Opinioni - L'analisi di Lello Valente sulla riforma in discussione in Parlamento, in cui si spiega come gli elettori vengano allontanati dalla politica e nel blindare le liste la democrazia perde di partecipazione
Questa proposta di Legge elettorale non ci piace e non ci invoglia alla partecipazione. Va bene l’obiettivo della governabilità, va bene indicare il nome del premier, va bene anche il premio di maggioranza, va bene anche questa forma di presidenzialismo nascosto, ma è inaccettabile che si tolga agli elettori il voto di preferenza.
Il sistema proporzionale si sposa solo e soltanto con le preferenze, un sistema proporzionale con le liste bloccate non è altro che un tecnicismo che riguarda i Partiti ma non l’essenza stessa del sistema proporzionale, che si basa su un concetto: è l’elettore ad indicare chi vuole eleggere e quale Partito vuol fare emergere. Questa è l’ennesima truffa agli elettori che si ritroveranno di nuovo un Parlamento di nominati dalle segreterie dei Partiti.
Vero è che la gran parte che oggi siede in Parlamento non ha un collegio territoriale di riferimento e non prenderebbe nemmeno un voto di preferenza, ma così si allontana sempre di più l’elettore dalla politica. Insieme al premio di maggioranza bisognerebbe anche introdurre un tetto massimo per la non partecipazione al voto, se si scende sotto il 50% si ritorna al voto.
Ma il problema non è la Meloni o chi governa, sono tutti sulla stessa direzione , quando ha governato la sinistra non ha mai introdotto il voto di preferenza, non lo sta facendo nemmeno la destra al governo e al sinistra troverà mille ragioni per non essere d’accordo su questa nuova proposta di Legge elettorale ma nulla dirà sull’esigenza di ritornare al voto di preferenza.
Senza addentraci in situazioni lontane prendiamo la città di Cassino, alzi la mano che conosce i nostri Parlamentari eletti grazie al nostro voto e cosa hanno fatto e proposto per Cassino ed il cassinate.
E’ evidente che saranno i primi a non volere un giudizio personale che esprime il voto di preferenza ma è così in tutto il Paese e per tutti i Partiti. Ed ogni volta si tira fuori la storia della corruzione che genera il voto di preferenza, come se lo stesso sistema non albergherebbe nelle segreterie dei Partiti per essere inseriti in posizioni eleggibili.
L’unica soluzione per riavvicinare gli elettori alla politica è il voto di preferenza che costringe ogni candidato a curare il proprio collegio elettorale, ad essere presente sul territorio, tutto il resto sono solo sistemi adottati sia dalla sinistra che dalla destra per rigenerarsi e tenere intorno un esercito di cortigiani che devono accontentarsi del lauto stipendio che prendono grazie alla loro elezione e non devono alzare la voce.
Adottando il sistema dei nominati aveva ragione Silvio Berlusconi, non servono tanti Parlamentari ne basterebbero 50, per chi si accinge a discutere questa nuova legge elettorale consiglio una approfondita lettura della proposta di riforma del sistema elettorale ed istituzionale che propose il compianto Senatore della DC Roberto Ruffilli ucciso dalle Brigate Rosse.
Quella proposta garantiva la rappresentanza, la governabilità, la salvaguardia del risultato elettorale, prevedeva una soglia di sbarramento per evitare una eccessiva frammentazione del quadro politico, ma si basava tutta sul voto di preferenza che si esprimeva non solo verso il singolo parlamentare ma anche a sostegno di una coalizione di Governo.
Quella riforma approvata nella Commissione Bozzi si arenò perchè cadde il Governo De Mita e le Brigate Rosse per la ricostruzione del Partito Comunista combattente rivendicarono quella uccisione proprio per l’impegno del senatore Ruffilli sul nuovo assetto elettorale ed istituzionale.
Ma parliamo di Uomini e di Politici che oggi rimpiangono tutti ma che fino a qualche decennio fa avversavano in gran parte, in futuro saremo costretti a sperare con la certezza che se non ci sarà il voto di preferenza la partecipazione continuerà a diminuire.
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