Ecco perchè le Polaroid sono insostituibili

Ecco perchè le Polaroid sono insostituibili

RUBRICHE - Nonostante gli smartphone e i selfie, il fascino della "vecchia" macchinetta fotografica non ha paragoni- Non è il semplice riscoprire l’amore per la fotografia, è ricordare e rivivere l’importanza degli attimi che persistono nel tempo, senza filtri. Ce lo spiega Vanessa Carnevale nel consueto appuntamento della domenica

di Vanessa Carnevale

Sono una persona che ama le foto, partiamo da questo presupposto. Spesso, quando sono giù ed ho bisogno di staccare la spina e/o quando ho del tempo libero da dedicare a me stessa, prendo la cartella bianca riposta in un angolo della mia cameretta ed inizio a sfogliare interi album di foto, sempre con gli occhi “a cuoricino”. Non nego che è sempre emozionante ritrovare, in quegli scatti, volti di persone che non ci sono più, complicità perse nel tempo, luoghi visitati tanti anni fa, vestiti e oggetti che non ricordavo neppure di aver mai posseduto. Sarei ipocrita, infatti, ne negassi che faccio caso soprattutto anche agli outfit che (in modo particolare quando ero bambina) mia madre creava appositamente per me: sciarpe, cappelli, gonne e vestiti meravigliosi erano all’ordine del giorno... sono stata (e lo sono tutt’ora) davvero molto fortunata.

Adesso, senza stare a dilungarmi troppo, mi piacerebbe focalizzarmi proprio sul tema delle Polaroid anche perché, soprattutto negli ultimi anni, ho visto un rilevante interesse in merito. Tempo fa stavo leggendo un articolo su internet e sono rimasta particolarmente colpita dalla risposta che, la ragazza che stava argomentando in merito alle caratteristiche strutturali delle Polaroid, ha dato in merito al perché queste ultime ci affascinano così tanto:” Beh perché penso che in un’epoca in cui gli smartphone ci consentono di catturare ogni istante della nostra vita e condividerlo immediatamente in rete, avere una fotocamera “lenta” come la Polaroid sia affascinante. Scattare e dover aspettare per poter vedere il risultato ti fa apprezzare ancora di più il momento, e anche se il risultato non sarà perfetto, meglio. Saranno proprio quelle piccole imprecisioni a rendere speciale lo scatto, molto più dei quintali di filtri che ogni giorno applichiamo prima di condividere un selfie!”

E ancora in un altro articolo: “Le polaroid sono state rispolverate, riscoperte anche da chi (fortunatamente) va oltre questa nuova corrente di una subcultura alternativa.

Qualcuno, infatti, ha cominciato a usare la polaroid perché ha riscoperto davvero la bellezza nello scatto di un attimo, così com’è, senza inganni. Per questo ci piacciono così tanto. Perché è istantanea, senza filtri da applicare. E la cosa che più ha decretato il loro successo, a mio avviso, è la totale imprevedibilità dello sviluppo, perché in base alla luce o alla temperatura esterna, nelle foto si può assistere a strabilianti giochi di luce che vestono il nostro soggetto (o talvolta di avere una foto totalmente bianca con annessa imprecazione). È appunto in quest’ultimo odioso caso che sopraggiunge l’unico “difetto”: scattare ha un prezzo monetario che va da 1 a 2.50 euro a fotogramma.

In parte è anche questo, però, a rendere l’esperienza di uno scatto con la polaroid unica; tutte queste variabili a cui non siamo abituati con i nostri smartphone e i loro megapixel infiniti.

Premere quel bottone su quella scatola in plastica significa dare il via ad un’avventura che si dipana fra le attese interminabili, solo alcuni minuti, in cui la foto viene sputata fuori ed inizia a far emergere tratteggiate le prime sagome e i primi colori. Il momento dello sviluppo, composto da questa apprensione, che ormai non ci appartiene, in cui vediamo nascere dal nero ciò che desideravamo imprimere in quel riquadro, è un intervallo seducente.

La Polaroid non è quindi il semplice riscoprire l’amore per la fotografia, è ricordare e rivivere l’importanza degli attimi che persistono nel tempo, senza filtri.”

Questa ultima frase, in modo particolare, mi è rimasta impressa e ha suscitato in me una forte emozione. E se davvero l’essere umano percepisce (soprattutto) in foto di questo genere un vero e proprio escamotage per fuggire dalla vita caotica, appariscente e affrettata dei nostri tempi? Chissà.





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