Economia - I numeri di un’analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne - Unioncamere collocano la Ciociaria tra le ultime 20 province italiane. La difficoltà economica del territorio è confermata dalla media del reddito disponibile pro capite del 2023, pari a 15.358 euro, che colloca la nostra zona al quintultimo posto a livello nazionale
La provincia di Frosinone si posiziona nelle retrovie per quanto riguarda i consumi pro capite delle famiglie, inserendosi tra le ultime 20 province italiane. Un dato allarmante che conferma un quadro di difficoltà economica già evidenziato nei mesi scorsi da un altro indicatore molto importante: il reddito disponibile pro capite di 15.358 euro, che nel 2023 ha collocato la Ciociaria al quintultimo posto a livello nazionale. A dirlo sono i numeri di un’analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere, la prima a fornire una stima dei consumi delle famiglie a livello provinciale per il 2023.
I dati rivelano un profondo e preoccupante divario tra Nord e Sud, una frattura che si manifesta chiaramente anche nel nostro territorio. La provincia di Frosinone si trova infatti al 102° posto nella classifica nazionale dei consumi pro capite, condividendo le ultime posizioni con quasi tutte le province meridionali. L’unica altra eccezione, insieme a Frosinone, appunto, è rappresentata dalla vicina Rieti, che si colloca poco più in alto, al 90° posto.
Questo posizionamento in coda alla classifica è ancora più significativo se si analizza il contesto più ampio. La vetta della graduatoria è infatti saldamente in mano al Nord, con Milano che conquista il primato italiano grazie a 30.993 euro di “spesa” pro capite. La rincorrono, a distanza, Bolzano (29.146 euro) e Monza e della Brianza (26.714 euro).
La media nazionale si attesta invece a 25.510 euro a testa. Sotto la media si colloca la provincia di Frosinone. La debolezza della Ciociaria per quel che riguarda i consumi è legata a doppio filo alla debolezza reddituale, il deficit di reddito si riflette inevitabilmente sulla capacità di spesa dei cittadini, limitando i consumi e, di conseguenza, la crescita economica del territorio.
L'analisi dei dati sui consumi pro capite a livello nazionale conferma il quadro di un'Italia a più velocità. Il Sud, nel complesso, appare nettamente più attardato, con una media del Mezzogiorno di 16.244 euro di spesa pro capite. La prima provincia meridionale a comparire in classifica è Cagliari, che si posiziona al 23° posto con 22.225 euro, quasi diecimila euro in meno di Milano. Foggia, fanalino di coda, raggiunge a malapena i 13.697 euro, un dato che rende ancora più evidente il baratro che separa il Nord e il Sud del Paese, e nel quale la provincia di Frosinone, insieme a quella di Rieti, si trova suo malgrado inserita. Le ultime 20 posizioni per consumi pro capite sono infatti quasi tutte occupate da realtà del Sud, con le uniche due eccezioni laziali a testimoniare che i divari territoriali si articolano in modo più complesso della semplice dicotomia Nord-Sud.
Un'altra evidenza che emerge dallo studio riguarda il peso dei consumi di generi alimentari sulla spesa complessiva. Al Sud, questi incidono in misura maggiore, con una media del 23,4%, quasi 5 punti in più rispetto alla media nazionale (18,6%). La Campania svetta al primo posto con il 26,4% di incidenza, seguita da Sicilia (23,8%) e Puglia (22,3%). Secondo il direttore Esposito, questa maggiore presenza di consumi alimentari – un settore che ha risentito maggiormente delle spinte inflazionistiche – da un lato ha gonfiato i consumi in termini nominali, ma dall'altro ha eroso in modo più significativo il potere d’acquisto reale complessivo delle famiglie meridionali, inclusa la Ciociaria.
A spiegare come si legge la ‘fotografia’ scattata Centro Studi Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere sui redditi pro capite è il presidente di ConfimpreseItalia Guido D’Amico, che dice: "Anzitutto si spende poco perché anche i redditi sono bassi e si spende quasi esclusivamente per cose fondamentali di cui le famiglie non possono fare a meno. Ma c’è un altro dato, che non va sottovalutato: la provincia di Frosinone ha una grande propensione al risparmio, in questo caso tra i primi posti in classifica per quel che riguarda i depositi bancari, ragion per cui i consumi restano invece in frenata”.
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