Incassavano "in nero" le visite: oltre 90mila euro sotto sequestro

Cronaca - Dalla appropriazione indebita all'elusione dei controlli: l'indagine del NAS di Latina svela pratiche anomale sul pagamento delle visite intramurarie. Due medici della Asl di Frosinone finiscono nei guai

Incassavano "in nero" le visite: oltre 90mila euro sotto sequestro
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 28-05-2025 16:37 - Tempo di lettura 2 minuti

La provincia di Frosinone si risveglia con un nuovo scandalo che scuote le fondamenta del sistema sanitario locale. Due medici a tempo indeterminato in servizio presso l'Azienda Sanitaria Locale di Frosinone sono stati oggetto di provvedimenti di sequestro preventivo per equivalente, per un valore complessivo di oltre 90mila euro.

L'indagine, condotta dai Carabinieri del NAS di Latina e coordinata dalla Procura della Repubblica di Frosinone, getta nuove ombre sulle pratiche relative all'attività libero-professionale nei presidi pubblici e sulle cosiddette "visite in nero".

Le misure cautelari, che si inseriscono nella più ampia strategia operativa di aderenza alle "Liste di Attesa" disposta dal Superiore Comando Tutela della Salute di Roma, riguardano l'appropriazione indebita di denaro pubblico, l'elusione dei controlli interni e la violazione del regime di esclusività previsto per i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i due sanitari avrebbero incassato in contanti il pagamento di visite mediche svolte in regime di attività libero-professionale intramuraria, senza far transitare i proventi attraverso i canali ufficiali dell'Azienda Sanitaria.

Questo "escamotage" avrebbe permesso loro non solo di trattenere indebitamente il denaro, ma anche di percepire in maniera fraudolenta le indennità aggiuntive legate al regime di "esclusività", ovvero il vincolo che impedisce ai medici pubblici di esercitare la libera professione al di fuori delle strutture sanitarie autorizzate.

Le somme sottoposte a sequestro ammontano rispettivamente a 51.293,06 euro e 40.585,83 euro, cifre che, secondo le indagini, rappresentano il profitto illecito accumulato attraverso queste condotte.





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