OPINIONI - Il prof. Mario Costa sferza il consigliere di Cassino Benedetto Leone: "Da ultimo, per quei corti circuiti che lasciavano al buio piazza Diamare, risolto con non poca fatica da bravi tecnici dell’Enel, aveva chiesto le dimissioni di Salera. Quasi il sindaco fosse il capo cantiere"

di Mario Costa*
I modi di concepire e quindi di fare l’opposizione sono i più diversi. Su “Il Messaggero” di giorni addietro, Alessandro Campi, a tal proposito, ha stilato un elenco dei tipi di opposizione. Ci ha ricordato che c’è quella dialogante, quella intransigente ma leale, quella responsabile, quella costruttiva ma ferma. E c’è poi l’opposizione a prescindere, quella a cui non va bene niente. Della serie: chi amministra ha sempre torto, anche quando potrebbe avere ragione. Con tanti saluti all’interesse generale, al bene comune, all’utile dei cittadini, allo spirito di mediazione che è il sale della politica. All’elenco ci sentiamo di aggiungerne un altro tipo di opposizione, a nostro avviso, la peggiore. Quella cioè dettata da incontrollabile desiderio di rivalsa personale, di risentimento, di antipatia verso l’altro.
Quando a prevalere è tal tipo di opposizione, pur se limitata nel numero dei suoi protagonisti, nella conseguente assenza di serenità di giudizio, ad avere la meglio è la perdita del necessario equilibrio nel giudizio critico e l’imbarbarimento del rapporto politico. Anche perché poi arriva pure il momento in cui bisogna rispondere per le rime. Cosa che non sempre si fa volentieri, ma che quando qualcuno esagera, bisogna pur fare.

Prendiamo a tal proposito il caso fresco fresco (ma è solo uno dei tanti) offerto dal consigliere Benedetto Leone. Uno che non difetta di intelligenza, eppure, nel suo ruolo di oppositore a prescindere finisce con il perdere spesso il senso della misura. Da ultimo, per quei corti circuiti che lasciavano al buio piazza Diamare, risolto con non poca fatica da bravi tecnici dell’Enel, aveva chiesto le dimissioni di Salera. Quasi il sindaco fosse il capo cantiere, quando nella esecuzione dei lavori, come risaputo, egli c’entra come cavolo a merenda.
Comunque è cosa che Leone fa di continuo, come monotoni rintocchi di campana stonata. Da cosa dipenda tale ritornello della richiesta di dimissioni del sindaco di Cassino, non è dato sapere. Difficile pensare siano l’effetto postumo del trauma (politico) delle sue mancate dimissioni in quella non brillante breve esperienza da assessore che, se rassegnate in tempo, gli avrebbero evitato, assieme ai colleghi della mai rimpianta amministrazione D’Alessandro, il mortificante defenestramento servitogli dai colleghi dello stesso schieramento di centrodestra. I quali, insieme all’opposizione, lo spedirono anzitempo a casa a fare un altro mestiere.

Tale amara (per lui) esperienza deve averlo segnato non poco, forse perché inflisse un duro colpo ad una radicata ambizione politica che, dalla lontana sua militanza nel centrosinistra, mediante soffice, non traumatica, transumanza torna a riproporsi nel versante politico opposto. Come anche lascia pensare il di lui richiamo all’ambizione di altri.
Nello stesso intervento di richiesta delle dimissioni di Enzo Salera per i corti circuiti elettrici e anche per un dosso rimosso, Benedetto Leone coglie pure l’occasione, a proposito delle prossime elezioni del presidente della Provincia, di criticarlo anche per il sostegno a Luigi Germani, sindaco di Arce, e non a Giuseppe Sacco, sindaco di Roccasecca, come sarebbe piaciuto a lui. “Quest’ultimo era la figura giusta”, ha detto. Per Benedetto Leone, ovviamente lo era. Infatti, come dargli torto? Sacco era, ed è, di centrodestra; Germani è del Partito Democratico.
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