politica, dei sindacati, dei corrotti, degli evasori, dei mafiosi, del lavoro nero, degli sfruttati, delle promesse mai mantenute.
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