Scuola e Università - A pochi mesi dalla accesa consultazione popolare si è tenuto nell'Ateneo un dibattito che ha visto protagonisti docenti, magistrati ed avvocati: resta aperta la questione di una riforma necessaria e attesa da una larghissima fetta di cittadini
Una battaglia politica a volte aspra, giorni di fuoco quelli della primavera scorsa tra centro destra e centro sinistra per la riforma costituzionale sulla giustizia che, ha visto vincere il centro sinistra e il suo "NO" a qualsiasi modifica della Carta.
Spenti i riflettori su uno dei referendum più discussi della storia dell'Italia repubblicana, cosa è rimasto di quel braccio di ferro tra le forze politiche che, ha sancito certamente l'intoccabilità della Carta costituzionale ma, ha certificato anche una larga fetta di italiani che volevano un cambiamento del pianeta giustizia.
L'argomento è stato affrontato ieri all'Università di Cassino, con un interessante seminario di studi, organizzato e coordinato da uno dei migliori costituzionalisti del Paese: Vincenzo Baldini.
Il seminario non ha tradito le aspettative, avendo un titolo molto eloquente: "Dopo il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026: autonomia ed indipendenza del giudice e dell'ordine giudiziario: tra aspettative iincompiute e riforme possibili"
La giornata di lavoro, per coloro che di diritto ne masticano poco, ha avuto lo scopo di accendere i riflettori su quello che è stato il day after di questo discusso referendum. Delle aspettative di magistrati ed avvocati, di possibili ed inevitabili conseguenze sul sistema giustizia italiano.
Al seminario, hanno dato il loro contributo, anche Giuseppe Di Mascio presidente dell'ordine degli avvocati di Cassino, Luca Longhi dell'Università Pegaso, e poi due magistrati: Giuseppe Visone e Corrado D'Ambrosio.
Hanno partecipato all'interessante seminario, anche Gemma Alberico e Pasquale Beneduce, dell'Università di Cassino, e Maria Cristina Carbone dell'Università di Torino. La grande partecipazione al seminario, ha sottolineato qualora ce ne fosse bisogno, quanto il tema della giustizia stia tra le priorità di studenti, addetti ai lavori ma, anche di gente comune.
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