Cultura - Protagonisti del percorso sono stati 36 bambini delle classi 1D e 2A della scuola primaria Enzo Mattei, immersi nel progetto “Matematica nell’orto”
Si dice che il papavero sia un fiore coraggioso. È il primo a spuntare dalla terra ferita, il primo a colorare di rosso i campi segnati dalla memoria. Questa mattina, alla Villa Comunale, quel simbolo è diventato vivo: appuntato sul cuore di ogni bambino, dai più piccoli ai più grandi, il papavero ha unito storie, generazioni e popoli in un unico, intenso messaggio di pace.
Protagonisti del percorso sono stati 36 bambini delle classi 1D e 2A della scuola primaria Enzo Mattei, immersi nel progetto “Matematica nell’orto”, un cammino in cui i numeri smettono di restare sui quaderni e diventano materia viva: si misurano la terra e i semi, si contano le proporzioni, si scopre che la matematica può germogliare insieme alle cose del mondo, quando incontra la cura e la realtà.
Accanto a loro, gli studenti della Sulik School of Dąbrowa Białostocka, giunti dalla Polonia, hanno intrecciato la propria presenza a quella dei bambini italiani con una partecipazione intensa e commossa. La loro voce si è fatta memoria quando hanno intonato un antico canto della tradizione polacca dedicato al sacrificio dei soldati a Montecassino, un suono profondo che ha attraversato il silenzio del parco come una traccia viva di storia condivisa, capace di unire lontananze e sguardi nello stesso respiro.
Da questo intreccio di apprendimento e stupore sono nate le “bombe di pace”: piccoli scrigni di terra, compost e semi, preparati con la precisione dei gesti semplici e la meraviglia delle cose condivise. Cinque parti di terra, due di compost, un seme custodito come un segreto, e poi l’acqua, che non aggiunge soltanto vita, ma la rende possibile.
Il momento più intenso è arrivato quando quei piccoli manufatti sono stati affidati all’aria, in un lancio collettivo che ha avuto la dolcezza di un rito. Accanto ai bambini, i genitori: non spettatori, ma parte viva di una staffetta silenziosa tra generazioni, come se ogni gesto dicesse senza parole che il futuro non si aspetta, si costruisce insieme.
In quel gesto sospeso, tra mani piccole e mani adulte, la Villa Comunale si è trasformata in un giardino di relazioni, dove ciò che è stato seminato non riguarda soltanto la terra, ma il modo in cui si sceglie di guardarsi, di ascoltarsi, di restare umani.
Fondamentale, a sostegno del percorso, l’impegno del corpo docente con insegnanti che credono ed investono nei loro bambini.
Altrettanto importante la rete educativa costruita tra scuola, territorio e associazioni Cassino Mia 1944, Quis Contra Nos e Associazione EQO, insieme al contributo dell’Amministrazione comunale e al ruolo di collegamento del consigliere Andrea Vizzaccaro, che ha accompagnato il dialogo tra istituzioni e comunità rendendo possibile la realizzazione del progetto.
E mentre il prato custodisce in silenzio ciò che è stato affidato alla terra, resta la consapevolezza che il gesto più importante non è quello del lancio, ma quello che continua dopo: prendersi cura di ciò che si è scelto di far nascere insieme.
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