Autonomia differenziata, le ragioni del No

Politica - Si terrà a Cassino il 26 febbraio, alle ore 17,00 presso la Sala Restagno il convegno promosso dall’ANPI

Autonomia differenziata, le ragioni del No
di autore LeggoCassino.it - Pubblicato: 18-02-2024 07:03 - Tempo di lettura 3 minuti

No all’autonomia differenziata: una legge che spacca l’Italia a metà e accresce ulteriormente le differenze tra Regioni del Nord e Regioni del Sud, ma anche tra aree e territori dello stesso Nord.

Si terrà il 26 febbraio, ore 17,00 presso Sala Restagno il convegno su “Autonomia differenziata e Premierato” promosso dall’ANPI. Partecipano tutte le forze democratiche e progressiste e rappresenta una occasione per dire “NO” alla riforma Calderoli e manifestare la propria preoccupazione per le conseguenze di un provvedimento destinato a incidere profondamente sull’assetto costituzionale. 

Con l’autonomia differenziata non solo si spacca l’Italia a metà, ma si rischia anche la cristallizzazione, se non l’ampliamento, delle disuguaglianze oggi esistenti tra cittadini che fruiscono di certi servizi, a un certo livello, e cittadini destinati a non beneficiarne o a beneficiarne in termini del tutto insufficienti. Sono in gioco diritti inerenti i settori sanità, istruzione, ricerca scientifica e beni culturali. Rischiamo di trovarci di fronte a un progressivo smantellamento dello Stato, a partire dalla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Occhi puntati anche sulle infrastrutture come strade, autostrade, aeroporti, trasporti locali, energia e protezione civile.

In gioco c’è l’unità della Repubblica. Si tratta di un patrimonio prezioso e va scongiurato il rischio che possa essere sgretolato. Il progetto che riscrive completamente l’Italia va fermato prima dell’irreparabile. La legge “Autonomia differenziata” non porterà il miglioramento delle condizioni di vita e di benessere che viene annunciato perché venendo meno le garanzie di uniformità nazionale, rischia di spostare risorse dal pubblico verso i privati. I primi a pagarne le conseguenze saranno la scuola e la sanità.

Si mette in discussione la missione principale della scuola ovvero la costruzione della cittadinanza, la condivisione di valori e il senso di appartenenza, che fondano la convivenza democratica. Questo ruolo del sistema di istruzione statale sarebbe inevitabilmente pregiudicato da una scelta regionalistica e territorialistica. La “via regionale decentrata e autonoma” porterà allo strangolamento finanziario del SSN in funzione della progressiva privatizzazione e finanziarizzazione anche della Sanità in Italia. Bisogna impedire questi disastri per tutti i cittadini.

L’iniziativa del 26 febbraio vuole essere un primo momento di denuncia di una legge disastrosa per il paese e presentare un fronte di forze democratiche compatto e ampio che convergono su una battaglia per la difesa dei diritti e della Costituzione.


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