Cronaca - Dal 2002 a oggi sono stati persi centinaia di posti letto e migliaia di operatori. Per la segretaria provinciale del sindacato, Rosa Roccatani: “Servono più personale, investimenti reali e una rete sanitaria efficiente per i cittadini. Basta precariato, esternalizzazioni e sprechi che penalizzano la salute pubblica”
Oltre vent’anni di tagli, ospedali chiusi, personale ridotto e servizi sempre più carenti. È la fotografia impietosa che emerge dal dossier presentato dalla segretaria provinciale dell’UGL Salute, Rosa Roccatani, sulla situazione della sanità in provincia di Frosinone. Il documento ricostruisce in modo dettagliato la progressiva erosione del sistema sanitario locale, mettendo in luce le conseguenze di due decenni di politiche di contenimento della spesa e riorganizzazioni che hanno indebolito strutture, personale e offerta assistenziale.
Nel 2002, sotto la presidenza regionale di Francesco Storace, la Asl di Frosinone contava 1.445 posti letto pubblici per acuti e altri 378 in strutture private accreditate, per un totale di oltre 1.600 posti. La dotazione organica complessiva superava le 6.000 unità, tra personale sanitario, tecnico e amministrativo. Negli anni successivi, con l’alternarsi delle amministrazioni regionali, il quadro ha iniziato a peggiorare: tagli, blocco del turnover, riduzione dei posti letto e riconversione degli ospedali minori.
Nel 2010, con il piano di rientro dal deficit sanitario varato da Renata Polverini, la provincia perse otto ospedali – tra cui quelli di Anagni, Ceccano, Pontecorvo e Atina – e i posti letto pubblici per acuti scesero a poco più di mille. Il personale, passato a circa 4.200 unità, risultava già insufficiente a garantire i livelli di assistenza minimi.
La contrazione è proseguita anche con gli atti aziendali successivi. Nel 2017, durante la presidenza di Nicola Zingaretti, i posti letto pubblici per acuti si erano ridotti a 863, con il personale complessivo sceso a 3.789 dipendenti, quasi la metà rispetto ai primi anni Duemila. La riduzione più drastica ha riguardato il personale amministrativo, dimezzato, e le unità operative complesse, passate da 142 a 85.
L’ultimo aggiornamento, contenuto nell’Atto aziendale del 2025, approvato dalla Regione Lazio e pubblicato ad agosto, registra una consistenza di 4.181 dipendenti, di cui 3.190 appartenenti al ruolo sanitario e solo 278 al ruolo amministrativo. Ma i posti letto effettivamente utilizzabili, secondo la UGL, restano appena 649: meno della metà di quelli autorizzati sulla carta.
“Da vent’anni – sottolinea Roccatani – assistiamo a una continua riduzione dei servizi e delle risorse. Oggi la sanità ciociara è in affanno cronico: pochi operatori, carichi di lavoro insostenibili, reparti sottodimensionati e un’utenza costretta a rivolgersi fuori provincia per ottenere cure adeguate. Non è più accettabile”.
Il sindacato chiede un’inversione di rotta concreta. “Auspichiamo – si legge nel dossier – che la Direzione Strategica della Asl di Frosinone avvii una ricognizione del personale e provveda a ricondurre ciascuno al ruolo di appartenenza, valorizzando le professionalità interne. È necessario che la Regione Lazio aumenti realmente i posti letto in rapporto al numero di abitanti e reinternalizzi i servizi, come promesso, evitando di esternalizzare ulteriormente, con costi maggiori e minore efficienza. Il precariato non può essere la risposta strutturale a un sistema in difficoltà”.
Dopo vent’anni di razionalizzazioni e promesse, il dossier dell’UGL Salute è un grido d’allarme: la sanità della Ciociaria ha bisogno di risorse, personale e visione. Senza un intervento deciso, il rischio è che il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione, resti solo sulla carta.
L.P.