Opinioni - La denuncia della strumentalizzazione della notizia fatta oggi dal prof. Mario Costa è condivisibile, meno l'equiparazione tra chi cerca consenso e chi racconta fatti verificati aggiornandoli alla luce delle indagini: pubblicare una denuncia e poi dare conto degli sviluppi investigativi significa fare correttamente informazione
Nel suo intervento sul caso dello studente indiano, il professor Mario Costa ha oggi puntato il dito sia contro una parte della politica sia contro una parte dell'informazione.
Scrive il prof. Costa: "Prima ancora che gli inquirenti potessero stabilire i contorni reali dell'accaduto, tre consiglieri comunali si sono affrettati a richiedere, in pieno agosto, un Consiglio comunale straordinario. Così trattando l'assise cittadina alla stregua del Comitato dell'Ordine pubblico e della Sicurezza, paventando una situazione di pericolo imminente. Un atteggiamento che travalica – e di parecchio pure – il legittimo dibattito politico per scivolare nel sensazionalismo puro. Ma anche una parte dell'informazione si è tuffata sulla notizia alla stregua di "piccioni sul mangime". Ma qui purtroppo non si tratta solo di superficialità, ma del cedimento ad un cliché ideologico".
Sono riflessioni che meritano attenzione e, per alcuni aspetti, possono essere condivise.
Ha ragione il professor Costa quando denuncia la strumentalizzazione politica di una vicenda ancora tutta da chiarire. Prima ancora che la Polizia completasse gli accertamenti, c'è stato chi ha trasformato una denuncia in un caso politico, rappresentando Cassino come una città fuori controllo e chiedendo addirittura la convocazione di un Consiglio comunale straordinario per discutere di sicurezza. Le successive indagini del Commissariato hanno però escluso sia l'ipotesi della rapina sia quella dell'aggressione a sfondo razziale, restituendo un quadro profondamente diverso da quello inizialmente prospettato.
È altrettanto condivisibile la riflessione secondo cui, troppo spesso, Cassino viene raccontata esclusivamente attraverso i fatti di cronaca, alimentando l'immagine di una città insicura che non corrisponde alla realtà complessiva del territorio. Ogni comunità ha le proprie criticità, ma ridurre Cassino a questo significa offrire una rappresentazione parziale e ingiusta.
Su un punto, però, riteniamo necessario fare una distinzione. Il professor Mario Costa è un giornalista e conosce bene il funzionamento dell'informazione. Proprio per questo crediamo sia opportuno distinguere il lavoro della politica da quello delle testate giornalistiche.
Quando esplode un caso di cronaca, il compito del giornalista è verificare le informazioni disponibili e raccontare i fatti così come emergono in quel momento. Nel caso dello studente indiano esisteva una denuncia formalmente presentata, assistita da un avvocato, nella quale veniva prospettata anche l'ipotesi dell'odio razziale. Quella era una notizia. Una notizia proveniente da una fonte identificabile e verificabile, che le principali testate locali – compresa LeggoCassino.it, con il sempre puntuale Giovanni Trupiano – avevano il dovere di riportare.
I giornalisti, però, non sono la polizia giudiziaria né la Procura della Repubblica. Non svolgono indagini investigative e non possono conoscere, nell'immediatezza, ciò che emergerà successivamente dagli accertamenti delle forze dell'ordine.
La cronaca è piena, a livello locale come nazionale, di vicende che inizialmente sembrano assumere una determinata fisionomia e che vengono poi ridimensionate, corrette o persino smentite dalle indagini. Questo non significa che il giornalista abbia sbagliato a pubblicare la notizia iniziale, purché essa sia fondata su fonti attendibili e venga raccontata con correttezza.
Il vero dovere dell'informazione è un altro: aggiornare costantemente i lettori e dare lo stesso rilievo agli sviluppi successivi. È ciò che abbiamo fatto noi di LeggoCassino.it. Abbiamo raccontato la denuncia quando è stata presentata e, con la stessa evidenza, abbiamo pubblicato gli esiti delle indagini del Commissariato di Cassino, spiegando che la ricostruzione iniziale non trovava conferma.
Per questo condividiamo la critica del professor Costa verso chi ha utilizzato questa vicenda per alimentare una narrazione politica dell'emergenza sicurezza. Meno condivisibile, invece, è accomunare indistintamente il lavoro dell'informazione a quel tipo di strumentalizzazione.
Fare informazione significa raccontare i fatti disponibili, verificarli, aggiornarli e, quando le indagini modificano il quadro iniziale, raccontare con la stessa trasparenza anche quella nuova verità. È questa la differenza tra il giornalismo e la propaganda.
Articolo precedente
Continua il botta e risposta sulle responsabilità nella vicenda della Villa ComunaleArticolo successivo
Ancora un morto sulle strade della Ciociaria: il sesto in 24 ore