Franco Marrocco e il paesaggio dell’anima: con “Fukei” la natura si trasforma in visione, luce e pensiero

Cultura - L’artista originario di Rocca d’Evandro, oggi direttore dell’Accademia di Brera, porta a Cassino una mostra che fonde estetica orientale e filosofia occidentale. Nelle sue tele il paesaggio non è più rappresentazione del reale ma creazione spirituale, un viaggio interiore dove colore, materia e luce si intrecciano per restituire un nuovo dialogo tra uomo e natura

Franco Marrocco e il paesaggio dell’anima: con “Fukei” la natura si trasforma in visione, luce e pensiero
di autore Luca Pallini - Pubblicato: 24-10-2025 10:40 - Tempo di lettura 3 minuti

C’è un punto di incontro, fragile e luminoso, in cui l’arte incontra la natura e la trasforma in pensiero. È lì che si muove Franco Marrocco, pittore e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, con la sua più recente ricerca racchiusa nella mostra Fukei. Veduta con foglie nel vento. Il titolo, ispirato a un antico termine giapponese, indica molto più di un paesaggio: Fukei deriva infatti dai caratteri cinesi che significano “vento” e “luce”, unendo in sé l’idea di movimento e percezione, tempo e sensazione, natura e spirito.

Nell’immaginario di Marrocco il paesaggio non è qualcosa da riprodurre, ma da generare attraverso l’arte stessa. L’artista non descrive ciò che vede, ma crea un luogo mentale in cui il colore e la materia diventano vie di accesso al mondo interiore. Come scrive il critico Luca Palermo, autore del testo introduttivo alla mostra, non è il paesaggio a dare origine all’arte, ma l’arte a produrre il paesaggio davanti ai nostri occhi.

In questo senso, Fukei è un’esperienza che supera la semplice contemplazione. Le tele di Marrocco, attraversate da segni, velature e innesti materici in bronzo che si estendono oltre la superficie pittorica, ricreano un dialogo profondo tra uomo e natura. È un tentativo di ristabilire connessioni antiche, di recuperare una relazione diretta con il tempo e con lo spazio, di ritrovare un contatto autentico con l’essenza del mondo naturale.

Il colore diventa così un linguaggio che parla di armonia e opposizione, di luce e ombra, di quiete e movimento. Nei toni chiari e scuri, che si bilanciano come in un respiro continuo, si manifesta una tensione che richiama l’equilibrio eracliteo, quell’unità degli opposti che regola ogni cosa. In Marrocco la pittura è un atto di conoscenza: la natura non viene rappresentata, ma evocata, trasformata in poesia e idea, in visione e presenza.

La materia pittorica, densa e pulsante, è attraversata da elementi che sembrano voler uscire dalla tela per espandersi nello spazio reale. Le superfici diventano così soglie tra il visibile e l’invisibile, tra ciò che si offre agli occhi e ciò che resta nascosto. È in questa tensione che si rivela il senso profondo del lavoro dell’artista: restituire alla pittura la capacità di farci vedere oltre, di portare l’osservatore a interrogarsi sul mistero delle cose.

Franco Marrocco, nato a Rocca d’Evandro nel 1956, si avvicina alla pittura negli anni Settanta, studiando al Liceo Artistico di Cassino e poi all’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Dopo l’esordio nel 1978 con una mostra personale al Centro Servizi Culturali di Cassino, intraprende un percorso che lo porta a esporre in Italia e all’estero. Le sue opere vengono presentate alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia, oltre che in sedi prestigiose come il Palazzo Reale di Caserta, Villa Rufolo a Ravello, l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna e la Building Bridges Art Foundation di Los Angeles.

Negli anni la sua ricerca si è trasformata, evolvendo dalla figurazione verso una pittura meditativa, fondata sulla luce, sulla monocromia e su una spiritualità laica e profonda. Opere come quelle della mostra Cammino. Sui passi di San Benedetto del 2022 testimoniano un percorso artistico che è anche un cammino interiore, una continua riflessione sulla relazione tra uomo, tempo e natura.

Oggi, da direttore dell’Accademia di Brera, Marrocco rappresenta una delle voci più autorevoli della pittura contemporanea italiana. Con Fukei restituisce alla pittura la sua funzione originaria: quella di guardare il mondo non per descriverlo, ma per capirlo.

Il paesaggio, in questa mostra, non è un luogo da osservare ma da abitare. È il riflesso dell’anima, un orizzonte interiore che ci invita a rallentare, a respirare, a riconoscere la bellezza nascosta nelle cose. È, come direbbe D’Annunzio, “uno stato dell’anima” che attraverso il colore e la luce torna a parlare di noi e del nostro bisogno di infinito.Con Fukei, Franco Marrocco trasforma il paesaggio dell’anima in un intreccio di visione, luce e pensiero, dove la natura diventa espressione interiore e riflesso profondo dello sguardo umano.

Curata da Luca Palermo, la mostra è allestita presso l’Atrio del Rettorato dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale e sarà visitabile nei mesi di ottobre e novembre, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva tra arte, filosofia e contemplazione.

L.P.


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