Cronaca - Dal 22 luglio la palazzina di via Zamosch a Cassino è inagibile e il rientro sembra ormai essere rinviato al 2026. Nel frattempo cresce il malcontento tra i condomini: "Nessun aiuto concreto è arrivato dalle istituzioni, a differenza di quanto avvenuto a Sant'Apollinare"
Sfollati da due mesi, senza più la loro abitazione e con un futuro che al momento si presenta ancora come una grande incognita. Era il 22 luglio quando un terribile incendio scoppiato all’interno di un negozio di ricambi per motocicli ha causato l’immediata evacuazione dell’intero condominio in via Zamosch a Cassino, all’interno del popoloso quartiere San Giovanni-Restagno.
Da allora nulla è più come prima per le 17 famiglie che ormai da sessanta giorni vivono a casa di parenti o sono alloggiate in strutture ricettive. I più fortunati, quelli che hanno una seconda casa al mare o in montagna, hanno dovuto lasciare la città di Cassino e adesso che l’estate è alle spalle ed è ripresa la normale attività lavorativa, i disagi si fanno sentire notevolmente.
Trascorsi due mesi, dicevamo, è come se sessanta giorni fossero passati invano: resta in vigore l’ordinanza emessa dal sindaco Salera il 23 luglio con la quale si stabilisce l’inagibilità dello stabile. Se si riuscirà ad ottenere l’agibilità per rientrare in sicurezza, e quando questo avverrà, ad oggi, 23 settembre, resta un grande punto interrogativo.
Nella giornata di ieri, l’amministratore del condominio, Marco Ciorra, non ha nascosto le criticità ed ha spiegato: "Non sono stati fatti passi in avanti rispetto alla situazione di agosto: l’unica novità riguarda il fatto che è stata fatta la caratterizzazione dei materiali, ma il proprietario del locale andato a fuoco ancora non ha provveduto a fare la bonifica, un passo necessario per poter fare poi tutte le prove strutturali".
Tutti con il fiato sospeso, dunque. Almeno fino a quando non verranno fatte tali prove: la documentazione prodotta dagli organi competenti sarà necessaria per far sì che il sindaco emetta una nuova ordinanza che dia l’agibilità allo stabile. A quel punto si aprirà la partita relativa alle assicurazioni per ottenere i rimborsi necessari perché alcuni appartamenti – soprattutto quelli al primo piano – risultano essere gravemente compromessi e necessitano di importanti lavori di ristrutturazione, così come la facciata dello stabile, che ancora presenta i segni della devastazione.
Difficile, se non impossibile, a questo punto, immaginare un rientro a casa entro la fine dell’anno: tutti danno per scontato il rientro non prima del 2026; se poi i tecnici all’esito delle prove strutturali dovessero invece indicare la necessità di fare dei lavori per ottenere l’agibilità, il rientro potrebbe prolungarsi ancor di più.
Ad oggi il futuro appare dunque più che mai nebuloso, e molti, intanto, devono fare i conti con un presente fatto di spese impreviste anche perché non è giunto nessun aiuto concreto ed economico da parte delle istituzioni. Lo scorso 28 luglio il sindaco ha inviato una missiva al prefetto di Frosinone e al presidente della Regione Lazio chiedendo aiuti economici per le famiglie ma ad oggi gli sfollati stanno affrontando l’emergenza unicamente con le loro forze.
"Non sono giunti fondi regionali o aiuti di altro genere, le famiglie stanno affrontando le spese senza sostegni" conferma l’amministratore del condominio, Marco Ciorra, e il malcontento delle famiglie è palpabile. Anche perché risale al 14 agosto l'ordinanza fatta dal Comune con la quale si ordinava la bonifica del locale entro 10 giorni, è passato un mese e nulla si è mosso.
Uno dei residenti prende ad esempio quanto è avvenuto di recente nel vicino comune di Sant’Apollinare per fare un paragone con la loro situazione: "Abbiamo letto sui giornali che la sindaca del paese Monica Del Greco ha aperto un apposito conto corrente con Iban dedicato dove tutti hanno possibilità di fare donazioni alla famiglia del posto colpita da un grave incendio che ha mandato a fuoco la loro abitazione. Qui a Cassino, invece, non c’è stata nei nostri confronti da parte del sindaco Salera la stessa attenzione che pure meritavamo: a distanza di due mesi solo una lettera in Regione che, ormai possiamo dirlo, è rimasta lettera morta".
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