L'iperprotezione non protegge: quando fare tutto per i figli rischia di renderli più fragili

esseregenitorioggi# - L'amore che diventa controllo, l'ansia che si trasforma in insicurezza e il coraggio di fare un passo indietro: perché lasciare affrontare le difficoltà ai figli è il primo passo per aiutarli a diventare adulti autonomi e sicuri di sé. Sesto appuntamento con la rubrica 'Essere genitori oggi' a cura di Luigi Pietroluongo, psicologo, sociologo del benessere organizzativo, counselor strategico-sistemico

L'iperprotezione non protegge: quando fare tutto per i figli rischia di renderli più fragili
di Luigi Pietroluongo - Pubblicato: 09-08-2026 12:00 - Tempo di lettura 2 minuti

Ci sono genitori che passerebbero la vita a togliere ogni ostacolo dal percorso dei propri figli. Non per debolezza, ma per amore: perché vedere un figlio in difficoltà fa male più che vivere quella difficoltà in prima persona. Eppure, ogni volta che interveniamo troppo presto per risparmiargli una fatica, gli togliamo anche l'occasione di scoprire che può farcela da solo.

Il problema che si nasconde dietro l'iperprotezione

Non ce ne accorgiamo subito, perché sembra semplicemente amore. Rifai lo zaino che ha preparato male. Chiami l'insegnante prima che lui provi a spiegarsi. Anticipi ogni sua richiesta prima ancora che la formuli. Sono gesti che nascono da un'ansia legittima: la paura che possa soffrire, sbagliare, restare indietro. Ma il messaggio implicito che tuo figlio riceve è diverso da quello che vorresti: "da solo non ce la fai".

Perché l'ansia del genitore diventa fragilità nel figlio
Quando l'ansia non viene regolata, si trasforma in controllo. E il controllo, per quanto animato da buone intenzioni, comunica insicurezza. Un figlio costantemente protetto non impara a fidarsi delle proprie risorse, perché non ha mai avuto la possibilità di scoprirle. La vera sicurezza non nasce dall'assenza di difficoltà, ma dall'esperienza di averle affrontate e superate, anche con qualche caduta.

Tre comportamenti da rivedere subito
Prima di intervenire, fermati e chiediti: "Questo problema è davvero pericoloso, o è solo scomodo da guardare?"

Lascia che tuo figlio sperimenti le conseguenze naturali delle sue scelte, quando non ci sono rischi reali per la sua sicurezza.

Sostituisci il "faccio io" con il "come pensi di risolverlo?", offrendo fiducia invece di soluzioni pronte.

Due esercizi pratici per allenare la fiducia
La settimana del passo indietro: scegli un ambito quotidiano (compiti, gestione del tempo, piccole responsabilità) e per sette giorni lascia che sia lui a gestirlo, intervenendo solo se richiesto esplicitamente.

Il diario delle competenze scoperte: ogni volta che tuo figlio risolve qualcosa da solo, anche in modo imperfetto, annotalo. Ti aiuterà a vedere quante risorse possiede già, spesso più di quanto tu creda.

Una lettura d'annata per capire meglio

Vale la pena ricordare come, nella grande tradizione letteraria, i personaggi più forti spesso diventano tali non perché protetti da ogni difficoltà, ma perché qualcuno ha avuto il coraggio di lasciarli affrontare la vita. È lo stesso principio che regge la seconda delle 12 Abilità del Genitore Consapevole: meno ansia trasmessa, più fiducia costruita.

Il primo passo è tuo, non suo

Non serve smettere di preoccuparti per tuo figlio: serve imparare a trasformare quella preoccupazione in presenza educativa, non in controllo. È un'abilità che si allena, un passo alla volta, senza sensi di colpa. Se senti che questo tema ti riguarda da vicino, puoi approfondirlo in un percorso dedicato, in un seminario o in una masterclass pensata proprio per genitori come te.

Per continuare questo cammino di comprensione dei figli adolescenti, ti invito a leggere il mio libro "Una tempesta in casa – Manuale pratico per sopravvivere ai propri figli adolescenti aiutandoli a diventare adulti felici", disponibile su Amazon: CLICCA QUI

Luigi Pietroluongo – Psicologo, Sociologo del benessere organizzativo, Counselor strategico-sistemico





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