Politica - Dall'allargamento dei marciapiedi per la sicurezza stradale alle aree sport nelle periferie alla rimozione delle barriere architettoniche. Dal 'Manzoni' al via il percorso lanciato da Paola Polidoro: "Accendiamo l'interruttore del confronto per una città che non lascia indietro nessuno, basta progetti calati dall'alto"
C’è un momento in cui una città decide di accendersi. È successo a Cassino, dove una grande partecipazione di cittadini, professionisti, amministratori, ex amministratori, commercianti e imprenditori ha dato vita al primo appuntamento di “Cassino ON – Green, Digitale, Insieme”, davanti al Cinema Teatro Manzoni.
Un momento di confronto vero, fatto di ascolto, idee e visioni, che segna l’inizio di un percorso condiviso per ripensare la città partendo dalle persone e dai suoi spazi. Hanno portato il loro saluto e parole di soddisfazione per l’iniziativa lanciata da Paola Polidoro, Alberto Borrea già assessore all’urbanistica della città, Armando Russo, già consigliere comunale, Guido D’Amico, presidente di Confimprese Italia, Florindo Buffardi, presidente dell’Unione Commercianti, Danilo Evangelista imprenditore del settore alberghiero. Tra i presenti anche il consigliere comunale Silvestro Petrarcone, il vice presidente della Fondazione Policlinico Tor Vergata, Gabriele Picano, il leader di Fenadip, Vincenzo De Nisi e il già sindaco di Cassino, Peppino Petrarcone ed Emilia Ferraro, da sempre attiva per la città e figlia uno dei sindaci più amati dalla comunità.
A moderare il dibattito l’avvocato Vincenzo Marrone che nel sua introduzione ha evidenziato come “CASSINO ON” sia un’iniziativa che può ridisegnare una città nuova, green, sostenibile, tecnologica, ma soprattutto accessibile a tutti e realizzata, soprattutto, con il contributo di tutti. “La Cassino del futuro - ha detto ancora Marrone - non deve essere fondata su una visione stereotipata e antiquata. La città deve guardare alla tutela del verde, all’inclusività e sfruttare l’innovazione digitale per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Questa visione deve comunque tenere conto delle criticità che affliggono Cassino in tutti i settori come la sicurezza, l’ambiente e la manutenzione. Noi non vediamo un progetto ideale, ma una Cassino ideale. Con questo evento abbiamo voluto ascoltare cittadini, professionisti, imprenditori, associazioni di categoria e sociali. E l’obiettivo mi sembra abbondantemente raggiunto”.
“Cassino non è una sola piazza, - ha esordito Paola Polidoro -non è un singolo intervento “blindato”: è una città fatta di persone che hanno diritto di esprimersi, confrontarsi e contribuire al cambiamento.
Oggi partiamo da un principio chiaro, CASSINO ON: accendiamo l’interruttore del dialogo sul futuro della città. Non si decide dall’alto, ma la visione nasce dall’ascolto. Per questo serve un cambio di metodo. Partiamo da interventi concreti, graduali, verificabili. Piccoli passi, capaci però di produrre risultati reali dal centro alle periferie”.
“È in questa direzione che si inserisce l’urbanistica tattica: un approccio già sperimentato in molte città, basato su interventi a basso costo, rapidi, reversibili e partecipati. Si sperimenta, si osserva, si corregge. E solo ciò che funziona diventa definitivo. Un metodo semplice, - ha spiegato ancora Polidoro - efficace e profondamente democratico.
Oggi, carta alla mano, iniziamo a individuare le aree e a coglierne le sfumature. È il primo passo di un percorso aperto a tutti. Ognuno può portare un’idea, avanzare una proposta: inizieremo a raccoglierle, a metterle nero su bianco. Questo è solo l’inizio. Un percorso che vogliamo costruire insieme, senza colori, senza fazioni. Mille volti, una sola comunità: quella di Cassino, che si rispetta e si ascolta”.
“Partiamo da un caso concreto. L’area tra via Pascoli, via Cimarosa, via Bellini e via Donizetti, dove gli incidenti sono all’ordine del giorno. Qui il problema è evidente - ha continuato - viabilità critica, scarsa visibilità, segnaletica assente o deteriorata, auto parcheggiate in prossimità degli incroci. Una possibile soluzione è l’allargamento dei marciapiedi agli incroci (curb extension o bulb-out): un intervento semplice che riduce la velocità dei veicoli, migliora la visibilità e impedisce la sosta irregolare. Gli spazi creati potrebbero essere completati con elementi come ringhiere o pannelli, utili anche ad ampliare i circuiti pubblicitari comunali, generando risorse da reinvestire per la città”
“Su piazza Labriola - ha detto ancora Paola Polidoro - ho sempre sostenuto che non sia necessario immaginare interventi onerosi e rigidi. L’idea di una isola verde digitale rappresenta un’alternativa concreta, green, sostenibile e realizzabile, con un costo stimato pari a circa un quarto rispetto ai progetti più ambiziosi oggi ipotizzati. Un sistema di arredi modulari, alberature e verde concepiti in abbondanza ma in modo di assicurare una manutenzione adeguata, spazi ombreggiati e servizi smart per trasformare la piazza in un luogo vivo, flessibile e adattabile agli eventi, senza interventi invasivi”.
“Le barriere architettoniche - ha specificato nel suo Intervento, Maria Palumbo, Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva - non sono solo muri, quanto piuttosto muri di silenzio che dicono al cittadino “tu qui non puoi stare”. Una città più sostenibile, quindi più “on”, è quella che non lascia nessuno nell’ombra. I progetti vanno redatti tenendo conto delle leggi, l’accessibilità non serve solo a pochi ma a tutti, allora perché non proporre un censimento digitale delle barriere architettoniche ancora presenti, sia quelle in cemento che quelle che si incontrano quotidianamente”.
“Molte disabilità sono invisibili - ha spiegato ancora Palumbo - ed è quindi più difficile comprenderle, è per questo che bisogna pensare ideare e immaginare progetti che siano di design universale. Soluzioni che possono essere oltre che corrette utili nella pratica. Ed ecco che la condivisione di un iter e di una visione fin dall’inizio può portare ad un traguardo che sia di tutti e non di una sola realtà o fazione o parte della società. Integrare fin da subito le esigenze e le soluzioni prima che si presentino i problemi è quello che fa la differenza”.
“Per avere una città a 360 gradi - ha detto nel suo intervento Maria Vittoria Andreotti - fruibile da tutti, accanto alle grandi opere devono necessariamente essere previsti degli interventi satellite che nella visione generale completano la nostra città. Per me, uno degli interventi satellite da realizzare è l’integrazione dello sport nella città. Che non significa realizzare la cittadella dello sport ma significa utilizzare aree della città, centro e periferie, per il movimento libero, per lo sport di squadra con campi da basket, calcio pallavolo”.
“Integrare lo sport nella città è un potente motore sociale che abbatte le barriere sociali, - ha proseguito - che favorisce la socialità e che soprattutto offre un’alternativa ai giovani che si riversano nelle vie e piazze della città senza avere un’offerta adeguata. A cassino mancano campetti e aree libere attrezzate.
Forse l’unica area attrezzata si trova sulla pista ciclabile (non manutenuta).Troppo poco, la città va pensata diversamente. Baden powell, villa comunale, ex campo boario, e perché no, la nuova piazza labriola, vanno immediatamente arricchite con campi e aree per lo sport. In questo modo andiamo anche a dare sostengo all’aspetto della sicurezza in città. Creiamo un’alternativa ai giovani. Futura, nel suo piccolo, piccolissimo, sto lavorando per realizzare degli eventi sportivi in città sfruttando le aree esistenti che non sono affatto sfruttate”. Interventi trasversali che non vogliono tenere conto di casacche e colori ma di professionalità e competenze, nell’ottica del rispetto e di una condivisione necessaria per arrivare a una meta che risponda a tutte le esigenze e che possa essere “in progress”, modificabile anche in base alle richieste che cambiano con la società, senza necessariamente dover ripartire sempre da zero.
Dopo gli interventi è seguito un fruttuoso dibattito tra i professioni e commercianti presenti. “Questo è il metodo: osservare i problemi reali, proporre soluzioni pratiche, testarle e migliorarle insieme. Non servono progetti faraonici - ha concluso così l’evento Paola Polidoro - per iniziare a cambiare Cassino. Basta con progetti che devono accontentare i cortigiani del re. Serve visione, partecipazione e la volontà di fare, passo dopo passo”
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