Dal controllo sull'A1 a Cassino alla maxi fabbrica clandestina di sigarette: sequestro da 5 milioni di euro

Cronaca - L'operazione della Guardia di Finanza partita da un controllo del Gruppo di Cassino ha portato alla scoperta di un opificio illegale in Lombardia. Arrestata una persona, denunciate altre 14. Sequestrate 18 tonnellate tra tabacco e sigarette.

Dal controllo sull'A1 a Cassino alla maxi fabbrica clandestina di sigarette: sequestro da 5 milioni di euro
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 23-07-2026 15:08 - Tempo di lettura 2 minuti

Un controllo lungo l'autostrada A1, all'altezza del casello di Cassino, si è trasformato in una vasta operazione contro il contrabbando internazionale di tabacchi, culminata con la scoperta di una fabbrica clandestina di sigarette in Lombardia, capace di produrre milioni di pezzi al giorno.

L'operazione, condotta dalla Guardia di Finanza dei Comandi Provinciali di Frosinone e Caserta, è nata proprio dall'intuito dei militari del Gruppo di Cassino che, durante uno specifico servizio di controllo del territorio sulle principali arterie autostradali, hanno notato un furgone con targa italiana transitare più volte sul tratto dell'A1 in direzione Napoli con modalità ritenute sospette.

Dopo aver deciso di pedinare il mezzo, i finanzieri hanno proceduto al controllo, scoprendo un carico di oltre 50 mila pacchetti di sigarette di contrabbando, riportanti i marchi Marlboro e Winston, destinati al mercato illecito. Il conducente, un cittadino italiano originario della Campania, è stato arrestato su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere con l'accusa di contrabbando di tabacchi lavorati.

Da quel primo sequestro sono partite le indagini che hanno consentito di ricostruire l'intera filiera dell'organizzazione. Gli investigatori sono così risaliti prima a un deposito situato in provincia di Cremona e successivamente a un grande capannone industriale nel comune di Campospinoso Albaredo, in provincia di Pavia, dove era stata allestita una vera e propria fabbrica clandestina.

All'interno dello stabilimento, esteso per circa 5.000 metri quadrati, erano installati macchinari industriali capaci di gestire l'intero ciclo produttivo: dall'essiccazione e lavorazione del tabacco fino alla realizzazione delle sigarette, al confezionamento dei pacchetti e delle casse destinate alla distribuzione. Gli investigatori hanno trovato anche carrelli elevatori, mezzi per il trasporto, una cucina, una lavanderia e locali adibiti a dormitorio, segno che gli operai vivevano stabilmente all'interno dell'impianto per garantire una produzione continua. Per rendere ancora più difficile l'individuazione dell'attività, le pareti erano state rivestite con pannelli fonoassorbenti mentre l'alimentazione elettrica era garantita da gruppi elettrogeni, evitando così consumi anomali sulla rete pubblica.

Nel corso delle perquisizioni sono stati identificati dodici cittadini stranieri, tra ucraini e moldavi, impegnati nelle lavorazioni, mentre un ulteriore magazzino scoperto in provincia di Cremona custodiva ingenti quantitativi di materie prime, prodotti finiti e mezzi per la movimentazione delle merci.

Il bilancio finale dell'operazione è particolarmente significativo: sequestrati circa 300 mila pacchetti di sigarette contraffatte, 13 tonnellate di tabacco lavorato, milioni di filtri e materiali per il confezionamento, due linee industriali complete di produzione, diversi mezzi di trasporto e due capannoni. Il valore complessivo dei beni sottratti al mercato illegale è stato stimato in circa 5 milioni di euro. Una persona è stata arrestata e altre quattordici denunciate a piede libero per contrabbando di tabacchi lavorati e contraffazione di marchi.

La Guardia di Finanza sottolinea come l'operazione rappresenti un importante risultato nella lotta contro il mercato nero dei tabacchi, un fenomeno che provoca ingenti danni all'Erario, altera la concorrenza e può comportare seri rischi per la salute dei consumatori. Resta fermo che il procedimento è nella fase delle indagini e che, nei confronti degli indagati, vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.





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